Ngouboua: un’emergenza nell’emergenza

La testimonianza di un campo profughi di bambini in fuga dalle scuole coraniche in Ciad

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Ngouboua: un’emergenza nell’emergenza


di Alessia Uslenghi, ONG Bambini nel Deserto

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L'inizio dell'emergenza. Ngouboua è un minuscolo villaggio del Ciad, nella provincia di Bol, Région du Lac, a qualche decina di chilometri dal confine con la Nigeria. Sono i primi giorni di marzo quando Leila Dallavilla, responsabile della missione  ciadiana di Bambini nel Deserto – ong italiana attiva nel Paese come partner dell’ong locale Aide, all’interno di un ampio progetto di lotta alla malnutrizione – riceve una telefonata da un funzionario di OCHA, l’agenzia delle Nazioni Unite per il Coordinamento delle Azioni Umanitarie che già ha avuto modo di apprezzare la qualità del nostro intervento in Ciad. Fonti non confermate segnalano l’arrivo di profughi dalla Nigeria nelle aree di confine a nord del Lago, pare che si tratti soprattutto di bambini: è necessario un sopralluogo immediato. Leila e Bayha, presidente di Aide, partono da N’Djamena alla volta di Bol, sede delle attività, e da lì verso nord-ovest. La realtà che incontrano è spaventosa: decine, centinaia di persone, per la maggior parte minori, stanno attraversando il confine (di lì a qualche giorno la frontiera verrà chiusa). Arrivano a piedi, dopo aver percorso distanze che è poco significativo misurare in termini di chilometri su un terreno bruciato dal sole, dove noi fatichiamo a resistere a temperature che solo di notte scendono sotto i 45°. Per giungere fino a Ngouboua hanno dovuto guadare otto fiumi, vestiti solo delle loro tuniche grigie ormai sdrucite, senza altro bagaglio che misere ciabatte di gomma. È emergenza ulteriore, in un Paese già piegato da un’altra grande emergenza: quella che da settimane mobilita la rete più attenta dietro l’hashtag  #SahelNOW – la grande siccità che colpisce tutta l’area a sud del Sahara aggravando una situazione di malnutrizione ormai cronica.
Bastano pochi giorni a Aide-BnD, cui è stato conferito il ruolo di coordinamento per le azioni umanitarie nella Région du Lac, per organizzare l’intervento insieme a Unicef, WFP, OIM (l’agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni) e SIF (una ong islamica francese), non senza il sostegno determinante del ciadiano Ministère de l’Action Sociale et de la Famille, il cui delegato incontreremo più volte nel corso della nostra permanenza nella regione. Ngouboua ospiterà il campo profughi. Obiettivo è riaccompagnare ciascuno dei piccoli al proprio villaggio: Aide-BnD si occuperanno dell’identificazione dei minori e del ricongiungimento familiare; Unicef e WFP assicureranno il sostentamento dei bambini durante la permanenza al campo; a OIM è affidata la logistica delle operazioni sul territorio.

«Sembra il Darfur. Anzi peggio». Sono queste le parole con cui Leila – che in Darfur ha speso oltre due anni della sua missione – ci prepara a ciò a cui stiamo andando incontro. È il 28 aprile quando Luca Iotti, presidente di BnD, e io arriviamo sul posto. La nostra missione in Ciad era pianificata da mesi, con obiettivi di monitoraggio e sostegno al programma di lotta alla malnutrizione. La nuova emergenza era inimmaginabile quando abbiamo deciso che saremmo partiti. Al momento del nostro arrivo le due divisioni del campo profughi ospitano rispettivamente 541 minori (dai 6 ai 18 anni) e oltre una cinquantina di famiglie, per un totale che supera le 1200 persone. 
All’arrivo, in tarda mattinata (Ngouboua dista oltre quattro ore di auto da Bol, “collegata” da una pista sabbiosa che richiede un buon mezzo fuori strada e un abile autista), siamo accolti nel campo militare di stanza in loco, dove incontriamo Adoum Dangaï Nokour Guet, deputato del Parlamento ciadiano (Secrétaire National Adjoint Chargé des Questions Juridiques del Mouvement Patriotique de Salut) e Governatore della Région du Lac, giunto anch’egli a Ngouboua per constatare di persona la grave situazione di emergenza. Veniamo invitati a pranzare con lui e il suo staff, in un hangar  − così chiamano qui le strutture in paglia sotto cui trovare ospitalità  −  dove grandi vassoi di grassa carne di montone spandono profumo di aglio e spezie piccanti: ci salva il pane che intinto nel sugo dà l’impressione che anche noi partecipiamo al pasto. Segue, con i ritmi lenti del luogo ma soprattutto dell’autorità, un primo incontro con il Governatore durante il quale ci viene concesso, circondati dai suoi uomini armati, di scattargli alcune fotografie (in Ciad è proibito fare fotografie).
Nel pomeriggio Leila e Bahya ci presentano allo staff di Aide-BnD che lavora sul posto: Barca, coordinatore del progetto di réunification familiale; Auben, responsabile della base dati (tutte le informazioni utili all’identificazione dei minori e alla ricerca delle rispettive famiglie sono gestite in formato elettronico); Michel e Mallot, componenti l’équipe di ricerca e ricongiungimento familiare; Ousman e Mahamat Tahir, gli autisti; Akaz, infermiere diplomato, specializzato in attività di supporto psico-sociale : con lui lavorano sei animatori che intrattengono i bambini del campo con giochi e attività ricreative (disegno, musica, partite di pallone); Patrik, responsabile protection monitor, vale a dire il monitoraggio del rispetto dei diritti umani. Una squadra straordinaria, non solo per l’alto livello di specializzazione e competenza ma anche per l’abnegazione e la generosità del loro impegno. Sono tutti giovani uomini (tra i 32 e i 45 anni) che hanno lasciato a casa mogli e figli loro, per dedicarsi ad altri figli, a figli di una realtà con cui è difficile fare i conti. Ci dispiace non poter conoscere Arlette, la sola donna del team, assistente sociale: è ricoverata a N’Djamena, la fatica di questa emergenza l’ha costretta a una sosta ma nei giorni seguenti verremo a sapere che è già in viaggio per tornare dai bambini.
Durante questo primo incontro filmiamo alcune interviste ai membri dello staff, poi insieme a loro
andiamo al campo. I loro racconti, le loro risposte alle tante domande con cui cerchiamo a fatica di prendere le misure rispetto alla situazione che ci circonda ci aiutano un po’ alla volta a capire.    

Per leggere l'Intera testimonianza:

 http://unalungaprimavera.blogspot.it/
 
 

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