L'America Latina si spacca

Si consolida l'alternativa al Mercosur: l'Alleanza del Pacifico

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L'America Latina si spacca

di Alessandro Bianchi

In occasione del settimo summit dell'Alleanza del Pacifico nella città colombiana di Cali, Cile, Colombia, Messico e Perù hanno firmato, giovedì 23 maggio, un accordo che di fatto rimuoverà il 90% delle loro barriere commerciali e che apre la via alla creazione di un mercato comune. I paesi si sono impegnati ad eliminare le restanti barriere nell'arco di 10 anni ed alle quattro nazioni dell'Alleanza Pacifica si potrebbe presto aggiungere Costa Rica e Guatemala.
 L'ambiziosa agenda dell'Alleanza ha inoltre suscitato l'interesse internazionale, con il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ed il primo ministro canadese Stephen Harper che hanno partecipato ai lavori di Cali, aumentando le speculazioni sul fatto che presto l'Alleanza potrebbe espandersi all'America Latina. Inoltre, tra i paesi osservatori all'interno dell'Organizzazione ci sono: Ecuador, El Salvador, Francia, Honduras, Paraguay, Portogallo e Repubblica Domenicana.
 
Un ritorno agli anni '90. Il mercato inter-regionale dell'America Latina costituisce solo il 27% dell'interscambio totale in America centrale e meridionale, comparato con il 63% dell'Unione Europea ed il 52% dell'Asia. L'Alleanza del Pacifico aspira a cambiare questo ed “è basato su affinità, piuttosto che prossimità”, ha spiegato recentemente l'ex ministro degli esteri peruviano, José Antonio García Belaunde, tra i primi a lanciare il progetto nel 2011. Con un Pil combinato di circa due trilioni di dollari –  il 35% del totale dell'America Latina e non meno di quello del Brasile, il gigante regionale – i 4 membri fondanti dell'Alleanza Pacifica sono economie di libero mercato, in rapida crescita e che hanno abbracciato la globalizzazione con una rete di accordi regionali e mondiali. La loro integrazione procede a ritmi sostenuti con Cile, Colombia e Perù che hanno creato una borsa regionale unica ed i governi che stanno lavorando per armonizzare le procedure burocratiche della frontiera e di regole standard nella produzione. 
 
La visione contrapposta dei paesi socialisti. Al contrario, nei partiti socialisti che continuano a governare molti dei paesi sud americani emerge sempre più marcata una tendenza protezionista, che collide con i principi fondanti dell'organizzazione commerciale più importante della regione, di cui sono netta maggioranza, il Mercosur. La sospensione del Paraguay (per l'impeachement del suo presidente socialista) e del Venezuela allora governato da Hugo Chávez dimostrano la crisi in atto nell'organizzazione.
Grazie alla mediazione brasiliana, molto dell'anti-americanismo chavinista del blocco ALBA è stato assorbito nel Mercosur: il 9 maggio scorso il presidente del Brasile, Dilma Rousseff ha accolto successore di Chavez, Nicolás Maduro, eletto come nuovo presidente del Venezuela dopo un voto ancora contestato dall'opposizione guidata da Henrique Capriles, e riaffermato la solidità di questa “partnership strategica”. Il Brasile, inoltre, sta cercando di stringere ulteriormente i suoi legami con Cuba: in un recente viaggio del ministro degli esteri brasiliano, l'Avana ha promesso - in cambio di importanti aiuti alla costruzione di infrastrutture e progetti di sviluppo - di inviare oltre 6 mila medici nel paese.
Nel mondo globalizzato di oggi, il fatto che il Mercosur abbia firmato accordi commerciali regionali solo con Israele, Egitto e l'Autorità palestinese dimostra come la strategia dei paesi socialisti che dominano oggi l'organizzazione sia più rivolta alla domanda interna che a quella estera. Il Brasile aveva concentrato il grosso dei suoi sforzi nel round di trattative globali di Doha e Roberto Azevêdo, un diplomatico brasiliano, è stato scelto questo mese come nuovo presidente dell'Organizzazione mondiale del commercio con la promessa di rilanciare quello che molti specialisti considerano ormai uno stallo senza uscita. 
 
Uno scontro inevitabile tra i due blocchi? Questo è il quadro di riferimento, dunque, in cui si è costituita l'Alleanza del Pacifico. L'elemento più innovativo potrebbe essere quello di legare l'offerta di quattro paesi dinamici per ampliare i legami commerciali con il mondo asiatico. Come, sottolinea l'Economist, il Messico ha iniziato a fare con i vicini del sud quello che, tramite il Nafta, ha già consolidato con gli Stati Uniti. I problemi restano molti da affrontare, in particolare le scarse infrastrutture dal lato dei trasporti che rende problematico la delocalizzazione e la specializzazione produttiva in filiali, ma nel breve periodo - l'Alleanza si è costituita solo due anni fa – l'esperimento si è già dimostrato un importante volano di marketing. 
Si può facilmente prevedere come a breve il nuovo mercato unico regionale si scontrerà con il Mercosur, data la diversa visione idologica che guida i paesi che fanno parte delle due organizzazioni. Del resto la competizione è già iniziata: con il calo dei prezzi delle commodities, di cui hanno beneficiato diversi paesi dell'America del sud, la crescita economica futura del continente avverrà su alcuni parametri di produttività, sui quali i paesi dell'Alleanza Pacifica sembrano più pronti del Mercosur. 

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