Le dimissioni di Borisov in Bulgaria
Ora lo scenario "greco" è il più probabile: ascesa dei partiti estremi e paralisi parlamentare
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Il 20 febbraio, il primo ministro bulgaro Boiko Borisov, tra gli applausi dei membri del suo partito e lo stupore del paese, ha presentato le dimissioni dopo dieci giorni di proteste di piazza, scoppiate contro gli elevati prezzi dell'elettricità. Il giorno seguente, il Parlamento bulgaro a maggioranza qualificata ha accettato la decisione del premier, aprendo la via per elezioni anticipate ad aprile, rispetto alla data prevista per luglio. Una decisione definitiva in merito non è stata comunque ancora presa.
L'allontanamento del Ministro dell'Economia e la riduzione dei costi energetici delle settimane scorse non sono risultati sufficienti. Con l'impossibilità da parte della polizia di controllare le violenze nelle piazze, Borisov ha deciso di lasciare l'incarico. All'uscita dal Parlamento, il premier bulgaro è stato accolto da una folla di sostenitori che ha espresso il suo sostegno alla sua azione di governo, in netto contrasto con le proteste dei manifestati per il caro vita delle settimane scorse, che hanno determinato la sua scelta.
A questo punto, gli analisti esperti della politica interna iniziano a delineare i diversi possibili scenari politici dopo le elezioni. L'ipotesi più probabile è quella di una ripetizione del caso greco: governo tecnico di transizione fino alle elezioni, notevole affermazione elettorale dei partiti d'estrema destra e sinistra, come Alba Dorata e Syriza in Grecia, conseguente paralisi istituzionale e necessità di nuove elezioni. Con i primi sondaggi pubblicati in Bulgaria che danno il Partito socialista all'opposizione ed il partito del primo ministro Borisov, il Gerb, alla pari con il 29%, testimonia i rischi che il prossimo Parlamento bulgaro non sarà capace di delineare una maggioranza di governo chiara.

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