L'ora della pace

Iniziati ad Oslo proseguiranno all'Havana i colloqui di pace tra Bogotà e le Farc. Il nodo narcotraffico-amnistia da sciogliere

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L'ora della pace

Dopo due giorni di rinvio, sono formalmente iniziati ad Oslo le trattative di pace tra la delegazione del governo colombiano di Manuel Santos e quella delle Farc, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. A dieci anni dall'ultimo negoziato, c'è ottimismo che si possa giungere ad una pace che metterebbe fine alla pagina più sanguinosa del paese. Il narcotraffico e l'amnistia ai ribelli restano tuttavia ancora nodi difficile da sciogliere. 
 
Una guerra decennale. Formate nel 1964 su una base ideologica marxista e fortemente anti-americana, le Farc hanno sviluppato la loro base nelle zone rurali povere del paese. Il gruppo ha potuto finanziare la decennale lotta insurrezionalista contro il governo centrale colombiano grazie al controllo dei traffici di droga: la Colombia è uno dei principali produttori di cocaina al mondo e le FARC - ultime stime pubblicate dal Council of Foreign Relations - guadagnano circa 500 milioni l'anno dal narcotraffico. 
Dalla tregua del 1984 – che ha portato al rilascio di molti prigionieri ribelli – conclusasi nel 1990 con l'uccisione di molti ex combattenti delle Farc, l'ultimo tentativo di pace tra le due parti risale al 2002, quando l'allora presidente Andres Pastrana ha creato una zona neutra grande quanto la Svizzera in cui le Farc avevano diversi poteri all'interno. Alcuni successivi attentati dei ribelli hanno interrotto però l'accordo e da allora il governo è impegnato in una guerra incessante per riprendere il controllo della zona neutra, che ha enormemente indebolito le Farc. Dimezzate in termine di aderenti combattenti – 8 mila secondo le ultime stime rispetto ai 16 mila di un decennio prima – senza i leader storici alla guida - a novembre Alfonso Cano è stato ucciso da un'imboscata dell'esercito colombiano; nel 2008 un raid in Ecuador aveva portato all'uccisione della mente stratega del gruppo, Raul Reyes, lo stesso anno il fondatore Manuel Marulanda era morto per attacco cardiaco – le Farc continuano comunque ad essere operativi e restano una minaccia costante per Bogotà grazie agli enormi proventi dal narco traffico. Secondo il think tank colombiano Nuevo Arco Iris, gli attacchi del gruppo considerato terrorista da Stati Uniti ed Unione Europea sono addirittura aumentati del 10%.
 
L'iniziativa politica di Santos. Fin dalla sua elezione nel 2010, il nuovo presidente colombiano Santos ha posto una soluzione negoziata al conflitto come uno dei suoi principali punti della sua agenda politica. Un atteggiamento opposto rispetto al suo precedessore, il conservatore Alvaro Uribe, che aveva dichiarato una guerra totale al gruppo marxista, decidendo addirittura di scendere a patti con i guerriglieri di destra, le Autodefensas Unidas de Colombia, che hanno agito durante il suo mandato come un secondo esercito contro le Farc. I risultati sono stati indubbiamente importanti, con il gruppo marxista che vive il momento forse più difficile della loro storia. Invece di sfruttare la debolezza delle Farc con la via delle armi, Santos ha cercato di porre fine alla pagina più sanguinosa della storia del paese attraverso il compromesso.
L'agenda delle trattative verterà principalmente sullo sviluppo rurale ed un maggior accesso alla terra da parte dei componenti delle Farc; le garanzie da parte dell'esercito di permettere una opposizione politica pacifica e la partecipazione cittadina; la fine del conflitto armato ed il reinserimento dei guerriglieri nella società; la ricerca di una soluzione al problema del narcotraffico e dei diritti delle vittime.
Non sarà facile per Santos trovare un accordo, soprattutto sulla questione dell'amnistia da concedere ai guerriglieri, osteggiata dalla maggior parte della popolazione. Santos in un'intervista con la giornalista della Cnn Christiane Amanpour della settimana scorsa ha dichiarato che al gruppo ribelle delle Farc deve essere permesso di partecipare alla vita politica del paese, ma su un'eventuale amnistia ai suoi membri è rimasto molto vago, rispondendo come al momento non possa concederla perché sarebbe contraria allo Statuto della Corte penale internazionale di Roma, di cui la Colombia è parte. Santos ha, tuttavia, promesso che il paese inizierà un periodo di transizione negoziata con le Farc, affinché sia la giustizia a base della pace. Alcuni ipotizzano anche che tra i punti in discussione ci sia la possibilità che le Farc si trasformino in un partito politico nazionale, ipotesi mai presa in considerazione nei precedenti colloqui e al momento da scartare perché creerebbe più problemi alla sinistra del partito democratico di Santos che alla destra di Uribe.
 
L'opposizione interna dei falchi. Le FARC sono state ampiamente debellate dagli oltre dieci anni di guerra dell'ex presidente Alvaro Uribe con i miliardi di dollari di aiuti dal governo americano. E da una posizione di forza acquisita, in molti in Colombia criticano la decisione di Santos di scendere a patti con il gruppo ribelle. A guidare questa fazione che sembra acquisire sempre più consensi all'interno dell'opinione pubblica, Uribe continua a dichiarare che il governo non deve compiere l'errore di arrivare a concedere diritti a criminali che hanno insanguinato la storia del paese. 
Con un'opinione pubblica interna fortemente contraria, Santos non potrà spingersi fino ad una reintegrazione del movimento alla vita politica del paese. E l'ipotesi più realistica di offerta che Bogotà può mettere sul tavolo delle trattative ricalca quella di Pastrana del 2002: la creazione di una zona cuscinetto neutrale, forse anche regione con forme di autonomia, in cui le Farc possano acquisire un controllo politico gestionale, con alcune fondamentali prerogative in mano al governo colombiano. Il tutto solo se le Farc saranno disposte a cedere sul terreno del narcotraffico.
 
I nodi più complessi. Il principale potere delle Farc deriva dal controllo del territorio, che gli permette di poter gestire il traffico di cocaina. Ed è proprio su questo punto che potrebbero saltare gli incontri di Oslo, fissati prima delle elezioni in Venezuela. Con la conferma di Chavez, il suo principale alleato e sostenitore nel continente, le Farc si sentono oggi un po’ più forti e difficilmente si piegheranno ad accettare la perdita del controllo del narcotraffico. A meno di una contro richiesta inaccettabile per Bogotà: l'amnistia per i capi guerriglieri.
Sembra quindi un circolo vizioso dalla difficile soluzione, all'interno del quale entrano in gioco anche le tensioni geopolitiche del continente. Il Venezuela, insieme al Cile, sarà uno dei Paesi osservatori della seconda tranche dei colloqui che avverrà a L’Avana, decisivi per il raggiungimento di un accordo. A Cuba si fronteggeranno le due anime dell’America Latina: quella più vicina agli Stati Uniti e quella bolivarista. Si sono già creati incidenti diplomatici, perché all’interno della delegazione delle Farc sono stati inseriti dei personaggi condannati in contumacia negli Stati Uniti per decenni e decenni di prigione come Simon Trinidad, alias Juvenal Ovidio Ricardo Palmera, che ha sequestrato dirigenti del Pentagono nel 2003. Mettere all’interno della delegazione personaggi come Palmera è sicuramente una provocazione verso gli Stai Uniti, che costringeranno Bogotà ed il Cile osservatore ad una posizione più intransigente verso le prerogative delle Farc.
Gli incontri a L’Avana risulteranno decisivi, ma, nonostante l'ottimismo di fondo, le premesse lasciano pensare che le trattative possano fallire sul nodo narcotraffico-amnistia.

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