Minaccia jihadista per la Tunisia

La dichiarazione di guerra contro Ansar al-Sharia ed i risvolti per il paese

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Minaccia jihadista per la Tunisia


di Mara Carro

Dichiarazione di guerra?
Il governo tunisino ha deciso di vietare il congresso del gruppo salafita Ansar al-Sharia che si sarebbe dovuto tenere alla fine di questa settimana. Migliaia di persone, 40mila secondo uno degli  organizzatori del raduno, erano attese al terzo congresso annuale del gruppo nella città santa di Kairouan, nella Tunisia centrale.
La motivazione ufficiale del divieto è la mancanza delle necessarie autorizzazioni per un raduno pubblico previste dalla legge. La decisione si innesta però sul braccio di ferro che da giorni vede protagonisti il gruppo salafita e il ministero dell’Interno di Tunisi per la concessione delle autorizzazioni per il Congresso e più in generale nel quadro di una campagna repressiva lanciata dal governo tunisino contro l’azione del gruppo salafita, originata dal sospetto di un collegamento strutturale tra il movimento e le cellule jihadiste operanti sia sul confine tunisino che all’estero, in teatri come la Siria. Secondo il ministro degli Esteri tunisino, Othmane Jarandi, circa 800 tunisini starebbero combattendo al fianco dei ribelli islamici in Siria. La stima effettiva dei combattenti di nazionalità tunisina risulta però essere viziata dall’elevato numero di persone che hanno lasciato il paese illegalmente. Il ministero dell'Interno ha riferito che i controlli alle frontiere avevano impedito la partenza di circa 1000 tunisini diretti in Siria. 
 
L'ambiguità di Ennahda. L’opposizione tunisina ha più volte accusato Ennahda di connivenza e tolleranza nei confronti dei salafiti, da alcuni definiti "il braccio armato di Ennahda” e che spesso hanno agito impunemente. Un rapporto di Human Rights Watch, che ha esaminato i casi di alcune delle aggressioni commesse dai salafiti nell’ultimo anno, ha denunciato "il fallimento delle indagini delle autorità tunisine che rafforza l'impunità per gli estremisti religiosi e può incoraggiarli a essere più violenti".  
 
Ansar al-Sharia. Registrata come organizzazione non governativa nell’aprile 2011, Ansar al-Sharia è considerato il più radicale dei gruppi jihadista-salafita emersi in Tunisia dopo la rivoluzione di gennaio 2011 che ha deposto il dittatore Zine El Abidine Ben Ali. Abu Iyadh, capo latitante del gruppo, il cui vero nome è Seif Allah Ibn Hussein, è accusato di aver organizzato numerosi atti di violenza, tra i quali l'attacco contro l'ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi e alla scuola americano lo scorso 14 settembre. Sfuggito ad un tentativo di arresto da parte delle Forze di Polizia che nel settembre scorso hanno circondato la moschea Al Fatah di Tunisi dove stava tenendo un sermone, nei giorni scorsi, Abu Iyadh  ha minacciato di condurre in Tunisia battaglie simili a quelle che hanno avuto luogo in Iraq, Afghanistan e Siria dopo che il governo guidato da Ennahda ha imposto un giro di vite sugli incontri non autorizzati dei salafiti. 

La minaccia jihadista. Le minacce giungono mentre l'Esercito tunisino sta intensificando la ricerca di combattenti jihadisti sul confine algerino che il ministero dell'Interno ha collegato alla ribellione islamista in Mali. Un portavoce del Ministero degli Interni ha precisato che le forze di sicurezza tunisine sono attualmente alla ricerca di due gruppi armati jihadisti, uno, Uqba ibn Nafi legato ad al-Qaeda nel Maghreb islamico, attivo sul Monte Chaambi e l’altro nella regione del Kef, al confine con l’Algeria. La regione occidentale di Jabel Châambi è stato teatro ad inizio mese di violenti scontri tra le forze di sicurezza tunisine si sono scontrate con un gruppo di 50 combattenti jihadisti. L'area sarebbe stata disseminata di mine artigianali che esplodendo avrebbero ferito una decina di agenti della Guardia Nazionale Il monte Châambi, nel governatorato di Kasserine, era già stata setacciato dalle forze di sicurezza tunisine lo scorso dicembre, quando un poliziotto è stato ucciso negli scontri con alcuni uomini armati.  
Secondo un esperto dell’International Crisis Group, questi gruppi sarebbero formati da miliziani cacciati dal nord del Mali dall’operazione Serval condotta dalla Francia per riprendere il controllo dell’area sottratta all'autorità di Bamako.
 
Il rischio di nuove tensioni. Sebbene simpatizzi con l’ideologia jihadista globale, l’immagine pubblica di Ansar al Sharia in Tunisia è stata impostata sin dall’inizio sul proselitismo e l’assistenza sociale, accantonando l’idea di una jihad armata. Ora che il pericolo di un contagio jihadista della Tunisia è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica, la repressione avviata da Ennahda verso il gruppo, alla luce delle accuse di compiacenza del passato, rischia di abbattersi su tutti i suoi membri e non  sui singoli soggetti che sarebbero stati presumibilmente reclutati da Aqim, con il rischio di innescare nuove tensioni sociali.

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