La Rivoluzione turca
L'intervista a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia
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Proponiamo in esclusiva un'intervista di mercoledì 5 giugno di Marcello Canepa a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, sulla situazione in Turchia. Da quando un gruppo di “ambientalisti” si è riunito a Geci Park per opporsi alla costruzione di un centro commerciale oltre una settimana fa, la protesta nel paese ha assunto un consenso sempre maggiore tra la popolazione ed iniziato a minare molte delle certezze del governo Erdogan. I riferimenti riportati sono aggiornati alla data indicata.
di Marcello Canepa
Giornalista e fotografo Freelance
- Dottor Noury, ci potrebbe offrire una sua prima chiave di lettura sugli ultimi avvenimenti in Turchia?
Le proteste sono iniziate il 27 maggio a Gezi Park, in piazza Taksim, nel centro di Istanbul. Alcune centinaia di manifestanti avevano occupato il parco per manifestare contro la sua distruzione per far posto a un nuovo centro commerciale. Nelle prime ore del 29 maggio la polizia ha iniziato a disperderli facendo ricorso ad un uso eccessivo della forza e a gas lacrimogeni. Durante la notte di giovedì 30 maggio, quasi 3000 manifestanti si sono uniti alla protesta. Nelle prime ore del mattino, sono stati allontanati dal parco dalla polizia con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Decine di persone sono rimaste ferite durante l'intervento della polizia.
A partire da venerdì 31 maggio, le proteste si sono diffuse in tutto il paese e, da domenica 2 giugno, ci sono state centinaia di proteste in 67 province. Iniziano ad arrivare conferme sui primi morti. In base a quanto riportato dall'Associazione medica turca, almeno 1500 persone sono rimaste ferite a Istanbul, 414 ad Ankara e altre 420 a Smirne. L'Associazione medica turca ha dichiarato che la maggior parte delle lesioni sono state causate dall'uso di cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.
- Data la situazione politica interna della Turchia e visti gli avvenimenti degli ultimi mesi, era ipotizzabile un risvolto come questo?
Che ci fosse malcontento nel paese, a causa di una serie di decisioni o di annunci di decisioni da parte del governo che paiono colpire determinati comportamenti sociali, era un fatto noto, così come è noto l'atteggiamento delle forze di polizia quando si svolgono manifestazioni. Ma uno sviluppo di queste dimensioni non era prevedibile.
-Secondo lei siamo di fronte ad una rivoluzione a lungo o a breve termine? Quale futuro si prospetta per la popolazione, soprattutto nel momento in cui la ribellione dovesse proseguire sul lungo termine?
Unisco le due domande per dare un'unica risposta. Dopo un decennio al potere da parte del partito di Erdogan, nel corso del quale le proteste avevano avuto protagonisti od obiettivi specifici, soprattutto per quanto riguarda la non ancora risolta questione curda, ora siamo di fronte a un'ondata di protesta a livello nazionale su questioni che, a giudicare dalla partecipazione popolare, sono di interesse generale. Quanto durerà dipenderà dalla capacità del governo di accogliere le richieste dei manifestanti, di dialogare, di fare autocritica per le violazioni dei diritti umani commesse in piazza. Non conviene al governo portare avanti una repressione così brutale. Sarà certamente meno facile governare ignorando il punto di vista delle persone che hanno preso parte e stanno prendendo parte alle proteste.
- Secondo lei siamo di fronte ad una nuova Siria?
No, è un paragone che non rende giustizia all'unicità della situazione siriana.
- Da un punto di vista dei diritti umani, ad oggi, avete registrato dei reati, se così possiamo chiamarli?
Abbiamo condannato l'ampio, irresponsabile e illegale uso di gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti pacifici. Alcuni video hanno filmato la polizia mentre spara deliberatamente lacrimogeni contro i manifestanti. I gas lacrimogeni, sparati irresponsabilmente ad altezza di persona e in spazi ristretti se non chiusi, persino all'ingresso del pronto soccorso di piazza Taksim, sono stati responsabili del maggior numero di ferimenti. Abbiamo anche ricevuto informazioni secondo le quali molte persone, arrestate all’inizio della rivolta, sono state trattenute anche per 12 ore a bordo dei veicoli della polizia, senza acqua e cibo e senza poter usufruire di servizi igienici. Numerosi manifestanti sono stati sottoposti a maltrattamenti al momento dell’arresto e dopo essere stati trasferiti nei commissariati di polizia.
- Voi come Amnesty International cosa chiedete al governo turco?
Con un appello che può essere sottoscritto sul nostro sito, www.amnesty.it, chiediamo di porre fine immediatamente all'uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, garantire il diritto alla libertà di espressione e di riunione e avviare un'indagine rapida, indipendente e imparziale sull'uso eccessivo della forza al fine di consegnare alla giustizia i funzionari di polizia responsabili dei maltrattamenti dei manifestanti.

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