La nuova cortina di ferro: il terrore del giorno prima
di Alex Marsaglia
Dopo le vicende dei droni ucraini che hanno sorvolato i cieli dei Paesi baltici e della Finlandia, determinando anche le dimissioni di alcuni governi, nella notte tra il 28 e il 29 Maggio un drone si è schiantato su un edificio residenziale a Galati, in Romania, a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina ma a ben 350 km da Odessa su cui era in corso l’attacco russo. Ebbene, il Governo fantoccio rumeno, che sta gestendo con forte instabilità politica interna l’amministrazione statale dopo il golpe contro il rappresentante legittimamente eletto Georgescu, si è affrettato a dare la colpa ai droni russi così come hanno fatto i baltici dopo ampie giravolte. Nel giro di poche ore dall’evento abbiamo assistito alla mobilitazione dell’intero apparato dell’UE, della NATO e degli esponenti politici dei Paesi baltici per evocare la “corsa al riarmo” come “deterrenza”.
Il Presidente russo ha parlato la sera del 29 Maggio dicendosi disposto ad un’indagine obiettiva per accertare l’origine del drone, rifiutando però in toto l’attribuzione della colpa, memore dei precedenti casi di manipolazione da parte dei baltici e della Finlandia. Quello che è accaduto in realtà è l’ennesima false flag da parte degli Stati un tempo appartenenti al Patto di Varsavia che ora, similmente all’Ucraina, costituiscono le teste d’ariete per lo sfondamento della NATO ad Est. Simili casi con missili e frammenti di droni sono accaduti ripetutamente anche in Polonia a partire dal 2022, ma non è mai risultata in maniera così evidente l’intenzionalità terroristica di innesco del casus belli. Che poi si voglia arrivare sino in fondo all’innesco dell’art. 5 della NATO è altra cosa, ma sicuramente questi episodi vengono ripetutamente cercati, se non creati, per marciare sul riarmo europeo formalmente in funzione di “deterrenza”, ma sostanzialmente mirando all’espansione verso Oriente della NATO e dell’UE. Dunque non un singolo casus belli, ma una “strategia del terrore” rivolta all’approvazione del Rearm Europe 2030 per l’Operazione Barbarossa 2.0. La Gran Bretagna, come evidenzia bene Manlio Dinucci nel video proposto, dopo aver militarizzato la capitale per simulare uno scenario di guerra aperta, ha annunciato “il più grande pacchetto di droni militari mai realizzato per l’Ucraina, con la consegna di almeno 120.000 droni quest’anno”. Queste mega commesse sono talmente importanti da impattare sul Pil in calo di un Occidente decadente e ciò spinge inevitabilmente i capitalisti a schierarsi per la guerra. È esattamente l’essenza del tecnofascismo che cercavo di spiegare nel mio precedente articolo: dalla crisi economica si passa alla crisi sociale, con il capitalismo neoliberista occidentale che non ha una soluzione “sociale” alla disoccupazione diversa dalla guerra. E così tutto l’apparato tecnico-scientifico si mette al lavoro al servizio della guerra, dismettendo i settori civili falliti per carenza di domanda. La politica si occupa poi di saldare gli interessi di classe, per cui potrebbe non passare molto tempo che ci troveremo convertiti alla retorica bellicista dei Calenda gli operai in cassintegrazione della Volkswagen, contro la Russia per non perdere il lavoro nelle catene di montaggio riconvertite alla produzione di droni. Gli avamposti dell’ex Patto di Varsavia già spendono per i propri bilanci le cifre imposte dall’Impero americano: la Polonia adempie all’onere del famoso 5% del PIL in spese militari da anni, mentre la Romania è stabile oltre il 2% da un decennio. E gli Stati Uniti, da bravi padroni schiavisti, premiano gli schiavi più obbedienti spostando le 5.000 truppe ufficialmente “ritirate” dalla Germania, sempre più a est, cioè in Polonia. Ovviamente tali spostamenti non avvengono a caso, ma rientrano nella strategia di lungo periodo di accerchiamento NATO alla Russia. Ecco che unitamente allo spostamento di truppe in Polonia avviene anche l’invio di F35-A, cioè i cacciabombardieri adibiti allo strike nucleare.
Il tutto come se la Russia non si accorgesse di simili manovre dietro le quinte. E invece il Segretario del Consiglio di Sicurezza russo Sergey Shoigu proprio il 28 Maggio al 14° Meeting internazionale sulla Sicurezza ha detto chiaramente che “l’Unione Europea è diventata un blocco politico-militare con focus anti-russo” e che “non appena un’impresa di produzione di munizioni appare in Ucraina le nostre forze armate la attaccano”, lasciando intendere che i russi hanno ben chiaro come si è strutturata la catena di produzione e approvvigionamento del fronte ma sinora hanno scelto di non toccarla. La realtà, purtroppo per noi europei, è che ci troviamo all’interno di una nuova Cortina di Ferro giunta ormai alle porte della Russia e che sta compiendo tutti i preparativi del caso per la guerra nucleare.
Buona visione:
https://youtu.be/uL4fbqGVCjc?is=ZBne7Bczn7SuryZ7


