Libia: il dopo Gheddafi prende forma

La stesura di una Costituzione, un serio processo di nation building e le spinte autonomiste della Cirenaica i nodi principali del nuovo governo Jibril

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Libia: il dopo Gheddafi prende forma

Il dopo Gheddafi che prende forma. I risultati delle prime elezioni democratiche del dopo Gheddafi hanno visto l’affermazione della coalizione dell’Alleanza delle Forze Nazionali. La coalizione, guidata dall’ex Primo Ministro del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) Mahmoud Jibril, ha ottenuto 39 degli 80 seggi riservati a ai partiti politici, accreditandosi come prima forza politica in ben 11 delle 13 circoscrizioni elettorali. 17 seggi sono invece stati assegnati a “Libertà e Costruzione”, ala politica della Fratellanza Musulmana, emersa come seconda forza politica in 10 circoscrizioni. Più staccate le formazioni salafita di “Al Watan”, dell’ex jihadista Abd al Hakim Belhajj, del “Fronte Nazionale” e di  “Al Asala”. 
Sebbene Jibril, all’indomani delle prime indiscrezioni sui risultati, avesse già fatto appello a tutte le forze politiche per dare vita ad un governo di larghe intese, l’orientamento politico del Congresso Nazionale Generale sarà probabilmente determinato dai rimanenti 120 seggi riservati ai candidati indipendenti, la cui assegnazione rimane ancora incerta. 
I dati forniti dalla Commissione elettorale parlano di un’affluenza superiore al 62%. Un risultato considerevole tenuto conto del disuso di tornate elettorali negli ultimi cinquant’anni di storia nazionale. Il nuovo organo sostituirà il CNT dalla prima settimana di agosto e avrà il compito di nominare entro 30 giorni un nuovo Governo che rimarrà in carica fino al 2013. Diversamente da quanto annunciato, il Congresso non nominerà un’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione del Paese. L’organo costituente sarà infatti designato dagli stessi cittadini libici.
La stesura della nuova Costituzione consentirà di capire meglio il profilo politico e internazionale della nuova Libia e soprattutto il ruolo che verrà riconosciuto alla religione.
 
Una “sconfitta” islamista? La mancata vittoria delle formazioni islamiste in Libia rompe il trend  che le ha viste affermarsi come principali forze politiche nelle elezioni tenute in Tunisia e in Egitto. Prima di parlare di sconfitta occorre rimarcare la notevole differenza che esiste tra la Fratellanza Musulmana in Egitto o Ennahda in Tunisia con gli islamisti libici. Durante la 50ennale dittatura di Gheddafi e del suo clan, la Libia ha vissuto una vera e propria de istituzionalizzazione del suo tessuto socio-politico-istituzionale. Le forze attive, comprese quelle islamiste, non hanno potuto operare, alla stregua della Fratellanza o di Ennahda, a livello di società civile e dare vita a reti di sostegno locale, piattaforme partitiche, strutture organizzative e/o istituzioni, giungendo quindi all’appuntamento elettorale sostanzialmente impreparate, divise, senza una reale programma politico e prive di un effettivo consenso popolare. 
La mancanza, quindi, di una componente ideologica in grado di indirizzare il voto ha favorito la dimensione identitaria, dell’appartenenza tribale e il radicamento del candidato sul territorio.
 A questo bisogna aggiungere il maggiore profilo internazionale di Jibril e della sua leadership e la definizione di “moderata” che ha saputo fornire della sua coalizione, evitando così di metterla in competizione con le formazioni islamiste e salafita. 
State e nation building.  La ricostruzione di uno stato di diritto passa, nel caso libico, oltre che dalla nascita di istituzioni rappresentative, soprattutto nella capacità di queste di superare il gap di legittimità e autorevolezza che ha sempre condizionato l’azione del CNT. L’assenza di un forte potere centrale non ha infatti reso possibile lo smantellamento delle milizie che hanno combattuto Gheddafi e che, agevolate da un facile reperimento d’armi negli arsenali del regime rimasti incustoditi, restano i principali “amministratori” locali del potere e i primi interlocutori della popolazione. Tra le più forti, la milizia Zintan, mentre altre hanno dato vita a partiti politici che hanno partecipato alle elezioni, come nel caso di “Al Watan”, nato dall’istituzionalizzazione della milizia del Consiglio Militare di Tripoli. Lo stesso programma di integrazione di queste milizie all’interno dell’Esercito regolare non ha dato i frutti sperati. Gli episodi di violenza, che confermano il precario quadro di sicurezza nazionale, sono diversi, dall’occupazione dell’aeroporto di Tripoli, all’arresto dei quattro funzionari della Corte Penale Internazionale, agli attacchi contro il Consolato americano a Bengasi o l’attentato al convoglio dell’Ambasciatore britannico in Libia. A preoccupare è anche la crescente minaccia di terrorismo di matrice qaedista che potrebbe avvantaggiarsi del facile reperimento di armi.
L’autorevolezza del Governo dovrà poi dimostrarsi, innanzitutto, nella riconciliazione con quelle sacche di popolazione rimaste fedeli al Colonnello. Dovrà poi far fronte alle spinte autonomiste provenienti dalla Cirenaica e alle relazioni conflittuali tra le diverse tribù libiche, soprattutto nel Fezzan, dove si mescolano le aspirazioni secessioniste della tribù Tebu, da sempre discriminata dal regime, al risveglio dei movimenti Tuareg, che Gheddafi aveva appoggiato e fomentato. 
Cirenaica. La minaccia più seria proviene però dalla Cirenaica. Già nel marzo di quest’anno un’assemblea di 200 capi tribali e miliziani cirenaici aveva dichiarato la nascita della regione autonoma di Barqa, corrispondente alla Cirenaica. L’assemblea ha istituito un Consiglio di Transizione Cirenaico, con a capo Ahmed al Senussi, nipote di re Idriss deposto nel 1969 da Gheddafi, in attesa di eleggere istituzioni indipendenti a cui sarebbe spettato anche la gestione delle risorse petrolifere della regione, circa l’80% delle riserve libiche. Al momento della ripartizione dei seggi in seno al Congresso, su base demografica, che ha previsto solo 60 deputati eletti dalla Cirenaica rispetto ai 102 della Tripolitania e i 38 del Fezzan, la Cirenaica ha lamentato poca rappresentatività, facendo riemergere l’antica rivalità storico – economica con la Tripolitania. Proprio qui si sono verificati i maggiori tentativi di boicottaggio delle elezioni, con la distruzione di sedi e materiale elettorale a  Bengasi, l’attacco ad un elicottero del CNT e l’interruzione della produzione di due terminal petroliferi della compagnia tedesca Wintershall. 

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