L'anatomia delle "rivoluzioni colorate" nel primo libro in italiano di Laura Ruggeri

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L'anatomia delle "rivoluzioni colorate" nel primo libro in italiano di Laura Ruggeri

 

L'AntiDiplomatico Edizioni è orgoglioso di annunciare la pubblicazione del primo libro di Laura Ruggeri in lingua italiana: "Hong Kong a fuoco".

Il libro trae spunto dal tentativo di rivoluzione colorata messo in atto a Hong Kong attraverso il cosiddetto “Movimento degli ombrelli” per descrivere uno strumento creato dall’Occidente per provare a destabilizzare molti Paesi, dalla Cina all’Ucraina, passando per il Venezuela e, ultimo, l’Iran.

Il libro esce in tutte le librerie oggi 8 aprile 2026 ed è uno strumento fondamentale per comprendere nel dettaglio come opera il Sistema ed i suoi media al servizio contro i governi giudicati nemici.

Vi presentiamo alcuni passaggi scelti dalla redazione de l'AD tratti da Hong Kong a fuoco. Ci riconoscete avvenimenti recenti che vi hanno descritto come “spontanee mobilitazioni di piazza per la libertà”? Speriamo di sì, perché in caso contrario siete cloni di Calenda e Picierno…

 

Questo libro rappresenta unoccasione per rispondere agli interrogativi che si ripresentano tutte le volte che scoppiano rivolte in paesi le cui dinamiche politiche sono poco conosciute, offrire al lettore strumenti ed esempi utili per decodificarle, ma anche e soprattutto per ampliare la prospettiva storiografica sulle rivoluzioni colorate attraverso lesame approfondito di un caso specifico.

Occorre sottolineare che sebbene le rivoluzioni colorate siano uno strumento di guerra ibrida e siano soggette ad una logica strategico-militare che dosa con precisione lescalation dello scontro, dal punto di vista fenomenologico esse appaiono come esplosioni spontanee del malcontento popolare. La loro amplificazione mediatica, componente integrale del piano strategico, segue le regole del marketing. Per attrarre un pubblico eterogeneo e non necessariamente politicizzato, le manifestazioni di piazza vengono presentate come un grande rito collettivo la cui partecipazione conferisce automaticamente una sorta di superiorità morale. Si sottolinea laspetto non-violento, ludico e creativo di queste proteste, le telecamere indugiano su giovani musicisti, artisti, celebrità locali, famiglie con bambini, anziani... e nel caso di Hong Kong, tanti begli ombrelli gialli. Quando la protesta passa alla fase di scontro - le provocazioni violente contro la polizia sono inserite dallinizio nel piano strategico - si inquadrano gli agenti in tenuta anti-sommossa, i candelotti lacrimogeni e i manganelli in modo che non ci sia ombra di dubbio su chi siano le vittime e i carnefici.

Chi conosce bene questo copione, e si rifiuta di avvallare la narrazione data in pasto al pubblico, viene immancabilmente accusato di cinismo e disprezzo di valori umani quali la solidarietà, la giustizia, la libertà, lempatia. Le rivoluzioni colorate non si limitano infatti a contrapporre governo e rivoltosi, esse dividono profondamente la società, creando fratture che attraversano famiglie, amicizie e ambienti di lavoro, e che durano ben oltre la fine dellemergenza. Ogni rivoluzione colorata porta con sé i semi di una guerra civile che può essere contenuta, come nel caso di Hong Kong, o esplodere in modo violento come purtroppo accade molto spesso.

Lasse Londra-Washington eccelle nello storytelling, e alla base della narrazione mediatica si ritrova sempre il topos di Davide contro Golia, il giovane pastore armato solo di una fionda che sconfigge il temibile gigante filisteo. Questo espediente retorico viene adottato in tutte le promozioni mediatiche delle rivoluzioni colorate. Non importa se nella realtà i ruoli sono ribaltati e i pastorelli” sono una creatura della potenza egemone.

Le cosiddette rivoluzioni colorate rappresentano un fenomeno politico e sociale che, negli ultimi decenni, ha interessato numerosi paesi in diverse aree del mondo, Europa inclusa. Si tratta di mobilitazioni caratterizzate da un forte impatto mediatico, sostenute, finanziate e in larga misura organizzate da attori stranieri, con lobiettivo di destabilizzare o rovesciare governi ritenuti scomodi o non sufficientemente allineati agli interessi egemonici di tali attori. Gli Stati Uniti in particolare, che hanno fatto del regime change una componente strutturale della loro strategia geopolitica, hanno creato a questo scopo un sistema integrato che si occupa non solo di perseguire questo obiettivo, ma anche, e soprattutto, della sua legittimazione.

A differenza dei classici colpi di stato, le rivoluzioni colorate si distinguono per la capacità di generare lillusione di un moto popolare spontaneo e volto a realizzare unaspirazione democratica legittima e largamente condivisa.

Questa strategia contribuisce a mascherare la natura ibrida del processo, combinando elementi di mobilitazione di massa con una regia esterna.

Tale differenza spiega anche perché le rivoluzioni colorate siano ritenute una forma più sofisticata e insidiosa di regime change rispetto ai golpe militari. Esse infatti pongono i governi dei paesi bersaglio di fronte a un dilemma in cui ogni opzione disponibile comporta conseguenze negative. Da un lato, qualsiasi concessione alle richieste degli insorti invariabilmente genera altre rivendicazioni finalizzate allindebolimento dellautorità e al trasferimento del potere a forze politiche direttamente o indirettamente controllate da referenti stranieri. Dallaltro, la difesa diventa essa stessa fonte di vulnerabilità: la scelta di una risposta repressiva viene immediatamente interpretata come svolta autoritaria”, attirando condanna internazionale, sanzioni economiche, isolamento diplomatico e altre misure ostili.

Purtroppo non è sempre facile distinguere movimenti popolari autentici dalle loro copie eterodirette. È possibile cadere in un errore di giudizio in quanto una delle caratteristiche tipiche dei movimenti pilotati è proprio quella del mimetismo. Pur trattandosi di proteste finanziate e coordinate da organizzazioni riconducibili allintelligence americana, agli occhi di un osservatore casuale possono sembrare proteste legittime in quanto i referenti locali dei manovratori occulti pescano a gran mano nel repertorio espressivo e performativo dei movimenti di protesta organici. Essi mutuano ovviamente solo la forma dellespressione, in quanto contenuti veramente rivoluzionari in grado di sovvertire il dominio di classe e lassetto imperialista sarebbero incompatibili con i fini dei loro finanziatori.

Se non è semplice per chi assiste da vicino a una rivoluzione colorata capire che non si tratta di un fenomeno spontaneo, immaginate quanto è difficile per chi segue gli eventi a distanza, nutrito di narrazioni confezionate ad arte per ogni segmento del pubblico. Le voci di chi smentisce queste narrazioni, raccogliendo e fornendo informazioni sulla preparazione di rivolte eterodirette, sui loro protagonisti e sui flussi di denaro che le alimentano, vengono silenziate in modo sistematico e chirurgico, anche grazie alla complicità dei social media e dei motori di ricerca americani.

Lecosistema delle rivoluzioni colorate è ormai una componente strutturale della competizione geopolitica. Esso funziona in modo integrato e multidominio, proattivo e adattivo: ogni parte del sistema interagisce con le altre, le legittima, le sostiene e le rafforza.

Negli ultimi anni si è assistito a unevoluzione significativa delle dinamiche delle rivoluzioni colorate. Le piazze fisiche stanno perdendo centralità: ciò che conta davvero oggi è il controllo della narrazione digitale globale, soprattutto nei primi giorni delle proteste, quando si decide la percezione degli eventi.

Infine, la Casa Bianca ha adottato metodi più brutali e diretti di pressione, ricatto e coercizione. A fronte del fallimento del tentativo di rivoluzione colorata in Venezuela nel 2019, ha cercato di organizzare un golpe con mercenari, aumentato le sanzioni economiche, imposto un embargo con blocco militare, bombardato navi venezuelane, fino ad arrivare al rapimento del presidente Nicolas Maduro.

Alla luce di quanto osservato negli ultimi anni, è possibile affermare che nellarsenale della guerra ibrida in continua evoluzione le rivoluzioni colorate sono unarma sempre più spuntata. Ma questo non significa che il loro modello verrà abbandonato completamente. Quei gruppi di potere che possiedono i mezzi, le risorse e lesperienza per orchestrare e finanziare proteste di massa finalizzate a ricattare, destabilizzare e rovesciare governi continueranno a farlo anche a fronte di un minore ritorno ed esiti sempre più incerti.


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