Mali: Colloqui diretti tra governo, tuareg e gruppi islamisti
Nuovi appelli a favore di un intervento militare
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Martedì 4 dicembre à Ouagadougou, una delegazione del governo del Mali ha tenuto colloqui diretti con emissari di Ansar Dine e dei tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla). L’incontro è stato organizzato dal presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré, mediatore della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Ecowas) per la crisi maliana, che in precedenza ha avuto incontri preliminari con la delegazione governativa maliana.
Secondo il comunicato rilasciato dopo i colloqui, sia Bamako che i movimenti armati hanno deciso di "osservare la cessazione delle ostilità" e "riconosciuto la necessità di creare un quadro di dialogo inclusivo". Le delegazioni hanno concordato su alcuni "principi" tra i quali “il rispetto dell’'unità nazionale e l'integrità territoriale del Mali, il rifiuto del terrorismo e di ogni forma di estremismo, il rispetto dei diritti umani, della dignità umana, delle libertà fondamentali e della libertà religiosa”.
Sul tema religioso, Bamako ha ribadito che "la laicità è una condizione preliminare per l'apertura del dialogo”. Nella dichiarazione finale non si fa però menzione della Sharia che inizialmente Ansar Dine voleva applicare su tutto il territorio nazionale per poi decidere di applicarla solo nelle zone poste sotto il suo diretto controllo.
I primi colloqui diretti tra governo maliano e gruppi armati islamisti sono stati accompagnati da nuovi appelli – da parte dell’Unione africana, dell’Ecowas e del Ciad - alle Nazioni Unite affinché autorizzino un intervento militare per riprendere il nord del paese.
Il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, nel suo recente rapporto sulla situazione maliana,“pur riconoscendo che la forza militare è necessaria contro i jihadisti, ha chiesto cautela, sostenendo che l'uso della forza potrebbe compromettere le possibilità di giungere ad una soluzione politica negoziata alla presente crisi, che rimane la migliore speranza per la stabilità a lungo termine del Mali” . Secondo Ban, l'accento andrebbe posto sul dialogo politico, soprattutto con i Tuareg.
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