Minniti scippa i soldi all’Africa, andrà davanti al Tribunale Permanente dei popoli

Minniti scippa i soldi all’Africa, andrà davanti al Tribunale Permanente dei popoli

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di Giordano Savini - Contropiano


Mentre donne, bambini e uomini vengono torturati o lasciati morire nelle carceri libiche, annegano nel Mediterraneo, o raggiungono le coste italiane già senza vita, il Ministro degli interni, Marco Minniti, è andato a Palermo alla festa per i 20 anni di Repubblica, a discutere di migrazioni e accoglienza.


In tale occasione 40 organizzazioni siciliane (dalla Caritas, ai Valdesi, ai Cobas) gli hanno comunicato di aver promosso la convocazione del Tribunale Permanente dei Popoli per aprire una indagine sui crimini in cui il governo italiano è coinvolto nell’ambito delle recenti politiche fondate sugli accordi coi paesi di origine e transito dei migranti, espressione della politica delle frontiere dettata dall’Unione europea.


”Si tratta di crimini e responsabilità complesse ma dimostrabili che sentiamo il dovere di indagare adesso”, dice il documento. “Per questo abbiamo fatto richiesta al Tribunale Permanente dei Popoli di realizzare, nell’ambito della Sessione sui diritti delle persone migranti e rifugiate, inaugurata a Barcellona nel mese di luglio 2017, una sessione sulle politiche di frontiera promosse dal governo italiano. La sessione si terrà dal 18 al 20 dicembre 2017 a Palermo, capitale della cultura dell’accoglienza”.


Chi diceva ipocritamente: ‘aiutiamoli a casa loro”?


L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazioni ha presentato un ricorso al TAR Lazio per l’annullamento del decreto 4110/47 con il quale il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ha tagliato i fondi stanziati per la cooperazione con l’Africa per accordare al Ministero dell’Interno un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro per la rimessa in efficienza di 4 motovedette, la fornitura di mezzi di ricambio e la formazione dell’equipaggio. Tutte attrezzature ed attività da destinare alle autorità libiche.
 

Nel ricorso si afferma che l’attività di sostegno alle autorità libicherende palese la responsabilità del Governo italiano, tanto nelle operazioni di respingimento condotte dal governo libico su delega del governo italiano, quanto nell’aggravamento delle condizioni di vita di migranti e rifugiati in Libia, dove gli stessi sono sottoposti a trattamenti disumani e degradanti, e la cui vita è posta in pericolo, in totale spregio degli artt. 2 e 3 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo”.


“Riteniamo necessario mettere in discussione le politiche attuate dalle autorità italiane ed europee, le quali finanziano direttamente ed indirettamente le autorità libiche, le rafforzano con attrezzature e strumentazione”, affermano le avv. Giulia Crescini e Cristina Laura Cecchini dell’ASGI. “L’Italia e l’Unione Europea, in questo mododelegano il controllo della frontiera alle autorità libiche, di fatto impedendo le partenze, rendendo la fuga dei migranti dalla Libia ancora più pericolosa anche grazie alla strumentazione che inevitabilmente è utilizzata dalle autorità libiche per attaccare le navi delle ONG durante le operazioni di soccorso, rendendo ancora più drammatiche le condizioni di vita dei migranti.”


Il decreto sollecitato da Minniti, appare con tutta evidenza illegittimo per eccesso di potere, poiché il fondo Africa è per legge finalizzato a realizzare “interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratorie”.

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