La "pace giusta": il nuovo mantra dell'UE bellicista

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La "pace giusta": il nuovo mantra dell'UE bellicista

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L'editoriale di Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico

La pace giusta, ecco il mantra della nuova Europa, quella che si vuole riarmare. Suona bene al grande pubblico perche’ implica la dicotomia tra bene e male, il primo, naturalmente, appartiene a noi, l’altro al nemico.

Ma esiste davvero la pace giusta? Come puo’ la pace essere giusta se è il prodotto della guerra e figlia dei vincitori? Non dimentichiamo che chi vince i conflitti non è necessariamente il giusto, ma semplicemente il piu’ forte.

Piu’ realista sarebbe parlare della pace intelligente, quella che si negozia e si accetta per massimizzare le conquiste e ridurre al massimo le perdite.

Nel corso di questi anni di guerra, l’Ucraina ha ricevuto diverse proposte di pace dalla Russia, alcune migliori di altre, ma le ha tutte rifiutate. Perché? Ufficialmente non erano giuste ma in verità non apparivano sufficientemente intelligenti. Il conflitto in Ucraina è palesemente una guerra per procura e come succede in tutti questi conflitti l’ultima a morire è la speranza - al tempo stesso la silenziosa minaccia - che gli sponsor entrino in campo. Ebbene entrambe sono ancora vive per l’Ucraina e per gli Europei. Ma tutto cio’ è rischioso.

La pace giusta è lo stratagemma scelto per prolungare il conflitto. Maestri di questa strategia furono americani e sovietici durante la guerra fredda; tuttavia, in alcune occasioni anche loro calcolarono male il rischio e finirono per essere trascinati nel conflitto, è successo agli americani in Vietnam ed ai Russi in Afghanistan. 

A questo punto domandiamoci se vale la pena per noi europei correre questo rischio? USA ed URSS avevano grossi interessi economici e strategici nelle nazioni dove sponsorizzavano guerre per procura, ma noi? Che interessi abbiamo a prolungare la guerra in Ucraina?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo rivisitare la genesi del conflitto. È quello che faremo nei prossimi giorni.

IL VIDEO-EDITORIALE:

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