Lo Stato arresta chi lotta per casa e reddito

Invece della speculazione edilizia, in Italia si è scelto di perseguire chi combatte per il diritto all'abitare

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Lo Stato arresta chi lotta per casa e reddito

di Alessandro Bianchi

In una bellissima inchiesta di questa settimana, il Guardian ha svelato come nei paesi dell'Unione Europea siano presenti 11 milioni di case completamente inutilizzate, disabitate. 11 milioni. Il record spetta alla Spagna con 3,4 milioni di abitazioni sfitte, poi Italia e Francia con due milioni; la Germania 1,8, il Regno Unito circa 700 mila e la Grecia 300,000. "E' incredibile. Si tratta di un numero enorme”, ha dichiarato David Ireland a capo dell'organizzazione caritatevole inglese Empty Homes, che si batte perchè queste case vengano assegnate a chi ne ha bisogno. “Si tratta di dati scioccanti per le persone comuni: le case sono costruite perchè le persone ci possano vivere dentro. Se questo non avviene allora è successo qualcosa di profondamente sbagliato nel mercato immobiliare”. 
 
Di fronte a questa emergenza abitativa - ci sono oltre 4 milioni di persone senza fissa dimora nel continente e il numero raggiunge proporzioni enormi se si considerano tutti coloro che non possono accedere per reddito ad una prima casa – in Italia si è scelto di perseguire penalmente coloro che si prefiggono gli stessi obiettivi di Empty Homes e continuare a fare gli interessi degli speculatori immobiliari. Con un'operazione congiunta di carabinieri e polizia dal 13 febbraio scorso, infatti, 17 attivisti dei movimenti per il diritto all'abitare sono stati messi sotto misura cautelare e attendono un giudizio per una serie di reati contestati che vanno dalla radunata sediziosa alla rapina – per aver sottratto due manganelli alle forze dell'ordine - dalla resistenza e lesioni aggravate in danno di pubblici ufficiali a danneggiamenti aggravati. Il tutto in relazione alla manifestazione del 31 ottobre 2013 in via del Tritone. 
 
In una lunga lettera pubblicata il 20 febbraio scorso e in un'intervista video rilasciata alla deputata del Movimento cinque stelle Roberta Lombardi, due degli attivisti coinvolti, Paolo di Vetta e Luca Fagiano, hanno annunciato lo sciopero della fame come segno di protesta contro l'assordante silenzio delle istituzioni. “In atto c’è un attacco a quei movimenti che hanno avuto la capacità di prendere parola e di lanciare contro i potenti e le loro lobby, la sfida di un cambiamento reale. Non è un caso, che fra le persone a cui sono negate, oggi, libertà ed agibilità, ci siamo noi. Le persone che hanno chiesto la piazza per la manifestazione del 19 Ottobre scorso per dar vita alle calde e meravigliose giornate di Porta Pia. Dagli atti giudiziari che sono giunti alla nostra attenzione, è evidente, la costruzione tutta politica dell’operazione, siamo coscienti del fatto che si tratta di una operazione studiata ed orchestrata e tavolino per metterci a tacere”.


Paolo di Vetta e Luca Fagiano spiegano a Roberta Lombardi le ragioni dello sciopero della fame

Il 18 e 19 ottobre, ricorda Paolo di Vetta in un articolo sull'Huffhington Post, si sono svolte due mobilitazioni che hanno attraversato Roma in “una sollevazione che nei territori è diventata permanente e che ha avuto nella manifestazione del 31 ottobre un suo passaggio dirimente”. Il ministro delle infrastrutture Lupi e il sindaco di Roma Marino avevano deciso di incontrare il 22 ottobre alcuni responsabili dei movimenti e, in quell'occasione, il primo si era impegnato a preparare un decreto d'urgenza sulle politiche abitative. Decreto che, ricorda Di Vetta, non ha mai visto la luce e il dramma sociale più grave oggi per milioni di persone è stato, nonostante le promesse del ministro riconfermato da Renzi, completamente ignorato alla conferenza stato-regioni del 31 ottobre. “I movimenti hanno voluto portare voci e rabbia sotto le finestre di via della Stamperia. Impediti in questo da un notevole spiegamento di forze dell'ordine. L'impatto è stato inevitabile tra chi non arretra davanti alla negazione di un diritto e chi difende distanti e, a questo punto, inaffidabili ministri”.
 
In quest'intervista che ci aveva rilasciato, Di Vetta aveva annunciato quelli che erano le ambizioni di un movimento in fieri che si apprestava alla manifestazione del 19 ottobre e che univa le lotte per il reddito a quelle dell'abitare, passando per quella alla Tav e al Muos. Si è trattata di una data simbolo di un'unione che si è saldata e si è dimostrata in grado di ottenere risultati dal basso, dai territori che difendevano alcuni dei diritti sociali fondanti la nostra Costituzione e sempre più  calpestati dal regime neo-liberista vigente. “Risultati che abbiamo percepito come frutto della tenacia di tante donne e di tanti uomini provenienti da paesi e realtà diverse che hanno avuto la forza e la capacità di auto–organizzarsi, di costruire, di lottare. Risultati che abbiamo considerato, in una certa misura, anche come il frutto di un confronto fra noi e le istituzioni, complesso per le differenti opinioni e punti di vista, reso difficile dalla grave situazione sociale, ma comunque vero. Un confronto, soprattutto, reso possibile e costruito attorno all’idea che le questioni sociali, i bisogni ed i diritti negati, le lotte, MAI potessero essere trattati come temi giudiziari e/o di ordine pubblico. Pena, varcare la soglia di una democrazia già ristretta e senza ossigeno ed entrare dentro la dimensione di un vero e proprio regime. Oggi avvertiamo che questa soglia, non solo a Roma, la si sta varcando. Ed il rischio non riguarda soltanto le sorti dei movimenti, per fortuna solidi e vivi; ma anche chi è ancora “spettatore/vittima” delle ingiustizie sociali e politiche di questo sistema. Riguarda tutte e tutti noi. Di fronte a questo, crediamo, nessuno può evitare di scegliere da che parte stare, ora e subito. Se criminale è chi specula sulla nostra città e sulle nostre vite, chi cementifica ed affama, chi produce devastazioni e nocività; chi nega il diritto allo studio, alla salute, alla casa e al reddito; chi uccide l’ambiente ed i nostri territori. Oppure se criminali siamo noi, che tutto questo combattiamo”, sottolineano nella loro lettera di denuncia i due attivisti.

L'assemblea del 9 febbraio alla Sapienza ha permesso ai movimenti sociali contro la precarietà e l'austerity di compiere un nuovo salto di qualità in questa direzione e in vista di una nuova mobilitazione organizzata per il 12 aprile. Proprio questo, secondo Di Vetta e Fagiano, sarebbe alla base del giro di vite deciso improvvisamente dalle forze dell'ordine, a cinque mesi dagli avvenimenti e dopo diverse altre manifestazioni e iniziative portate avanti nel frattempo. 


Manifestazione di solidarietà ai 17 attivisti alla Piramide di Roma da parte dei Movimenti per l'abitare

 
Bisognerebbe ripartire dal “fondamento umanistico ai diritti inviolabili” di cui parlava Aldo Moro in sede di Assemblea costituente a commento del futuro art.2, “affinchè lo Stato assicuri veramente la sua democraticità ponendo a base del suo ordinamento il rispetto dell’uomo guardato nella molteplicità delle sue espressioni, l’uomo che non è soltanto singolo, che non è soltanto individuo, ma che è società nelle sue varie forme, società che non si esaurisce nello Stato”. In un momento di crisi epocale come questo, uno Stato che voglia garantire questo assunto essenziale della nostra Costituzione si dovrebbe fare garante di due provvedimenti immediati: un reddito minimo di sopravvivenza che non lasci indietro nessuno e un'abitazione che possa proteggere ciascun nucleo familiare. Le coperture economiche e le case sfitte non sarebbero difficili da trovare, purchè si voglia iniziare a mettere in discussione il potere illimitato che lobby, corporazioni finanziarie e speculatori immobiliari hanno oggi nel paese. E' questo il vero problema e non è certamente un caso che, nel populistico discorso in cui chiedeva la fiducia a un Parlamento sempre meno sovrano, il neo primo ministro italiano Renzi non ha neanche accennato alle due principali emergenze sociali del paese.

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