L’Iran respinge le minacce USA e prepara la risposta a nuove aggressioni

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L’Iran respinge le minacce USA e prepara la risposta a nuove aggressioni

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L’Iran risponde a muso duro nei confronti di Donald Trump ribadendo che non accetterà alcuna imposizione né cederà alle minacce militari della coalizione Epstein. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che la Repubblica Islamica non si arrenderà mai davanti a pressioni esterne, sottolineando come la coesione nazionale e il sostegno popolare abbiano rappresentato un elemento decisivo durante il conflitto iniziato il 28 febbraio con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele. Intervenendo a una cerimonia commemorativa dedicata alla guida della Rivoluzione Islamica, Pezeshkian ha affermato che le manifestazioni popolari e il sostegno alle forze armate hanno contribuito a neutralizzare il tentativo dei nemici di indebolire il Paese.

Secondo il presidente, il principale fattore di forza dell’Iran resta l’unità interna, che ha impedito agli avversari di raggiungere i propri obiettivi strategici. Le dichiarazioni arrivano mentre Donald Trump torna a minacciare nuovi attacchi contro infrastrutture civili iraniane, inclusi impianti elettrici, ponti e reti idriche, nel caso in cui non venga raggiunto un accordo con Teheran. Pezeshkian ha definito queste minacce “un segno di disperazione” e non di forza, sostenendo che il Paese continuerà a fare affidamento sulle proprie capacità scientifiche e tecnologiche per resistere alle pressioni occidentali.

Teheran insiste inoltre sul fatto che qualsiasi intesa futura dovrà prevedere la cessazione definitiva delle ostilità, la rimozione delle sanzioni e il risarcimento dei danni provocati dalla guerra. Restano invece irricevibili, secondo la leadership iraniana, richieste che limitino la sovranità nazionale, il controllo sullo Stretto di Hormuz o il programma nucleare civile del Paese. Anche il presidente del Parlamento, Mohammad Baqer Qalibaf, ha ribadito che ogni nuova aggressione riceverà una risposta “immediata e decisiva”. Nel commemorare i comandanti militari e gli scienziati uccisi nei precedenti attacchi, Qalibaf ha sostenuto che le eliminazioni mirate non hanno rallentato né il progresso scientifico né le capacità difensive della Repubblica Islamica. Nonostante il cessate il fuoco mediato dal Pakistan e in vigore dall’inizio di aprile, le tensioni restano elevate. I negoziati avviati a Islamabad si sono conclusi senza risultati concreti e Teheran continua ad avvertire che qualsiasi nuova offensiva statunitense o israeliana sarà accolta da una risposta senza precedenti.

Intanto un Donald Trump sempre più frustrato e incapace di vincere questa gueera che gli Stati Uniti hanno proditoriamente scatenato su impulso israeliano, continua ad alzare il livello dello scontro e delle minacce nella speranza di piegare la fiera resistenza iraniana e provare ad allontanare lo spettro di una sconfitta strategica che aleggia su Washington.


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