Le trattative infinite
A Doha l'opposizione siriana cerca un accordo, primo passo della soluzione politica auspicata a livello internazionale
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Le varie formazioni che costituiscono l’opposizione siriana al regime del presidente Bashar al – Assad sono state convocate Doha per dare vita ad un nuovo soggetto politico unitario in grado di porsi come rappresentante legittimo delle istanze della popolazione siriana oltre che come nuovo interlocutore politico della Comunità Internazionale. Presente anche una delegazione del Free Syrian Army (FSA) mentre non saranno presenti i rappresentanti del Fronte Democratico Nazionale e del Comitato di Coordinamento Nazionale. Al vertice, promosso dalla Lega Araba, saranno presenti i membri del Consiglio Nazionale Siriano (CNS), principale piattaforma di oppositori in esilio al regime di Assad, finora riconosciuto come “unico rappresentante della popolazione siriana”. Sempre a Doha il CNS è riunito dal 4 novembre, a livello di Assemblea Generale, per discutere la sua composizione.
Un fronte finalmente coeso? Il nome di questo nuovo soggetto politico, che verrà discusso l’8 novembre, è Iniziativa Nazionale Siriana (INS) ed è stato proposto da Riad Seif, esponente dell'opposizione attualmente in esilio. Il piano di Seif prevede un Consiglio di 50 membri, espressione dei “poteri effettivi della rivoluzione”, che riserverebbe al CNS solo 15 posti. I rimanenti seggi verrebbero assegnati ai rappresentanti dei ribelli, dei consigli militari dell'opposizione e delle minoranze curda, cristiana, alawita e drusa. L’Iniziativa, che mira a preservare la sovranità e l’indipendenza dello Stato siriano, prevede la creazione di quattro corpi distinti: un Organismo di iniziativa, un Consiglio militare supremo, un comitato giudiziario e un governo di transizione che guiderà la Siria dopo la caduta di Assad e fino alla definizione di una soluzione politica.
Seif ha assicurato che l’Iniziativa avrebbe avuto un ampio sostegno internazionale, sostenuto il FSA, amministrato le zone liberate e ha descritto la soluzione da lui proposta come l'unica strada percorribile per l'opposizione per assicurarsi gli aiuti stranieri e quel sostegno politico di cui ha bisogno. Seif, per motivi di salute, ha rifiutato di porsi alla guida del nuovo soggetto politico. La sua proposta gode del sostegno dell’ex Premier siriano Riad Hijab che ha abbandonato Assad ad agosto per unirsi ai ribelli e che ha avuto un colloquio con il Ministro degli Esteri russo Lavrov, in uno dei rari incontri tra autorità russe e membri dell’opposizione siriana. La Russia è infatti un alleato chiave del regime di Assad.
I timori del CNS. Per quanto Seif abbia assicurato che il suo organismo “non si sostituirà al Cns”, il timore di Abdel Basset Sayda, leader del CNS, è che il nuovo soggetto politico non attribuisca alla sua formazione la giusta rappresentanza. Intervenendo all’Assemblea Generale del CNS, riunita a Doha, Sayda ha dichiarato che il suo gruppo dovrebbe conservare un ruolo di primo piano in ogni rinnovamento e che ogni tentativo di indebolire il CNS non farà altro che prolungare la crisi.
Il portavoce del CNS, Ahmad Kamel, ha annunciato che il Consiglio Nazionale Siriano aveva approvato un piano di ristrutturazione che prevede la riduzione da 313 a 220 del numero di membri del segretariato generale per ospitare 200 nuovi membri, in rappresentanza di 13 gruppi politici di opposizione e indipendenti.
Le pressioni internazionali. La conferenza di Doha segue di qualche giorno le pubbliche critiche mosse dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, alla coalizione che guida l’opposizione politica ad Assad. Il CNS, con sede ad Istanbul, è stato accusato di non essere riuscito ad unire la resistenza contro il regime siriano al di là di un piccolo gruppo di esuli, alcuni dei quali non hanno messo piede in Siria "per 20, 30 o 40 anni". Il CNS, nato nell’ottobre 2011 per porsi come alternativa politica ad Assad, non è mai riuscito ad essere interprete e portavoce della volontà della popolazione siriana. Questo a causa della presenza di diverse anime all’interno dell’opposizione siriana, dominata dal fronte sunnita legato alla Fratellanza Musulmana a discapito della rappresentatività delle altre componenti, in particolar modo di quella curda, da sempre portatrice di istanze autonomiste. Tutti questi limiti del CNS e l’esigenza di avere un’opposizione così forte da resistere ad una deriva fondamentalista della rivoluzione hanno eroso progressivamente il consenso del blocco dei Paesi Occidentali nei confronti del CNS, a vantaggio del FSA, braccio armato della rivoluzione composto da ufficiali disertori dell’Esercito di Assad. Nel suo intervento da Pristina la stessa Clinton ricordava come l’opposizione dovesse rappresentare innanzitutto “coloro che sono in prima linea, che combattono e muoiono per ottenere la loro libertà”.
Il primo passo della soluzione politica? Un’opposizione più rappresentativa e compatta è il primo passo per quella “soluzione politica” presentata, sia dal Ministro degli Esteri russo che dall’Inviato Speciale di Lega Araba e ONU, Lakhdar Brahimi, come unica via d’uscita alla crisi siriana.
Il fallimento del cessate il fuoco proposto da Brahimi è stato l’ultimo insuccesso della Comunità Internazionale. Come chiaramente sintetizzato da Lavrov , dopo un vertice con Brahimi e il leader della Lega Araba, ad eccezione dell’Accordo di Ginevra del 30 giugno scorso la Comunità Internazionale non ha mai raggiunto nessun accordo di massima sulla situazione siriana. Mentre la Russia sostiene che l’accordo firmato a Ginevra debba fungere da base per un eventuale cessate il fuoco e il ritorno in Siria di osservatori ONU, il blocco Occidentale sostiene che l’accordo debba essere rapidamente tradotto in una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Questa possibilità era stata avanzata dallo stesso Brahimi all’indomani del vertice a Il Cairo con Lavrov e Al- Alarabi. In una recente intervista al quotidiano “al-Hayat”, Brahimi ha messo in guardia contro una possibile “somalizzazione” della Siria, con il “collasso dello Stato e l’emergere di signori della guerra, milizie e gruppi di combattenti”.

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