Perché scioperare il 22 Settembre?

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Perché scioperare il 22 Settembre?

 

di Federico Giusti

In Italia le politiche di riarmo arrivano dopo anni di sottofinanziamento dei capitoli di bilancio rilevanti per il nostro stato sociale, il 12% della spesa per la sanità quando la media Ue è pari al 15, il 7% per l’istruzione rispetto alla media europea sopra il 9,3% )

Se il tasso di crescita dell'economia cala insieme alla produttività del lavoro dove troveranno i soldi per il Riarmo? Dai capitoli sociali, rinunciando alle bonifiche dei siti inquinati, dai mancati investimenti nella scuola, nella sanità, nel potenziamento delle misure di welfare che oggi in Italia sono alquanto carenti in alcuni capitoli di bilancio.

E le fabbriche dei settori in crisi? Chiuderanno i battenti e saranno riconvertiti a fini di guerra

Ma l'economia non doveva crescere secondo il Governo? Oggi registriamo un meno 0,6% rispetto ad un anno fa e i settori più colpiti solo quelli del lusso, della produzione di automobili e del tessile-abbigliamento.

E il mercato del lavoro? Istat documenta la riduzione delle ore lavorate nell'industria oltre al calo del 7,2% del valore del fatturato industriale, la crescita di oltre il 47% delle ore di cassa integrazione. Senza gli ammortizzatori sociali esistenti, che qualcuno voleva invece ridurre, decine di migliaia di famiglie italiane sarebbero alla canna del gas, giusto a ricordare la importanza del welfare soprattutto in tempi di crisi.

Anche il tasso di crescita della produttività del lavoro continua a manifestare andamenti negativi a ricordarci che senza investimenti tecnologici e formativi il capitalismo italiano andrà poco lontano.

E a confermare le meno rosee previsioni anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio con una nota redatta pochi mesi or sono

La congiuntura economica internazionale è caratterizzata da una crescente incertezza, derivante dalle politiche protezionistiche oltre che dalle persistenti tensioni geopolitiche. Le forti barriere tariffarie annunciate il 2 aprile dagli Stati Uniti d’America, che hanno indotto repentini cali nei prezzi degli attivi finanziari, sono state ampiamente depotenziate nei giorni scorsi. Già prima del 2 aprile le attese sulla crescita si stavano deteriorando; infatti, l’OCSE prevedeva una graduale decelerazione del PIL mondiale nei prossimi anni. Nello scorcio finale del 2024 l’economia degli Stati Uniti ha rallentato e nel primo trimestre di quest’anno potrebbe essersi ulteriormente indebolita (fig. 1). Nell’area dell’euro restano significative eterogeneità, con la Germania ancora in contrazione e la Spagna in rapido sviluppo. L’inflazione globale manifesta segnali di rinnovata pressione, per cui il sentiero dell’allentamento monetario delle principali banche centrali diventa più stretto

Nota sulla congiuntura di aprile 2025 | upB

 

Se questi sono gli scenari, come lavoratori e lavoratrici, cosa ci dobbiamo aspettare?

  • L’aumento delle spese militari annunciato al 5% del Pil in dieci anni
  • La militarizzazione delle scuole e della società
  • Spostare la spesa pubblica dal welfare alla difesa, all'acquisto e produzione di armi
  • Favorire in termini salariali e previdenziali i militari (anticipo dell’età pensionabile, contributi pesanti rispetto a quelli della Pubblica amministrazione, indennità contrattuali costruiti ad hoc) quando nel frattempo i contratti della Pubblica amministrazione vengono siglati con aumenti del sei per cento a fronte di un meno 18 per cento del potere di acquisto nell’arco di un triennio. Ogni giorno ci viene raccontato che il rifiuto di un rinnovo contrattuale è un atto di follia, si peccherebbe di realismo e senso di responsabilità ma i responsabili sono quanti propongono aumenti contrattuali pari a un terzo del costo della vita perduto?

Nel frattempo, il nostro paese è allineato con Trump e Israele e complice del genocidio di un popolo, quello palestinese.

Per queste ragioni il 22 Settembre scioperiamo, sarà uno sciopero difficile e per nulla scontato ma possiamo forse eludere questo appuntamento? Non solo ragioni etiche e morali spingono a prendere posizione contro il genocidio ma ci sono ragioni materiali come la necessità di combattere l’economia di guerra prima che sia troppo tardi.

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