Perché la Lega Araba deve imparare dall'esperienza africana

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Perché la Lega Araba deve imparare dall'esperienza africana

L'azione incisiva dell'Ecowas in Mali e quella inefficace della Lega Araba in Siria confermano come le organizzazioni regionali siano le uniche in grado di gestire con efficacia i conflitti internazionali. Di fronte al veto incrociato che paralizza la funzionalità dei poteri coercitivi del Consiglio di Sicurezza, le controversie possono essere risolte solo attraverso i meccanismi di sicurezza collettiva a disposizione a livello regionale. 

Lunedì 2 aprile, a soli 11 giorni dal colpo di stato militare che in Mali ha destituito il governo democraticamente eletto di Toure, l'Ecowas, l’organizzazione regionale che raggruppa gli stati dell’Africa occidentale, ha intrapreso misure coercitive contro i golpisti. In una Dakar che festeggiava l'insediamento del nuovo presidente Mall, Alassane Ouattara, leader della Costa d'Avorio e presidente di turno dell'Ecowas, ha annunciato l'introduzione di un "embargo totale", la completa chiusura delle frontiere agli scambi commerciali, nonché sanzioni economiche e diplomatiche – tra cui la restrizione alla libera circolazione e congelamento dei beni - contro i leader del Comitato Nazionale per la Restaurazione della Democrazia e dello Stato. 
L'efficacia dell'azione dell'organizzazione africana stride con l'ultimo inutile vertice della Lega Araba sulla crisi siriana. Riunitosi dal 27 al 29 marzo a Baghdad, il summit si è trasformato in un'assise di promesse, di sostegno allo sterile piano di pace in sei punti dell'inviato congiunto con le Nazioni Unite Kofi Annan ed un modo per l'Iraq di riconquistare parte dell'influenza regionale. Dopo 9 mila morti (secondo i ribelli 10 mila), migliaia di dispersi e di profughi in fuga verso il Libano e Turchia, in un anno dall'inizio della repressione del regime siriano non si è riusciti a prendere nessuna misura efficace per fermare il massacro del regime di Assad. 
La gestione della sicurezza collettiva è incentrata sul Capitolo VII della Carta, che concentra i poteri coercitivi nelle mani del Consiglio di Sicurezza. Durante la guerra fredda, l'ostracismo dell'Unione Sovietica aveva permesso l'utilizzo dei strumenti di sicurezza una volta sola, nel 1977 contro il regime razzista in Rhodesia del Sud. All'inizio degli anni  '90 il sistema unilaterale dominato dagli Stati Uniti ha permesso un'iperattivismo prima sconosciuto  del Consiglio di Sicurezza. Dal fallimentare intervento in Iraq nel 2003, tuttavia, l'utilizzo costante del veto di Russia e Cina in sede di votazione ha di nuovo reso inoperativo il sistema di sicurezza collettiva previsto dal Capitolo VII della Carta ed implicitamente demandato a livello regionale la soluzione dei conflitti. Secondo l'art. 53 della Carta, le organizzazioni regionali, che perseguono i fini e gli scopi delle Nazioni Uniti e previa autorizzazione del Consiglio, possono intervenire a dirimere le controversie internazionali. 
Le regioni devono fare da sole, quindi. Ai limiti della liceità rispetto alla Carta, dato che spesso non attendono il consenso del Consiglio, in Africa, l'Unione Africana e l'Ecowas stanno offrendo un modello funzionale di gestione della sicurezza collettiva. L’esperienza dell’ECOWAS è di particolare importanza: grazie anche all’impegno che storicamente alcuni paesi membri hanno profuso nelle missioni di pace  (Nigeria, Ghana, Guinea), oggi l’Ecowas è una delle poche organizzazioni regionali in grado di dispiegare oltre 3.000 uomini in un teatro di crisi.  
Al contrario la regione araba non si è dotata di un'efficace strumento di gestione delle crisi e si attende che la diplomazia internazionale compia vani sforzi per convincere il Cremlino e Pechino ad una risoluzione più efficace per fermare il regime di Damasco. Ma intanto, nonostante le promesse delatorie di Assad di essere pronto ad attuare il piano Annan, ogni giorno decine di civili continuano a morire.

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