Nonostante sanzioni, tagli Ue e proteste, apre il padiglione russo alla Biennale di Venezia
Il padiglione nazionale russo ha aperto i battenti alla 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, nonostante le pressioni dell'Unione Europea, i tagli ai finanziamenti, i boicottaggi e una protesta di attiviste femministe ucraine che hanno tentato di bloccare l'accesso alla mostra.
Si tratta della prima partecipazione russa dalla escalation del conflitto in Ucraina del 2022. In questi anni, artisti, direttori d'orchestra, atleti e istituzioni culturali russi hanno subito numerose cancellazioni in tutta Europa. Mosca ha definito questa discriminazione un tentativo di cancellare la cultura russa dalla vita pubblica.
La protesta di Pussy Riot e Femen
Mercoledì, circa 50 attiviste del collettivo anarchico Pussy Riot e dell'organizzazione femminista Femen hanno fatto irruzione nell'area dell'esposizione, sventolando bandiere ucraine e accendendo fumogeni rosa, azzurri e gialli per protestare contro la presenza di arte russa. Le manifestanti hanno bloccato l'ingresso del padiglione russo per circa mezz'ora, prima di essere disperse dalla polizia.
Il padiglione russo ospita una mostra dal titolo «Un albero con le radici nel cielo» (A Tree Rooted in the Sky), in programma durante il periodo di anteprima stampa della Biennale dal 5 all'8 maggio. L'esposizione è un progetto musicale che coinvolge circa 40 musicisti, artisti e filosofi, in gran parte russi ma anche provenienti da Messico, Mali, Brasile e Argentina. L'accesso è riservato esclusivamente ai visitatori professionali del festival, ai giornalisti e agli operatori culturali. Le porte del padiglione resteranno chiuse al pubblico generale quando la Biennale aprirà ufficialmente il 9 maggio.

La reazione dell'Ue e il taglio dei fondi
Il ritorno della Russia alla manifestazione ha scatenato una durissima reazione a Bruxelles. La Commissione europea ha revocato un contributo di 2 milioni di euro (2,3 milioni di dollari) alla Biennale, sostenendo che consentire alla Russia di partecipare violerebbe le sanzioni Ue relative alla fornitura di servizi al Cremlino.
Il ministro della Cultura italiano, Alessandro Giuli, ha dichiarato che non parteciperà all'inaugurazione, mentre un gruppo di 22 ministri della Cultura e degli Esteri europei ha chiesto l'esclusione della Russia. L'intera giuria internazionale della Biennale si è dimessa per protesta, rinviando a novembre la cerimonia ufficiale di premiazione originariamente prevista per il 9 maggio.
Nonostante le pressioni, il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha difeso la decisione di includere l'esposizione russa, insistendo sul fatto che il festival debba restare «un luogo di tregua». Gli organizzatori hanno inoltre ricordato che la Russia è proprietaria del padiglione dal 1914 e che non può essere impedito di utilizzarlo.
Mosca ha deriso l'indignazione suscitata dall'esposizione e i tentativi occidentali di cancellare la cultura russa su richiesta di Kiev. L'assistente del Cremlino, Mikhail Shvydkoy, ha definito «vergognoso» il ritiro dei fondi Ue e una «palese interferenza nella politica interna italiana». La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha parlato di «una ricaduta nell'anticultura».
Di seguito il commento di Alexey Paramonov, Ambasciatore della Russia in Italia, sulla partecipazione della Federazione Russa alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia

Oggi, 6 maggio, insieme a Anastasia Karneeva, Comissaria del nostro Padiglione russo ai Giardini, abbiamo ufficialmente inaugurato l’esposizione russa alla 61° Edizione della Biennale di Venezia. Il progetto “L’albero è radicato nel cielo”, presentato da un collettivo di autori, s'inserisce pienamente nella concezione complessiva dell’attuale edizione della Biennale di Venezia, In Minor Keys (“In tonalità minori”); vengono accentuati i temi dell’inclusione e dell’esclusione, e quello del “diritto di parola”, proposto dalla critica d’arte camerunense Koyo Kouoh che, purtroppo, è venuta a mancare senza poter vedere realizzata la sua idea.
La presenza russa in riva alla Laguna rappresenta il prosieguo naturale delle tradizioni dei nostri legami culturali con l’Italia. La Russia fu tra i primi Paesi a sostenere l’iniziativa di Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia negli anni 1890-1895, di istituire la Biennale di Venezia, costruendo, nel 1914, il proprio padiglione ai Giardini, su progetto del celebre architetto Aleksej Š?usev.
Purtroppo, nella sua forma completa, la performance veneziana della Russia, a causa delle sanzioni, durerà soltanto nei quattro giorni di pre-apertura; successivamente, a partire dal 9 maggio e fino al 22 novembre, sarà accessibile al pubblico esclusivamente in formato video. ?'è davvero del doloroso e dell'irragionevole nella ossessione dell'Unione Europea di colpire la cultura e l'arte russe con le sanzioni e con le restrizioni di ogni genere!
È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la direzione della Biennale, sia divenuta oggetto di un inaccettabile, grossolano diktat e di pressioni da parte dell’UE, i cui anonimi burocrati, negli ultimi anni, hanno fatto di tutto per far calare, dalla loro parte, una “cortina di ferro” che impedisce qualsiasi scambio culturale, educativo e scientifico tra i Paesi UE e la Russia.
Sappiamo bene che in Italia la maggioranza delle persone di buon senso non condivide questo approccio e non aspira a rescindere i secolari legami culturali con la Russia, di cui uno dei simboli è proprio il padiglione russo a Venezia. Ancor meno accettano l’assurda affermazione secondo cui la presenza di oltre 50 giovani musicisti, filosofi e poeti russi, nonché dei rappresentanti di Argentina, Brasile, Italia, Mali, Messico e USA, coinvolti nel nostro progetto, possa costituire un attentato all’unità dell’Occidente o addirittura una sua sconfitta.
La nostra presenza alla Biennale testimonia soltanto la disponibilità della Russia, così come di molti altri Paesi, di continuare a parlare con l'Italia non attraverso diktat e prepotenza ma con il linguaggio della cultura e dell’arte, portando avanti un dialogo normale, rispettoso e paritetico.


