Montenegro: conferma elettorale per Djukanovic.
Senza la maggioranza assoluta, Djukanovic dovrà ricorrere all'alleanza con i piccoli partiti delle minoranze etniche.
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Nelle elezioni anticipate di ieri in Montenegro, convocate con sei mesi di anticipo per conferire un ‘mandato pieno’ al parlamento che dovrà guidare i delicati negoziati di adesione con Bruxelles, la coalizione di centrosinistra al potere che fa capo all'ex premier e uomo forte Djukanovic ha vinto con largo margine. Non avendo, tuttavia, ottenuto la maggioranza assoluta, dovrà ricorrere all'alleanza con i piccoli partiti delle minoranze etniche. “Continueremo sulla strada dell’integrazione nell’Ue e nella Nato, che miglioreranno la vita di tutti i cittadini”, ha esultato Djukanovic davanti ai suoi sostenitori. Djukanovic deve ancora svelare se intende ricoprire quello che sarebbe il suo sesto mandato da premier, o confermare il passo indietro compiuto alla fine del 2010, quando si dimise da ogni carica di governo, mantenendo solo la presidenza del partito.
Il leader dell'opposizione, l’ex diplomatico, oggi docente all’Università Luiss di Roma, Miodrag Lekic non si è ancora arreso alla sconfitta ed aspetta la pubblicazione dei dati ufficiali di martedì. “ci sono partiti minori e altri soggetti politici che vogliono il Montenegro uno stato legale e decriminalizzato” ha dichiarato il candidato premier dall’opposizione del ‘Fronte democratico’. “Proveremo a formare un governo di unità nazionale in Montenegro, che sarà sostenuto dalla comunità internazionale” ha proseguito Lekic citato dalla Tv nazionale.
Il Montenegro, con una popolazione di appena 680 mila abitanti e un'economia legata principalmente ai proventi del turismo e dell'immobiliare, ha avviato lo scorso giugno con Bruxelles il negoziato di adesione alla Ue, e potrebbe essere - dopo Slovenia (nella Ue dal 2004) e Croazia (aderira' il primo luglio prossimo) - il terzo Paese ex jugoslavo a entrare nell'Unione Europa, un obiettivo perseguito anche dalle altre repubbliche che formavano la Jugoslavia socialista, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia.

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