La troika detta il suo diktat ad Atene

Nelle trattative con il governo Samaras, i creditori internazionali "chiedono" l'eliminazione dei cartelli, liberalizzazione carburanti e addirittura di rivedere il salario minimo

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Mercoledì è stata l'ennesima giornata di dure trattative fra il governo ellenico e la troika (Fmi, Ue e Bce). I rappresentanti dei creditori internazionali della Grecia si sono incontrati oggi con il premier Antonis Samaras, per trovare un accordo sui due miliardi di euro che ancora separano le parti per 'chiudere' il pacchetto dei tagli al bilancio per il biennio 2013-2014. Al centro delle discussioni ci sarebbero anche l'eliminazione dei cartelli nel mercato, la normalizzazione del mercato dei carburanti e la lotta al contrabbando, anche se il ministro delle finanze elleniico, Yannis Stournaras, ha tenuto a precisare che: ''Le trattative continuano soltanto con i rappresentanti della Troika (Fmi, Ue e Bce) e non a livello politico''.
Le indiscrezioni trapelate nei media riferiscono della sfiducia dei creditori nei confronti di alcuni provvedimenti varati dal governo ellenico e volti a sbloccare la tranche da 13,5 miliardi di euro prevista dal secondo piano di salvataggio europeo, congelata in seguito ai ritardi di Atene nell’implementazione delle riforme. I dubbi della Troika riguardano l’effettiva possibilità da parte del governo greco di realizzare tagli per 1,5 miliardi tra sanità, difesa e riforma delle autonomie locali.
I rappresentanti della Troika hanno chiarito a Samaras che lo sblocco degli aiuti può avvenire solo dopo che queste perplessità saranno state fugate. Secondo alcune fonti, la Troika avrebbe anche affrontato con il ministro del Lavoro Yiannis Vroutsis punti sensibili come il salario minimo e le compensazioni da parte dei servizi di previdenza sociale per i lavoratori che verranno licenziati. I delegati della Troika avrebbero spinto per una riduzione del 30 per cento di queste sovvenzioni ma il ministro avrebbe risposto che “non è il momento appropriato per tirare fuori certe proposte”. Sta di fatto che per la Grecia si allontana la possibilità di approvare in Parlamento le misure concordate con la Troika prima del Consiglio europeo del 18 ottobre a Bruxelles. Con il rischio che, qualora la corresponsione di questa tranche di aiuti verrà ulteriormente rinviata, il Paese si trovi nella drammatica condizione di non poter far fronte alle spese essenziali, tra le quali gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni.

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