Parlamento Ue: troppo poco e troppo tardi

Con i paesi distrutti da MES e Troika voterà una tardiva inchiesta e non ha mai pensato a proporre una mozione di sfiducia verso la Commissione

2989
Parlamento Ue: troppo poco e troppo tardi


di Chris Richmond-Nzi
 
Tutti hanno dei pregi e dei difetti, anche l’Unione europea. Uno dei suoi pregi per eccellenza è la rigidità nella definizione e nella limitazione delle competenze. Pregio che a livello nazionale, raramente può essere riscontrato. Ogni istituzione dell’Unione ha il suo ruolo e la sua ragione d’esistere, ed ogni istituzione può agire soltanto entro il limite delle sue competenze che le sono state attribuite. In parole povere, nessuna delle istituzioni europee può ‘farla fuori dal vaso’. 
 
Come precedentemente delineato, la Commissione e la BCE sono soggetti attivi del Meccanismo Europeo di Stabilità per il semplice motivo che le competenze a loro attribuite mediante il MES erano già e sono tutt’ora definite e concesse dai trattati dell’Unione europea. Il Parlamento europeo, composto da rappresentanti dei cittadini dell’Unione, ha svolto un'azione di controllo verso i suoi colleghi, continuando a manifestare i suoi complessi d’inferiorità in merito alle sue competenze.

Nella sua relazione di indagine nei confronti della Commissione e della BCE, il Parlamento ha richiesto esplicitamente di venir consultato in merito a tutte le decisioni che contano. Ad iniziare con quelle prossime riforme politiche che saranno necessarie ad attuare le nuova governance economica, finanziaria, bancaria dell’unione europea. A suo dire, attualmente questa competenza non la detiene.
 
L’Unione europea però, non è composta soltanto da queste tre istituzioni. Oltre alla Commissione, alla BCE e al Parlamento, ve ne sono altre, con competenze e limiti altrettanto definiti. Tralasciamo le competenze del Consiglio europeo, della Corte dei conti e del Consiglio – che non è il Consiglio europeo, ma è il Consiglio – e prendiamo in considerazione quelle dell’istituzione che tra le tante è sicuramente la più trascurata: la Corte di giustizia dell’Unione europea. Composta da giudici e avvocati scelti tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza, la sua competenza è di “assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati” dell’Unione europea. Ha competenza per pronunciarsi sui ricorsi per incompetenza, per violazione delle forme sostanziali o per violazione dei trattati. Ma come tutte le altre istituzioni dell’Ue, anche le sue competenze hanno limiti.

L’impossibilità di pronunciarsi sulle disposizioni e sugli atti relativi alla politica estera e di sicurezza dell’Unione europea è sicuramente uno dei suoi limiti, anche se l’handicap più evidente, è la sua impossibilità di pronunciarsi sulla validità del diritto stesso dell’Unione europea. Con questi limiti, la Corte quando è chiamata a pronunciarsi in merito ad una questione come il MES – che è  stato legittimato da una modifica dei trattati e istituito oltre i confini del diritto comunitario – non può che attendersi alle sue competenze: assicurarsi che sia conforme alle disposizioni del diritto primario. Secondo i suoi limiti. E secondo i limiti del diritto primario, ovviamente.
 
Una controversia legata all’interpretazione o all’applicazione del trattato MES può inficiare direttamente e indirettamente anche sull’interpretazione e sull’applicazione del diritto dell’Unione stesso. E vi sono tanti esempi, di cui uno è proprio lampante: la nuova governance dell’unione economica e finanziaria. La cosiddetta austerità. 
 
Nella relazione d’indagine sul ruolo e sulle attività della Troika, il Parlamento europeo ha messo in seria discussione l’austerità in generale e più in particolare i Memorandum d’intesa ed i vincoli macroeconomici imposti dalla Troika. Secondo la relazione del Parlamento, “i Memorandum hanno causato un aumento delle diseguaglianze sociali”, ed oggi, “molti cittadini non sono più in grado di fruire di un livello adeguato di servizi per far fronte ai bisogni fondamentali. Incluso l’accesso ai trattamenti vitali”. Secondo il Parlamento, quindi, l’austerità imposta dai Memorandum d’intesa sarebbe in contrasto con la Carta sociale, in contrasto con la Carta dei diritti fondamentali e ovviamente, in contrasto anche con il diritto dell’Unione europea. Se ciò venisse appurato, non si tratterebbe soltanto di una controversia legata all’interpretazione e all’applicazione del trattato MES, ma avrebbe effetti gravissimi anche sull’interpretazione e sull’applicazione del diritto primario, sgretolando l’acquis comunitario stesso. 
 
Con la sentenza Pringle, anche la Corte di giustizia europea si è espressa in merito ai Memorandum d’intesa, seppur nei limiti delle sue competenze, ovviamente. “È certo – afferma la Corte – che l’assistenza finanziaria ad uno Stato membro è soggetta ad una rigorosa condizionalità – che è commisurata allo strumento di assistenza scelto – può anche assumere la forma di un programma di correzioni macroeconomiche. Tuttavia – continua la Corte di giustizia – la condizionalità (austerità) imposta è diretta a garantire la conformità delle attività dell’ESM con le misure di coordinamento adottate dall’Unione europea”. E ciò è fondamentale. Secondo la Corte infatti, il trattato MES “prevede espressamente che le condizioni (austerità) che presiedono un sostegno devono essere ampiamente conformi alle misure di coordinamento delle politiche economiche previste dal trattato sul funzionamento dell’Ue”. Per di più, “la Commissione – in qualità di ‘custode dei trattati’, dell’acquis comunitario e della Carta dei diritti fondamentali – prima di firmare i Memorandum d’intesa che definiscono la condizionalità (austerità), verifica che tutte le condizioni imposte siano pienamente conformi” al diritto dell’Unione europea. 
 
In merito alle perplessità del Parlamento riguardo ad una possibile reiterazione nella violazione dei diritti fondamentali dell’uomo da parte dei Memorandum d’intesa, la Corte – sempre con la sentenza Pringle – enuncia giustamente che “la Carta non estende l’ambito di applicazione del diritto dell’Unione al di là delle competenze dell’Unione europea”. Sottolinea che “le disposizioni della Carta si applicano agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione”. Aggiunge che quando “instaurano un meccanismo di stabilità come il MES, gli Stati non attuano il diritto dell’Unione” e sottolinea anche che “la Corte è chiamata a interpretare il diritto dell’Unione nei limiti delle competenze riconosciute” alla Carta dei diritti fondamentali. 
 
Già, a proposito di competenze. Ogni istituzione ha delle competenze. Chi più, chi meno, è vero. Ma tutte ne hanno. E tutte le competenze hanno dei limiti. Sia quelle della Corte, sia quelle dei diritti fondamentali dell’uomo.
A proposito di competenze, vi è un’altra questione che dovrebbe seriamente venir presa in considerazione. Tra le sue competenze, il Parlamento europeo può costituire una commissione temporanea d’inchiesta – ed è successo – incaricata di esaminare le denunce d’infrazione o di cattiva amministrazione nell’applicazione del diritto dell’Unione. In questo caso però, il Parlamento non può usare tale competenza per indagare sui poteri delle istituzioni o degli altri organi dell’Unione europea definiti dai trattati.

Già, a proposito di competenze e di limiti. Nonostante i complessi d’inferiorità e nonostante i limiti, il Parlamento potrebbe anche presentare una mozione di censura sull’operato della Commissione. Se la mozione venisse approvata a maggioranza di due terzi dei voti espressi dal Parlamento, i membri della Commissione dovrebbero dimettersi collettivamente dalle loro funzioni. La relazione d’inchiesta sul ruolo e sulle azioni della troika – Commissione europea, BCE e Fondo Monetario Internazionale – approvata dal Parlamento invece, è soltanto “la base per le successive discussioni politiche, ma non tenta di trarre conclusioni o raccomandazioni”. 
 
A proposito di opportunità, a questo punto, oltre che di competenze e di limiti. Il Parlamento si appresta a votare una tardiva e pressoché inutile indagine sull'attività della troika. Ma perché non ha mai proposto una mozione di sfiducia verso una Commissione che sta distruggendo il progetto europeo? Dopo che il Parlamento avrà finito di ‘indagare’ sul ruolo e sulle attività della Troika, qualcuno potrebbe anche pensare di indagare anche sul ruolo e sulle attività del Parlamento stesso. O sulle sue inattività piuttosto.  

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Sui fatti di Torino Sui fatti di Torino

Sui fatti di Torino

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni di Loretta Napoleoni Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa di Giuseppe Masala La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Olimpiadi: meglio Petrecca! di Alessandro Mariani Olimpiadi: meglio Petrecca!

Olimpiadi: meglio Petrecca!

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti