La prossima guida dell'Omc

Il messicano Blanco favorito per il dopo Lamy. Le ripercussioni per il commercio mondiale

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La prossima guida dell'Omc

di Alessandro Bianchi

Nella corsa alla guida dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc) i contendenti finali sono l'ex ministro dell'industria e del commercio messicano Herminio Blanco e l'ex ambasciatore brasiliano presso l'Omc Roberto Azevêdo. Imponendosi sui contendenti di Nuova Zelanda, Indonesia e Corea del sud, uno dei due sarà il prossimo successore di Pascal Lamy dal 31 agosto prossimo. L'elemento certo è che il prossimo direttore generale dell'Organizzazione mondiale commerciale proverrà dall'America Latina, a dimostrazione della crescita economica impetuosa della regione. 

Chi sarà il successore di Lamy? Una serie di esperti intervistati dal Financial Times giovedì, James Politi, Adam Thomson e Joe Leahy, hanno spiegato come il candidato messicano sia al momento favorito per una serie di ragioni non secondarie da sottolineare: in primo luogo, il Messico è oggi un paese simbolo del commercio internazionale, all'interno di 44 aree di libero scambio con altri paesi; in secondo luogo, il paese è la seconda economia dell'America Latina ed è in continua espansione; infine, Blanco vanta un'ottima opinione personale come strenuo difensore dell'apertura dei mercati e dei capitali internazionali nella sua attività all'interno dell'amministrazione dell'ex presidente messicano Felipe. Al contrario, a pesare sull'eleggibilità diAzevedo, nonostante sia un rappresentante molto apprezzato per la sua attività all'interno dell'Omc, pesano le politiche di nazionalizzazioni, di aiuti allo stato e dei dazi alti effettuati dal governo di Lula prima e di Dilma Rousseff oggi.
Nella fase conclusiva della contesa, gli esperti intervistati dal Financial Times, sottolineano come Blanco abbia già ottenuto il consenso ed il supporto di diverse aree e regioni, in particolare l'influentissimo Asia-Pacific Economic Cooperation forum, di cui il Messico è membro mentre il Brasile no. Al contrario Azevedo sarebbe in vantaggio per ottenere il supporto dell'Africa, dove il Messico conta solo 17 ambasciate e proprio per questo per completare il gap, Blanco ha impostato una campagna di visite serrate nel continente – tre già effettuata ed una quarta prevista per metà maggio poco prima che verrà presa una decisione finale  – volta ad ottenere quel consenso che potrebbe significare la vittoria finale.
 
La posizione americana. Gli Stati Uniti non hanno ancora espresso una propria opinione. La tradizione dalla formazione a Bretton Woods del Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale vuole che gli Usa abbiano la guida della Banca Mondiale, l'Europa quella del FMI, mentre l'Omc, dopo un primo periodo dominato da segreterie europee, aveva già aperto alle nuove potenze emergenti con l'elezione del tailandese Supachai Panitchpakdi nel 2002. Un portavoce del Dipartimento del commercio americano non ha risposta alla richiesta di un commento sulla contesa per la presidenza dell'Omc, ma gli esperti sottolineano come Washington preferisca una presidenza Blanco, per i forti legami commerciali all'interno del Nafta. Gli Stati Uniti, con una lettera inviata all'Omc, hanno posto subito i lpunto centrale della prossima agenda del neo direttore generale: le negoziazioni multilaterali all'interno dell'Omc stanno pericolosamente trasformandosi in uno stallo dopo il fallimentare round di Doha, che sta pericolosamente favorendo quella regionalizzazione del commercio internazionale, che l'organizzazione di Ginevra cerca di combattere.
 
La contesa vista dal Brasile. Dopo l'elezione del candidato brasiliano José Graziano da Silva come nuovo direttore generale dell'Organizzazione della Fao, quella di Azevedo all'Omc rappresenterebbe per il Brasile l'apogeo di un tentativo di ascesa nei posti chiavi nelle organizzazioni multilaterali economiche e segnerebbe la definitiva ascesa del paese come guida economica continentale. Azevêdo ha dichiarato, in un'intervista recente presso i media locali, come il sistema multilaterale commerciale stia vivendo una fase di stallo, a causa degli anni di paralisi dei round di negoziazioni ed ha sostenuto come il lavoro principale del prossimo direttore generale non sarà quella di forzare l'agenda di ogni singolo paese a ridurre dazi ed aprire i mercati, ma di ricreare un clima di fiducia generale: posizione flessibile molto apprezzata da molti paesi, in particolare gli altri membri dei Brics restii a nuovi round di negoziazioni troppo rigidi sulla falsa riga di Doha. La maggior paura oggi è che senza un Omc potente, il commercio internazionale precipiterebbe ad un periodo di unilateralismo, guerre commerciali e le negoziazioni di accordi bilaterali e regionali senza il rispetto alcuno delle regole dell'Omc. Questo, in una recente intervista al Financial Times, è ciò che per Azevedo deve essere evitato.
 
La contesa vista dal Messico. All'inizio di quest'anno, Blanco ha ammesso come l'ambiente ed il clima che si respirava all'interno dell'organizzazione di Ginevra tra i vari paesi membri non era tale da poter portare alla formalizzazione di nuovi accordi commerciali Per questo, secondo il candidato messicano e favorito a succedere Lamy ad agosto del 2013, sarà vitale per il prossimo direttorio generale di mandare un messaggio chiaro volto a ricreare un clima di fiducia per riprendere ciò che si è interrotto a Doha e dimostrare come l'Organizzazione mondiale del commercio sia ancora rilevante nell'attualità internazionale.
 
La crisi dell'Omc e la tendenza alla regionalizzazione. Il vertice di due giorni in Brunei dell'Asean, iniziato mercoledì 24 aprile con l'obiettivo di ricucire le relazioni tra Malesia, Vietnam, Filippine e Taiwan, con la Cina sulle controversie di sovranità per le isole nel mar cinese meridionale, si è concluso con un annuncio potenzialmente devastante per il futuro dell'Organizzazione mondiale del commercio. I leader hanno infatti emesso una nota comune che indica come l'Asean inizierà il prossimo mese negoziazioni dirette con Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova Zelanda per la creazione di un'immensa area di libera scambio. Il progetto, la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), ha l'ambizione di legare insieme un terzo del Pil mondiale e va verso ciò che l'Omc cerca di combattere, vale a dire la regionalizzazione degli scambi. Questo aspetto starà inevitabilmente al prima posto dell'agenda del successore di Pascal Lamy.

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