L'Iran chiede aiuto all'Africa
Il tour del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in Africa occidentale
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di Mara Carro
Mercoledì 17 aprile, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha concluso in Ghana il suo ultimo tour all’estero come presidente dell’Iran. Le elezioni presidenziali del prossimo 14 giugno lo vedranno costretto a cedere la presidenza dopo due mandati, limite costituzionalmente sancito.
Mercoledì 17 aprile, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha concluso in Ghana il suo ultimo tour all’estero come presidente dell’Iran. Le elezioni presidenziali del prossimo 14 giugno lo vedranno costretto a cedere la presidenza dopo due mandati, limite costituzionalmente sancito.
I paesi non allineati. Come leader del paese che detiene la presidenza di turno del Movimento dei paesi non allineati e in linea con la politica di Teheran di creare legami con i paesi del continente africano, il presidente Ahmadinejad ha visitato il Benin, il Niger e il Ghana. Obiettivi principali del viaggio: rafforzare la cooperazione politica ed economica tra i paesi indipendenti e annunciare il forte sostegno dell'Iran alla sicurezza, allo sviluppo e alla crescita sostenibile di queste nazioni.
La destinazione del viaggio non deve sorprendere. Durante la sua presidenza di otto anni, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si è recato in Africa almeno una volta all'anno mentre alcuni dei suoi ministri hanno visitato i paesi africani anche più frequentemente.
Esportare la Rivoluzione. Se sul fronte ideologico, uno degli obiettivi dichiarati dalla Rivoluzione Islamica del 1979 è sempre stato l'esportazione della rivoluzione in tutto il mondo, i quattro tour africani di Ahmadinejad, che l’hanno portato a visitare 11 Stati africani, hanno dei risvolti decisamente pratici.
Evitare l' isolamento diplomatico. In considerazione del crescente isolamento diplomatico ed economico dell’Iran, frutto delle sanzioni internazionali per le mancate risposte di Teheran in merito al suo programma nucleare, l’Iran lavora da tempo per dare vita ad una rete di nazioni “amiche” che gli consentirebbero un margine di azione diplomatica con cui contrastare le azioni dell’Occidente in fori come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) che normalmente hanno una rappresentanza africana. Togo e Ruanda attualmente sono membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite mentre Nigeria, Sudafrica e Tanzania fanno parte del Consiglio dei governatori dell'Aiea. Tutti paesi verso i quali si è orientata buona parte della politica africana dell’Iran degli ultimi anni.
Il programma nucleare iraniano. Indipendentemente dalla sua natura civile o militare, è poi il programma nucleare iraniano un altro fattore a guidare Teheran verso l’Africa. I funzionari iraniani sembrano assegnare una priorità alle relazioni con i paesi africani che possiedono riserve stimate di uranio. Namibia e Niger sono tra i maggiori produttori di uranio al mondo così come esistono giacimenti di uranio in Malawi e Gabon, Togo, Guinea, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Zimbabwe. Buona parte dei paesi con i quali l’Iran cerca di coltivare i rapporti. L’Iran ha bisogno di uranio per il programma nucleare e il Niger – seconda tappa del tour di Ahmadinejad – è alla ricerca di nuovi partner dopo aver sottratto alla Francia, ex potenza coloniale, il monopolio dell’uranio nigerino.
Alla ricerca di basi strategiche. Infine, il governo iraniano starebbe cercando di consolidare partnership con i paesi rivieraschi che possono garantire alla Marina iraniana accesso a basi strategiche. Se in un primo momento questo paese poteva essere il Senegal, è ora il Sudan ad essere considerato “la pietra angolare" della politica africana della Repubblica Islamica. Il 29 ottobre 2012, la 22esima flottiglia della Marina della Repubblica Iraniana, composta dal cacciatorpediniere “Shahid Naqdi” e la portaelicotteri “Kharg”, è approdata a Port Sudan, dopo essere salpata da Bandar Abbas, nell’Iran meridionale. L’invio delle navi seguiva di alcuni giorni il bombardamento di una fabbrica d’armi iraniane a Yarmouk, a sud della capitale Khartoum. Per quei raid, il Governo sudanese aveva prontamente accusato Israele e negato che la fabbrica producesse armi per Iran, Siria, Hamas o Hezbollah. Israele, senza né confermare o smentire il raid, da tempo accusa il Sudan di essere un hub per il traffico di armi in tutta la regione e in uscita verso i gruppi militanti che operano nella Striscia di Gaza e in Libano.
L’invio delle due navi iraniane in Sudan, ripetuto nel mese di novembre 2012, è in linea con il consolidamento delle relazioni tra i due Paesi. Durante una visita a Teheran lo scorso agosto, in occasione del vertice del Movimento dei paesi non allineati, lo stesso presidente Omar al-Bashir aveva descritto il rapporto tra il Sudan e l'Iran come "profondamente radicato".
Per un approfondimento, si consiglia la lettura di:
1) Pollux Variste Kjeld, "Iran-South Africa Relations"
Per un approfondimento, si consiglia la lettura di:
1) Pollux Variste Kjeld, "Iran-South Africa Relations"
2) Amirahmadi, H., "Revolution and Economic Transition: The Iranian Experience"

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