La "minaccia" del drone russo e la tecnica della pandemia

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La "minaccia" del drone russo e la tecnica della pandemia

 
di Agata Iacono


Ricordate quando sembrava impossibile che, da un giorno all'altro, fossimo dichiarati tutti agli arresti domiciliari per la pandemia? "Ma no, non succederà mai",  dicevamo, 'non può accadere in un occidente culla della civiltà e della democrazia che si sospendano, sic et simpliciter, tutti i diritti costituzionali e umani in nome dell'emergenza.

Paura, criminalizzazione, bollettini di guerra, coprifuoco, discriminazione, conflitto orizzontale, costante terrore, ci vennero imposti dal piccolo schermo a reti unificate. E sempre  pensando "non ci credo, è un incubo, non è possibile' ci è stato imposto il lasciapassare, la tessera di regime per poter lavorare, prendere i mezzi pubblici, persino un caffè al banco..

Ve lo ricordate, vero? Ecco: non lo dimenticate, perché si ripeterà.

Quella è stata, temo, solo la prova del nove, per tastare la nostra "resilienza" neoliberista.

Cos'è la resilienza?

È un termine mutuato dalle scienze naturali per tastare la capacità dei metalli di assorbire i colpi.

Nella politica neoliberista indica il continuo adattamento dell'individuo a situazioni sempre mutevoli, liquide, instabili; dalla perdita del lavoro alle crisi sistemiche, sanitarie, belliche.

Essere resiliente neoliberista significa, quindi, ignorare o disconoscere le cause di una crisi, dell'austerità, della guerra, della disoccupazione, per provare a superare da soli , soggettivamente, il pericolo del fallimento personale di fronte allo smantellamento dello stato sociale.

L'utilizzo della modalità emergenziale non è un incidente di percorso del sistema neoliberista, arrivato ormai al suo stadio di decadenza vichiana.

No.

L'emergenza è lo strumento necessario per imporre l'accettazione dello stravolgimento di ogni etica, del tradimento del fastidioso orpello democratico, della distopia cognitiva.

L'uomo solo e impaurito è più manipolabile: in una realtà di individui frammentati e mediati, frutto di una società liquida individualista e competitiva, egli si adatterà facilmente, diventerà resiliente, non oserà avere dubbi.

Cioè, cercherà solo di salvare se stesso e chiederà al potere costituito di proteggerlo dal nemico di turno.

È facile suscitare panico e governare attraverso la paura un universo di individui  privo di identità sociale e senso civico.

In altri termini, è stato necessario che la società solidaristica si riducesse ad una addizione di soggetti pronti a perseguire ognuno i propri interessi, in nome del principio di amorale competitività.
 
I risultati di questo disastro sociale neoliberista possono essere occultati e rimandati temporaneamente facendo sempre più ricorso alla prassi dell'emergenza.
 
E ce ne siamo accorti sulla nostra pelle: dal covid alla guerra passando per il falso green, l'emergenza è il modo per coprire l'incapacità del sistema neoliberista di elaborare una qualsiasi  forma di governance.

È facile suscitare panico e governare attraverso la paura un universo di individui  privo di identità sociale e senso critico.

È necessario ricorrere all'emergenza per fare in modo che si accetti, cioè , l'eccezione alle leggi e alla democrazia, che si invochi anzi il potere costituito per uscire dall'emergenza.

Anche adesso ascolto troppe persone scettiche, "negazioniste della possibilità di una guerra".

Della possibilità, cioè, che gli stati europei riprendano a fare quello che hanno sempre fatto: stragi, violenze, genocidi, colonizzazioni, oltre a scannarsi tra loro..
 
"Ma si tratterà di alimentare una grande bolla finanziaria sul riarmo" dicono alcuni.

Oppure:

"Alla fine è una vittoria di Trump perchè l'Europa comprerà le armi statunitensi" E anche: "Francia e UK non hanno altro modo per affrontare il grave deficit e la Germania è creditrice "Ancora: "non ci sarà nessuna guerra perché quel Messia della Pax orbi che è Trump risolverà tutto prima, anche se non in 24ore ". E intanto ha resuscitato il fantasma di Zelensky, sbloccando gli aiuti militari e si accanisce a considerarlo interlocutore, a dispetto di quanto richiesto dalla Russia...

Nel frattempo, TG e media italiani riportano all'unisono, con dovuta enfasi allarmistica, l'avvistamento di un drone che "si suppone di fabbricazione russa" sugli impianti Ispra (Joint Research Centre dell'Ue) sul lago maggiore, non lontano anche da un centro di Leonardo.

Addirittura sono stati rilevati ben 5 passaggi nelle settimane scorse....

Si suppone, anche, che questo visibile "UFO" sia dotato di tecnologie avanzatissime, tali da registrare tutti i segreti militari con potentissimi raggi di penetrazione ecc ecc.
Intanto, il drone non è stato identificato.

Potrebbe essere di fabbricazione russa ma non avrebbe una tale autonomia di volo (ricordate cosa è successo poco tempo fa sul lago maggiore? Potrebbe essere partito da lì? E per quale segretissima missione?).

E si scatena così il panico. La Russia, che combatte con le pale e i microchip delle lavatrici e pure senza calzini, ha bisogno assolutamente di capire i segreti della nostra tecnologia militare. E lo fa, coerentemente, con un drone dai poteri fantascientifici facendosi notare allegramente.

La storia non regge... Ma non importa: lo scopo è seminare il panico, additare il nemico. Creare, cioè, i presupposti per imporre l'emergenza.
E non sarà la demenziale pubblicità di kit di sopravvivenza a convincerci, né i manuali per i Survivor europei, e neppure solo la normalizzazione della semantica bellica nelle TV e nelle scuole...

Temo che servirà un false flag. Terribile, talmente devastante da farci davvero credere di essere stati attaccati... E vorrei tanto sbagliarmi questa volta.

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