Il regista Bayoudh a l'AntiDiplomatico: “L’Algeria nel mirino degli Usa per colpire UE e Cina”
In un’intervista che getta una luce cruda sugli equilibri del Nord Africa, il regista e intellettuale Souheil Bayoudh descrive a l'AntiDiplomatico un futuro di frammentazione e rivalità globali, con l’Algeria come prossimo epicentro di una destabilizzazione pianificata dagli Stati Uniti. Secondo Bayoudh, l’amministrazione americana considererebbe il Paese nordafricano poco più che una fragile “creazione coloniale”, priva di una coesione storica autentica, e pertanto bersaglio ideale per una strategia di indebolimento indiretto.
L’obiettivo di lungo periodo, spiega il regista, sarebbe duplice: interrompere i flussi energetici verso due competitor cruciali, l’Europa e la Cina, proprio nella fase di transizione verso un’economia dominata dall’intelligenza artificiale. Privare Pechino e i Paesi europei di forniture energetiche stabili significherebbe, secondo Bayoudh, rallentarne la crescita industriale e tecnologica, in un momento storico in cui il controllo delle risorse diventa leva di competizione sistemica.
Sul piano operativo, gli Stati Uniti potrebbero sfruttare le tensioni endogene della regione – in particolare le rivendicazioni delle popolazioni berbere (Amazigh) e tuareg – per innescare una progressiva frammentazione dello Stato algerino. Bayoudh non esclude il ricorso a meccanismi già sperimentati in altri teatri: sostegno a movimenti autonomisti, ingerenze umanitarie strumentalizzate e pressioni diplomatiche asimmetriche.
Un effetto collaterale, ma tutt’altro che incidentale, sarebbe lo svuotamento di iniziative europee come il Piano Mattei, lanciato dall’Italia per trasformare il Mediterraneo in un hub energetico alternativo al gas russo. In un’Algeria destabilizzata, spiega Bayoudh, ogni tentativo europeo di approvvigionamento diretto risulterebbe vano, esponendo il Vecchio Continente a una dipendenza ancora più vulnerabile.
L’analisi del cineasta si spinge fino a inquadrare questa strategia in una “nuova Dottrina Monroe” – un implicito disegno di egemonia emisferica che, sfruttando l’arretratezza strategica europea, mira a isolare Pechino e a ridimensionare un’Europa ormai priva di sovranità effettiva e di visione politica autonoma. “L’Europa non è più un attore”, afferma Bayoudh, “ma un teatro”.
La voce di Bayoudh, pur proveniente dal mondo della cinematografia, si inserisce in un dibattito sempre più acceso tra analisti geopolitici: è legittimo leggere le tensioni nordafricane come proxy di uno scontro globale Usa-Cina? E l’Algeria, con la sua storia complessa e le sue ricchezze energetiche, è davvero il prossimo domino destinato a cadere?
Quel che è certo, conclude il regista, è che l’Occidente non ha più il monopolio dell’instabilità pianificata. E che il futuro del Nord Africa si scriverà, come in passato, lontano dai suoi confini.


