L'Iran alla guida dei non allineati
Le ripercussioni internazionali della presidenza di Teheran del NAM sulla questione nucleare e sulle prossime scelte regionali
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Non - Aligned Movement: una vitttoria diplomatica iraniana. Il 26 agosto è stato inaugurato a Teheran il 16° vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati, NAM. Istituito in occasione della Conferenza di Belgrado nel settembre 1961, il NAM riunisce più di 120 nazioni che si affrancano dall’alleanza con o contro qualsiasi blocco di potere. Sebbene accusato di essere una realtà anacronistica rispetto ad un mondo che non si riconosce più in una logica bipolare e un’organizzazione che rivela molteplici contraddizioni al suo interno, il NAM è balzato all’attenzione delle Cancellerie internazionali per il solo fatto di essere ospitato dall’Iran, al centro di un contenzioso internazionale con le Potenze Occidentali in merito al suo controverso programma nucleare. Alla cerimonia di apertura, l’Ambasciatore dell’Egitto presso le Nazioni Unite, Mootaz Khalil, ha formalmente consegnato la Presidenza all’Iran, che la assumerà per i prossimi tre anni.
Un’occasione, la Presidenza NAM, che la dirigenza iraniana ha sfruttato per per dare prova di non essere un Paese così isolato sulla scena internazionale contrariamente a come gli Stati Uniti hanno cercato di ritrarlo. La conferenza ha permesso a Teheran di creare sostegno attorno alla questione del suo programma nucleare e contro le sanzioni imposte dal blocco dei Paesi occidentali e Il documento finale partorito dal summit, la Dichiarazione di Teheran, rappresenta un successo diplomatico iraniano in merito al citato contenzioso sul nucleare. Il documento, infatti, non solo sottolinea il diritto di ogni Paese, in primo luogo dell’Iran, all’utilizzo pacifico dell’energia nucleare, ma riconosce il diritto al possesso di un intero ciclo del combustibile nucleare, ossia all’arricchimento dell’uranio. Nel caso iraniano, tale affermazione si pone in aperto contrasto con quanto richiesto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha ripetutamente invitato l’Iran ad interrompere il ciclo di arricchimento dell’uranio e fornire rassicurazioni sulla natura non militare del suo programma nucleare.
La Presidenza NAM rappresenta, poi, una grande opportunità per l’Iran di mostrare la sua leadership sulla scena mondiale e l’atteggiamento estremamente accorto di Teheran si è registrato anche nell’invitare il solo leader di Fatah, Mahmoud Abbas, escludendo di fatto Hamas e smentendo le dichiarazioni della dirigenza di Gaza circa la decisione dello stesso Haniyeh di non prendere parte al vertice e nel presentare la partecipazione del Presidente egiziano Morsi come frutto dell’impatto positivo della Primavera araba sulle relazioni regionali.
La presenza di Morsi e Ban Ki – Moon. Motto del summit è stato “Lasting Peace Through Joint Global Governance”, “una Pace duratura attraverso una Governance condivisa”, contro la politica egemonica di alcune potenze mondiali. Gli incontri sono così stati scanditi: 26 – 27 agosto riunione a livello di Esperti; 28 - 29 agosto incontro a livello di Ministri degli Esteri; 30 - 31 agosto vertice NAM. Al vertice hanno preso parte anche 17 Paesi e 10 Organizzazioni con lo status di Osservatori. Da segnalare, in particolare, la presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki – moon e del Presidente egiziano, Mohammed Morsi. Se la partecipazione di Ban, avvenuta nonostante le obiezioni statunitensi e israeliane, va letta nel duplice tentativo del Segretario Generale di non essere visto come uno strumento nelle mani dell’Occidente e sfruttare il meeting per richiamare il Governo iraniano sul tema dei diritti umani e sulla mancata cooperazione in sede di colloqui sul nucleare, la presenza di Morsi ha prestato il fianco a diverse letture.
Morsi è il primo Presidente egiziano a visitare l’Iran dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 e gli Accordi di Pace con Israele, che avevano determinato un progressivo deterioramento dei rapporti bilaterali tra i due Paesi. Sin dalla caduta di Mubarak, i vertici di Teheran hanno espresso la volontà di riavviare i rapporti con Il Cairo in ragione di un comune “patrimonio culturale”, nonostante le differenze religiose e ideologiche tra i due Paesi. La politica estera egiziana, così come quella iraniana, è stata sempre caratterizzata da un estremo pragmatismo che non porta ad escludere che la visita di Morsi, così come alcune sue aperture verso l’Iran, rappresentino il preludio ad una nuova stagione nelle relazioni Teheran – Il Cairo. Tuttavia resta difficile immaginare che queste si tradurranno nell’avvio di un vero e proprio partenariato ma che più che altro serviranno all’Egitto per rafforzare la sua posizione nei negoziati con Stati Uniti e Paesi del Golfo.
Il silenzio sulla Siria. Accuratamente evitato nel discorso di benvenuto della Guida Suprema iraniana, il tema della crisi siriana, “disordini in Siria” secondo la retorica dei funzionari iraniani, non ha beneficiato delle decisioni del summit, trovando però sostegno negli interventi del Segretario Generale dell’ONU e del Presidente egiziano. In particolare l’intervento di Morsi ha creato non pochi imbarazzi diplomatici al Paese ospitante, considerato il principale alleato della Siria di Assad. Morsi ha paragonato la rivolta siriana alle rivoluzioni che hanno spazzato via i regimi decennali del Nord Africa e invitato l’Assemblea a sostenere la lotta del popolo siriano contro un regime che ha perso ogni legittimità. Nonostante il clamore suscitato dalle parole di Morsi, che ha portato la delegazione siriana ad abbandonare la conferenza, la posizione egiziana coincide con quella iraniana su un punto fondamentale: il rifiuto di ogni intervento esterno nel sostenere una transizione che deve necessariamente essere un processo gestito dalla società siriana. Da rilevare la proposta iraniana di istituire un “gruppo di contatto” sulla Siria composta dalle tre Presidenze successive del NAM, egiziana(precedente), iraniana(attuale) e venezuelana(futura) più Iraq e Libano. La proposta iraniana ricalca la proposta di un “gruppo di contatto” avanzata dall’Egitto e che in quella circostanza includeva Egitto, Iran, Arabia Saudita e Turchia. Tramontate le aspirazioni regionali di Riyadh e Ankara, Egitto e Iran riemergono come i principali e imprescindibili interlocutori regionali nella ricerca di una soluzione alla crisi siriana.
Altri temi toccati. Tanti i temi trattati durante il vertice: il disarmo nucleare, la riforma delle Nazioni Unite, lo sviluppo sostenibile, la lotta al terrorismo, la tutela dei diritti umani, l’opposizione a sanzioni unilaterali e l’appello per la creazione di uno Stato Palestinese basato sui confini del 1967.

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