La pericolosa virata della Turchia di Erdogan

Ankara sta compromettendo i rapporti con l'Iraq per i raid conto il Pkk e con Mosca per il conflitto siriano

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La Turchia di Erdogan continua nella sua politica estera assertiva. Il parlamento turco ha esteso di un altro anno l'autorizzazione all'esercito a compiere operazioni militari nel nord dell'Iraq contro il partito PKK curdo. Le relazioni tra la Turchia e l'Iran erano già state compromesse dalla decisione di Ankara di fornire asilo politico al vice-presidente sunnita, Tariq al-Hashemi, condannato nel suo paese di terrorismo. Il governo di Baghdad ha più volte ribadito di non tollerare più i raid di Ankara. Ali al-Moussawi, portavoce del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki, ha definito il voto nel parlamento turco “un'interferenza nella sovranità di uno stato vicino”. 
Per Ankara, tuttavia, l'intervento dell'esercito turco non è diretto né contro il governo di Baghdad, né contro la regione autonoma del Kurdistan nel nord dell'Iraq, ma solo per impedire che il PKK possa colpire obiettivi turchi. "Se il governo iracheno fosse in grado di prevenirli, non ci sarebbe bisogno del nostro intervento", ha dichiarato il ministro della giustizia turco Sadullah Ergin. Anche domenica scorsa, l'aviazione dell'esercito di Ankara ha colpito obiettivi PKK in due raid nel nord dell'Iraq.
Intanto, il conflitto di frontiera con la Siria assume connotati sempre più preoccupanti. Dopo aver intercettato l'aereo di linea siriano Mosca-Damasco per un carico di munizioni russe che violava l'embargo imposto al regime di Assad, le relazioni con la Russia rischiano di deteriorarsi in modo preoccupante. Mosca ha negato che sul volo ci fosse materiale militare e ha chiesto spiegazioni alla Turchia, accusandola di aver messo in pericolo la vita dei cittadini russi a bordo dell’Airbus. Putin avrebbe dovuto recarsi ad Ankara il 14 e 15 ottobre, ma la visita è stata rinviata al 3 dicembre.  

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