Niente crescita per l'Italia fino al 2013
871
Niente crescita dell'Italia fino al 2013 e Piazza Affari trema (-2,42% a 14.580 punti il Ftse Mib e -2,19% a 15.610 punti l'All Share) con le banche e lo spread Btp Bund in tensione (385 punti base). Il Governo ha varato oggi il Def, Documento di economia e finanza 2012, ma Mario Monti, nella bozza della relazione che lo accompagna, avverte che è necessario un "graduale ma duraturo percorso di rientro".
Una scelta obbligata per evitare al Paese di mettere a repentaglio la sua sicurezza economica anche se a costo di sacrifici pesanti per i cittadini, le famiglie e le imprese. Portare i conti dello Stato in pareggio nel 2013, ha aggiunto il premier, è in queste condizioni "una meta ambiziosa" visto che la congiuntura internazionale, come indicato nel Programma di Stabilità, resta debole e incerta. L'Italia ha messo in sicurezza i conti, ma "molto resta da fare". Solo nel 2013 l'indebitamento netto si porterà allo 0,5% del prodotto interno lordo a fronte dello 0,1% indicato a settembre e sostanzialmente confermato a dicembre. La politica economica italiana prevede per il 2013 un avanzo strutturale dello 0,6%. E per risanare i conti è fondamentale "contrastare corruzione, lavoro nero ed evasione fiscale", ha ribadito Monti.
Il Governo ha dovuto peggiorare gli obiettivi di deficit, prendendo atto che la recessione sarà più acuta del previsto. Il Def ha ridotto la stima di crescita 2012 a -1,2% dal precedente -0,4%. Previsioni ottimistiche rispetto al -1,3% della Commissione europea e, soprattutto, al -1,9% del Fmi, che tra l'altro stima nel 2013 un deficit all'1,5% del Pil. Monti oggi non si è detto particolarmente preoccupato da questi scostamenti, sottolineando che i singoli Stati possono incidere relativamente sulla crescita e molto di più sull'andamento della finanza pubblica. Ora si aspetta il giudizio della Commissione europea, importante perché il Governo vuole evitare a tutti i costi di dover varare una nuova manovra dopo quella da oltre 21 miliardi di dicembre. (Fonte Milano Finanza)
Una scelta obbligata per evitare al Paese di mettere a repentaglio la sua sicurezza economica anche se a costo di sacrifici pesanti per i cittadini, le famiglie e le imprese. Portare i conti dello Stato in pareggio nel 2013, ha aggiunto il premier, è in queste condizioni "una meta ambiziosa" visto che la congiuntura internazionale, come indicato nel Programma di Stabilità, resta debole e incerta. L'Italia ha messo in sicurezza i conti, ma "molto resta da fare". Solo nel 2013 l'indebitamento netto si porterà allo 0,5% del prodotto interno lordo a fronte dello 0,1% indicato a settembre e sostanzialmente confermato a dicembre. La politica economica italiana prevede per il 2013 un avanzo strutturale dello 0,6%. E per risanare i conti è fondamentale "contrastare corruzione, lavoro nero ed evasione fiscale", ha ribadito Monti.
Il Governo ha dovuto peggiorare gli obiettivi di deficit, prendendo atto che la recessione sarà più acuta del previsto. Il Def ha ridotto la stima di crescita 2012 a -1,2% dal precedente -0,4%. Previsioni ottimistiche rispetto al -1,3% della Commissione europea e, soprattutto, al -1,9% del Fmi, che tra l'altro stima nel 2013 un deficit all'1,5% del Pil. Monti oggi non si è detto particolarmente preoccupato da questi scostamenti, sottolineando che i singoli Stati possono incidere relativamente sulla crescita e molto di più sull'andamento della finanza pubblica. Ora si aspetta il giudizio della Commissione europea, importante perché il Governo vuole evitare a tutti i costi di dover varare una nuova manovra dopo quella da oltre 21 miliardi di dicembre. (Fonte Milano Finanza)

1.gif)
