La terza via dell'Ecuador di Correa

Spesa pubblica e rinegoziazione del debito estero: un modello per l'Ue?

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La terza via dell'Ecuador di Correa

di Giuseppe Emanuele Chiapperini

Il 18 febbraio 2013 è stato rieletto in Ecuador, per la terza volta consecutiva, il presidente uscente Rafael Correa, al potere dal 2007.
Nonostante le numerose critiche avanzate dagli oppositori, in merito sopratutto all'elevata corruzione ed ai problemi che legano il presidente con la libertà di stampa, il popolo ecuadoriano non ha esitato a rieleggerlo, con il 60% delle preferenze. Da quando si è insediato Correa al potere, il paese sta vivendo un periodo di forte crescita economica e sociale. Il sistema messo a punto dal presidente socialista, nonostante tutte le contraddizioni, porta a chiedersi se il modello economico europeo sia sostenibile per poter uscire dalla crisi economica attuale.
 
L'Ecuador ha finito proprio dove l'Europa ha cominciato. Nel 2007 salì al potere il Presidente Correa, il quale ereditò una situazione politico – economica disastrosa. Nella politica e nelle istituzioni era presente una corruzione dilagante, mentre l'economia ecuadoregna era molto povera per poter sostenere il fardello del debito estero, che già nel 1983 aveva raggiunto la quota di 1357 milioni di dollari.
Il Presidente prese una decisione storica sia a livello nazionale, sia a livello internazionale: dichiarando di non onorare il debito estero, poiché venne contratto in maniera illegittima, Correa avanzò un ultimatum verso i creditori internazionali: il paese sudamericano era intenzionato a pagare solo il 30% dei suoi crediti. I creditori accettarono, poiché il governo di Quito aveva in mano la documentazione di come il debito aveva un'origine fraudolenta: solo il 20% del debito era destinato a progetti di sviluppo, mentre il rimanente 80% era destinato a rifinanziare il debito.
Dopo questa decisione, l' Ecuador – ma anche e sopratutto l' America Latina – rispetto all'Europa sta vivendo un periodo di forte crescita economica: dal 2000 il PIL continua a crescere in maniera esponenziale, tanto che rispetto a 10 anni fa, è addirittura triplicato. Per il 2013 è previsto un tasso di crescita pari al 3,9%. Un altro mondo rispetto all'Europa.
 
Una visione innovativa della società. Ciò che Correa sta creando all'interno del Paese è frutto di una visione innovativa della società. Visione che si sviluppa su due principi; il Socialismo del XXI secolo e la revoluciòn ciudadana: i quali hanno l'obiettivo di imprimere forti cambiamenti all'interno del sistema socio-economico ecuadoriano migliorando le condizioni di vita dei cittadini ed introducendo un sistema basato sui pilastri di equità e giustizia.
Negli ultimi 5 anni Correa, grazie a un aumento quasi smisurato della spesa pubblica (che comunque attualmente è al 23,8% del PIL)  ha apportato un miglioramento della qualità di vita della popolazione sia urbana che rurale: tutto ciò è confermato dalla diminuzione di quasi 10 punti percentuali della povertà. Lo scorso anno per poter contrastare ulteriormente la povertà, il governo ecuadoriano ha imposto una tassa alle banche dello 0,25% mensile sui capitali all'estero, e dello 0,35% sui capitali custoditi nei paradisi fiscali. L'aumento della spesa pubblica è stata possibile grazie agli enormi introiti che lo Stato ottiene dalla vendita del petrolio.
 
Alcuni problemi restano. In questa situazione di florida crescita economica, però il sistema del paese latinoamericano mostra alcuni problemi a livello economico.
Innanzitutto l'incremento della spesa pubblica dipende troppo dagli introiti derivanti dalle materie prime. E' solo grazie all'elevato prezzo del petrolio se le casse statali sono economicamente floride. Gli investimenti sono troppo legati all'iniziativa statale, poiché c'è molta diffidenza tra gli investitori stranieri dopo che l'Ecuador non ha onorato il debito estero. Eppure il Paese latinoamericano ne ha bisogno, perché data la crescita della sua economia, necessita di infrastrutture adeguate. Finora è stato il il governo Cinese che ha deciso di aiutare Correa,  erogando prestiti al paese.
Grazie alla dollarizzazione è invece possibile far rimanere stabile l'inflazione, che, secondo le previsioni. nel periodo tra il 2013 e il 2017 sarà mediamente dell'4,1%.
 
Le due sfide di Correa. 1)Diritti umani. Sebbene da quando si è insediato Correa sui diritti umani, sono stati fatto enormi passi relativamente alle minoranze, all'ambiente, alla salute, agli anziani e ai minori, resta ancora  irrisolto il suo conflitto con la stampa, che accusa di essere proprietà di gruppi di business relazionati con le banche che causarono nel 1999 la crisi finanziaria. Human Rights Watch fece sentire la sua voce tramite il suo direttore Josè Vivanco, quando nel 2010 Correa vinse una causa contro il giornale “El Universo” accusato di presunte calunnie, dichiarando che le azioni del Presidente volte a far cominciare processi penali contro i suoi critici costituiscono un'offesa diretta contro la libertà di espressione.
2) La Corruzione. Nonostante gli sforzi di Correa nella lotta alla corruzione, essa è ancora molto presente all'interno dello Stato. Ci sono stati dei miglioramenti significativi da quando Correa è al potere basti pensare che Transapency International ha notato un miglioramento dalla 150^ posizione del 2007 alla 118^ nella classifica dell'Indice di percezione della corruzione.
 
Il caso dell'Ecuador è di estrema attualità per comprendere il collasso in atto nell'eurozona. Ciò che viene spontaneo da chiedersi è, se una economia basata sulla restituzione del debito, sul pareggio di bilancio e sul rigore fiscale possa essere sostenibile per poter uscire dalla crisi attuale. Ed in particolare quanto possono essere sostenibili per i cittadini queste misure?
Chiaro che lo scenario economico dell'Ecuador è diverso da quello europeo, un intervento troppo invasivo nell'economia a lungo termine necessita di privatizzazioni e dismissioni. Eppure fino ad ora il sistema economico messo a punto da Correa regge, quello europeo no. 

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