Nuove sanzioni contro il nucleare iraniano

Dal primo luglio è divenuto operativo l'embargo petrolifero di UE e Stati Uniti: effetti, ripercussioni e possibili scenari futuri

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Nuove sanzioni contro il nucleare iraniano

Il 1° luglio sono entrate in vigore le nuove misure adottate da per impedire che l’Iran prosegua nel suo programma nucleare militare. Le misure prevedono l’embargo sulle importazioni di petrolio iraniano nei Paesi dell’Unione Europea e l’inasprimento delle misure adottate dagli Stati Uniti nei confronti della Banca Centrale Iraniana. È  del dicembre 2011, infatti, la decisione di sospendere dal circuito finanziario statunitense tutte le istituzioni che fossero in affari con la Banca Centrale Iraniana, ostacolando così la riscossione dei proventi per la vendita del greggio. A queste sanzioni, si accompagnano le precedenti misure stabilite nel corso degli anni dalle varie Risoluzioni Onu, 1737(2006), 1747 (2007), 1803(2008) e 1929 (2010). 
Il nuovo round di colloqui “tecnici” svoltosi ad Istanbul il 3 luglio tra Teheran e i rappresentanti dei Membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, più la Germania, non ha infatti modificato le posizioni che avevano decretato il sostanziale fallimento dei precedenti incontro tenuti a Baghdad e a Mosca. Le posizioni appaiono infatti inconciliabili: mentre l’Iran vuole dotarsi almeno della capacità di costruire una bomba nucleare senza il rischio di subire un intervento militare, i 5+1 vogliono privarlo di questa possibilità, indurlo a fermare l’arricchimento nel sito fortificato di Fordow, scoperto nel 2009  all’interno di una montagna nei pressi di Qom, e vendere il quantitativo di uranio già arricchito al 20% - non compatibile con un programma civile -  al di fuori del Paese. 
Sui colloqui pesa inoltre la recente decisione statunitense di implementare il suo contingente di stanza in Kuwait per rafforzare la sua presenza nel Golfo Persico a fronte di possibili ritorsioni iraniane al nuovo round di sanzioni. Già nel dicembre scorso la decisione di adottare sanzioni contro la  Banca Centrale Iraniana aveva alzato il livello dello scontro tra Iran e Usa portando Teheran a minacciare la chiusura dello Stretto di Hormuz, crocevia mondiale del traffico petrolifero.
 
Effetti sull'economia iraniana. Almeno nelle dichiarazioni ufficiali, le autorità iraniane non sembrano temere gli effetti economici delle sanzioni e men che mai ritengono che il malcontento popolare derivante dall’inflazione e dalla disoccupazione possa rappresentare una minaccia per il regime. La mancanza di un’opposizione democratica strutturata sembrerebbe confermare questa direzione. In più, la difficile congiuntura economica europea e Obama alle prese con la sua rielezione, una guerra appena conclusa e un’altra in corso allontanano sempre di più l’opzione militare e contemporaneamente la necessità, per l’Iran, di ricercare una soluzione al tavolo dei negoziati. È poi forte nei vertici iraniani il convincimento che l’Occidente non voglia realmente negoziare sul programma nucleare bensì disfarsi della Rivoluzione islamica.
 
Il nodo Israele. Sebbene a livello internazionale si opti per una soluzione negoziale, il governo israeliano si  è più volte detto pronto a ricorrere all’opzione militare qualora l’Iran superasse la cosiddetta “zona di immunità”. Tuttavia Gerusalemme sa di non poter fare a meno dell’assenso e del sostegno americano. La Presidenza americana, però, appena concluso l’impegno in Iraq e con un fronte ancora aperto in Afghanistan, difficilmente si lancerebbe in una nuova guerra, soprattutto in un anno di campagna elettorale. Occorre, tuttavia, ricordare il peso specifico che la lobby ebraica  riveste nella politica statunitense. Una di serie di episodi sembra poi suggerire come Israele, nel frattempo, abbia intrapreso una serie di operazioni volte a boicottare lo sviluppo del programma nucleare iraniano attraverso una covert war fatta di uccisioni mirate di ingegneri nucleari iraniani, esplosioni nei pressi di impianti nucleari e sabotaggi, anche attraverso l’utilizzo di virus informatici. 
 
Background. Il contenzioso diplomatico sul nucleare iraniano risale al 2003 quando l’allora presidente Khatami annunciò la volontà del Paese di produrre energia atomica per le centrali nucleari civili di cui l’Iran si sarebbe dotato in futuro. L’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, pur definendo pacifico il programma nucleare iraniano, comunicò di aver rilevato tracce di uranio arricchito nel sito di Natanz, la cui esistenza era stata rivelata nel 2002 dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniano, un gruppo di opposizione in esilio che rivelò anche la costruzione dell’impianto ad acqua pesante di Arak. Già dieci anni fa, fu lo stesso Khatami a chiedere alla Comunità Internazionale di riconoscere il legittimo diritto dell’Iran all'accesso alle risorse nucleari. D’altronde prima della deposizione dello Shah Pahlavi, nel 1957, Teheran firmò con Washington un accordo sulla cooperazione nucleare per scopi civili che permise l’apertura del Teheran Research Center e la firma di contratti con la Kraftwerk Union per la costruzione di due reattori e dal 1975 fu la stessa amministrazione statunitense ad acconsentire, in linea di massima, allo sviluppo di un programma nucleare iraniano per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico. Tuttavia, una corretta analisi della volontà dell’Iran di entrare nella cerchia delle potenze nucleari, che annovera già Pakistan ed India, sue ex – colonie ed Israele, non può prescindere dall’ambizione di grande potenza che nutre l’odierno Iran e dal desiderio di ricalcare i fasti della “Grande Persia”, accrescendo il suo status di potenza regionale. Non va poi dimenticato che l’Iran, sebbene potenza militare e demografica della regione è pur sempre un Paese non arabo e sciita inserito in un contesto arabo, dominato dalla corrente sunnita. Poter puntare sulla deterrenza nucleare risponderebbe quindi anche a mere logiche di sicurezza nazionale, anche in vista del possibile collasso del regime siriano, principale alleato dell’Iran in Medio Oriente.
Tuttavia, la volontà delle autorità iraniane di fare del loro Paese una potenza nucleare “virtuale” si scontra con la condanna della Comunità Internazionale, irritata anche dall’atteggiamento tergiversante, ostruzionista, non cooperativo e poco trasparente che più volte Teheran ha assunto nel decennio di round negoziali e nei confronti degli ispettori AIEA. Gli ultimi due rapporti pubblicati dall’AIEA – novembre 2011 e aprile 2012 -  hanno poi confermato la dimensione militare del programma nucleare iraniano, smentendo di fatto le posizioni ufficiali iraniane sulla sua natura civile. La Comunità Internazionale è anche preoccupata da una possibile proliferazione nucleare nel Medio Oriente/Golfo Persico che indurrebbe altri attori regionali a dotarsi di un programma nucleare, per accrescere il proprio potere negoziale, qualora Teheran riuscisse a completare il suo.

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