La stella carioca cadente

La stagnazione economica del Brasile. E' ancora un modello di sviluppo?

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La stella carioca cadente

I dati pubblicati il 30 novembre scorso dal governo brasiliano hanno aperto il dibattito sul futuro di una delle principali potenze emergenti. Con un tasso di crescita del Pil attestatosi ad un misero + 0,6%  nel terzo trimestre del 2012 - rispetto alle previsione del ministro delle finanze Mantegna che aveva previsto un +2% - gli analisti iniziano ad ipotizzare un progressivo deterioramento del Brasile, dovuto ad un welfare non più sostenibile, la caduta dei prezzi delle commodities ed in generale quello che viene indicato come “costo Brasile”. Appena due anni fa, quando Dilma Rousseff è stata eletta alla presidenza del Brasile, l'economia del paese era in piena ascesa, oggi in molti rimpiangono l'era Lula.

L'eredità di Lula. Sotto la presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva, il paese era divenuto un esempio di responsabilità finanziaria davanti ai mercati: avendo controllato l'iperinflazione e ridotto il suo debito, il Brasile aveva potuto affrontare la crisi del 2008 meglio di tutti, continuando a crescere ad un tasso del 4% per i successivi 5 anni. Negli ultimi 10 anni, 30 milioni di brasiliani hanno fatto accesso nella classe media, dando al paese il potere di espandere e ridurre le diseguaglianze tipiche delle esperienze sud americane. Il livello di investimenti esteri ha raggiunto cifre record, dai 5 miliardi del 2007 agli oltre 70 miliardi nel gennaio 2012.
 
La crisi attuale. Per molti mesi il ministro delle finanze Guido Mantega ha annunciato che l'economia era sul punto di una vigorosa crescita che stentava ad affermarsi: i dati sul terzo trimestre del 2012 pubblicati il 30 novembre parlano di un quadro inquietante: il governo aveva annunciato come una moneta più debole, bassi tassi d'interesse ed una diminuzione delle tasse su auto e consumi di lusso avrebbero spinto la crescita all'1,2%, ma le statistiche hanno registrato un preoccupante 0,6%. 
I motori della crescita che hanno spinto il Brasile nell'ultima decade alla rapida ascesa, nota l'Economist di questa settimana, si sono tutti fermati. In particolare, i prezzi delle delle commodities, sulle cui esportazioni il Brasile ha basato gran parte delle sue fortune, si sono arenate per la minore richiesta da parte dei paesi occidentali colpiti dalla crisi del debito e della stessa Cina; i consumatori sono costretti ad usare gran parte dei loro risparmi per pagare i debiti contratti in mutui, macchine e televisioni, acquistate a rate negli anni del boom precedente. Invece di basarsi sui consumi, quindi, la crescita deve essere ora rilanciata attraverso maggiori investimenti ed una maggiore produttività, ma questo significa lavorare ad eliminare quello che gli esperti hanno definito “il costo del Brasile”, vale a dire una serie di variabili - tasse elevate, difficoltà d'acceso al credito, infrastrutture carenti e moneta sopravvalutata – che impediscono lo sviluppo di investimenti nel paese. Ad intimorire gli investitori internazionali anche la politica dirigista del governo Rousseff, che non nasconde come gli interessi del paese prevalgono su quelli privati e gli investitori temono possibili nazionalizzazioni non solo di banche, ma anche nel settore energetico e degli altri fornitori di infrastrutture. 
 
Le strategie del governo. Il presidente Rousseff ha recentemente riconosciuto la necessità di migliorare la competitività del Brasile ed il suo staff economico ha dichiarato di essere pronto a spingere per una ripresa dal lato dell'offerta e degli investimenti. Alcune decisioni sono state già intraprese: negli ultimi 15 mesi, la Banca Centrale ha abbassato di 5.25 punti il tasso d'interesse, portandolo a 7,25%, solo due punti sopra l'inflazione. Nonostante ciò, gli investimenti sono diminuiti in tutti gli ultimi cinque semestri e si sono attestati a18,7% del Pil rispetto al 30%  del Perù, 27% in Cile e Colombia – i nuovi motori dell'economia del Sud America. 
La Banca centrale potrebbe essere tentata di reagire agli ultimi dati con un ulteriore taglio dei tassi d'interessi. Ma gli economisti concordano nel ritenerlo un grave errore e consigliano al Brasile di agire dal lato dell'offerta, riducendo i costi del lavoro. Alla crisi economica non corrisponde nel momento una perdita di popolarità per Rousseff: oltre i tre quarti dei cittadini brasiliani giudicano “buona” o “eccellente” l'azione del suo governo. Il fatto che i consumi da parte dei proprietari immobiliari continuano a crescere, il pieno impiego garantito e la crescita dei salari rendono il successore di Lula alla guida del partito dei Lavoratori favorita per un secondo mandato nelle elezioni del 2014. 
Tuttavia, mentre Lula ha vinto un secondo mandato perché le sue politiche hanno permesso a milioni di brasiliani di uscire dalla povertà, Cardoso prima di lui perché era riuscito a sconfiggere l'inflazione, i dati economici potrebbero mettere in crescente imbarazzo la Rousseff ed impegnarla in una difficile campagna elettorale. Nel convegno del 3 dicembre il principale partito d'opposizione, il Partito della Democrazia sociale brasiliana, ha incoronato Aecio Neves, senatore ed ex governatore di Minas Gerai, il terzo stato più ricco del paese, come candidato alla presidenza. Neves ha già iniziato ad utilizzare l'economia come facile bersaglio per colpire la Rousseff.

Ancora un modello di sviluppo? Per anni il modello di democrazia sociale del Brasile di Lula è stato considerato un possibile modello da imitare anche dalle realtà europee in progressiva crisi . Nel 2003 Lula ha aumentato i benefici del Welfare State con il programma Bolsa Família, permettendo a milioni di famiglie degenti di avere accesso a sanità ed educazione. Surma, in un recente saggio su Foreign Affairs, sottolinea come i fondi per questo programma sono stati trovati grazie ai fondi sovrani costiuiti intonro alle commodities. Ora che il settore ristagna, il Brasile non può più permetterselo e dovrebbe puntare su una sua parziale riduzione per facilitare l'eliminazione di quei costi dal lato della spesa che impediscono lo sviluppo degli investimenti. Al contrario Shannon O'Neil, esperta dell'America Latina per il Council of Foreign Relations, sottolinea come Bolsa Familia sia ancora fondamentale anche per i risvolti economici che garantisce, dato che permette alle famiglie più povere di poter consumare ed influisce in modo positivo sul lato della domanda. 
Il programma di welfare state intrapreso da Lula, inoltre, si è basato su un concetto di sviluppo sostenibile che ha permesso la creazione di 12,3 milioni di posti di lavoro, la creazione di una classe media,  prestiti agevoli garantiti dalle banche sovvenzionate dal governo. Il tutto senza spinte inflazionistiche gravi e senza la chiusura da parte dei mercati internazionali. Una flessione sul lato della crescita non dovrebbe far cambiare questo sentiero intrapreso, anche e soprattutto perché l'alternativa -  il liberismo fondamentalista consigliato dall'Economist - manifesta in modo drammatico tutti i suoi limiti in Europa e negli Stati Uniti.
 
Alessandro Bianchi
Direttore responsabile
ale.bianchi1982@gmail.com

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