Primavera araba 2.0
A quasi due anni dalla rivoluzione, al Cairo si torna a lottare per democrazia e libertà
1751
A quasi due anni dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011, l’Egitto attraversa una profonda fase di instabilità e tensione. La “Final Warning March” di martedì 4 dicembre è stata solo l’ultimo atto di 12 giorni di proteste organizzate dal Fronte di salvezza nazionale, che raccoglie i principali partiti e gruppi d’opposizione egiziani. L’adesione agli scioperi e alle proteste ha raccolto consensi trasversali nella società egiziana, coinvolgendo anche la stampa e la magistratura.
La dichiarazione costituzionale in questione. L’attuale crisi politica è stata innescata il 22 novembre dal presidente Mohammed Morsi con l’adozione di una dichiarazione costituzionale molto controversa. Rendendo immuni tutti i provvedimenti presidenziali dal giudizio di qualsiasi altro organo e vietando lo scioglimento dell’Assemblea Costituente e del Consiglio della Shura, la dichiarazione ha subito assunto i tratti di una provvedimento volto a interferire negli affari giudiziari e minare l’indipendenza e l’autorità della Magistratura.
La profonda spaccatura politico-sociale che la dichiarazione ha prodotto è stata approfondita una settimana dopo dall’annuncio dell’adozione del testo definitivo della nuova Costituzione. Il 15 dicembre il testo sarà sottoposto a referendum costituzionale.
Il presidente egiziano sostiene che la dichiarazione, di carattere temporaneo, permetterà di salvaguardare la transizione del paese verso una democrazia costituzionale dai tentativi di boicottaggio messi in atto da alcuni esponenti della magistratura legati al vecchio regime. I suoi critici lo accusano, invece, di voler esautorare la magistratura così come fatto in precedenza con l’Esercito e di aver concentrato nelle sue mani un ampio spettro di poteri che rendono il suo ufficio immune dal controllo giurisdizionale.
Le violazioni di diritto internazionale. Un’attenta analisi e puntuale critica dei contenuti della dichiarazione è stata fatta dall’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Navi Pillay, in una lettera inviata al presidente Morsi all’indomani dell’adozione della dichiarazione. L'Alto Commissario ha esortato Morsi a riconsiderare la dichiarazione costituzionale dal momento che una serie di misure in essa contenute sono incompatibili con due dei principali trattati internazionali in materia di diritti umani – la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali - che l'Egitto ha ratificato nel 1982.
Nel dettaglio, l’articolo 1 della dichiarazione costituzionale, che prevede un nuovo processo a carico di “chi ha tenuto una posizione politica o esecutiva sotto il precedente regime”, costituisce una violazione dell'articolo 14, paragrafo 7 della Convenzione sui diritti civili e politici che stabilisce che “nessuno può essere processato o condannato per un reato per il quale è già stato definitivamente condannato o assolto in conformità con la legge e la procedura penale di ciascun paese”.
L’articolo 2 che rende immuni tutti i provvedimenti presidenziali dal giudizio di qualsiasi altro organo oltre a “violare il concetto fondamentale di Stato di diritto, ponendo le azioni del presidente fuori dal controllo giudiziario, costituisce un’usurpazione del ruolo della magistratura in una società democratica in contrasto con l'articolo 14, paragrafo 1 del Patto sui diritti civili e politici che garantisce l'indipendenza del potere giudiziario. In più l’articolo 2 della dichiarazione costituzionale, annullando tutte le cause attualmente davanti ai tribunali in materia di "precedenti dichiarazioni costituzionali, leggi e decreti adottati dal giorno dell’insediamento del presidente”, nega l'accesso alla giustizia a coloro che potrebbero voler contestare giuridicamente le azioni presidenziali, in contrasto con l'articolo 2, paragrafo 3 del Patto.
Infine, l’articolo 5 della dichiarazione che stabilisce che “nessun organo giurisdizionale può sciogliere il Consiglio della Shura e l'Assemblea costituente” è incompatibile con il principio di indipendenza della magistratura, nonché con l'articolo 2 del suddetto Patto, che afferma il diritto a un ricorso effettivo .
La Costituzione e la discriminazione agli sciiti. Anche il testo costituzionale è stato fortemente criticato dall’opposizione, oltre che per il suo contenuto anche per la dinamica che ha condotto alla sua adozione. Il testo è stato infatti approvato da soli 85 dei 100 membri di cui era originariamente costituita l’Assemblea. Di questi 85, ben 11 erano sostituti di esponenti liberali, copti e di sinistra che già da metà novembre avevano deciso di boicottare i lavori dell’organo in segno di protesta contro il dominio islamista e la mancata rappresentanza dell’intero spettro politico e sociale egiziano. Ad essere contestata è poi la stessa legittimità della Costituente in quanto nominata dall’Assemblea del popolo eletta sulla base di una legge incostituzionale e successivamente sciolta dal Consiglio Supremo delle Forze Armate. Prima dell’adozione della dichiarazione costituzionale, una pronuncia sulla legittimità dell’organo costituente era attesa per il 2 dicembre.
La Costituzione è composta da 263 articoli, organizzati in cinque parti e adottati all’unanimità. La mancanza di un reale processo pluralistico nella redazione del testo si riflette nel forte rapporto che è stato istituito tra politica e religione. Sebbene in merito alla sharia il testo conservi nell’articolo 2 l’impianto della Costituzione del 1971, che fa dei “principi della sharia” e non delle sue leggi il fondamento della legislazione, la Costituzione chiarisce che la dottrina a cui fare riferimento è quella sunnita (art.219). La libertà di religione è pienamente consentita alle sole religioni “divine” (islam, cristianesimo ed ebraismo) mentre non vengono tutelate le minoranze religiose, come i baha’i e i musulmani sciiti. Il progetto contiene alcuni elementi positivi: sostiene che "la sovranità è solo del popolo" e non di Dio, contiene buone clausole di non discriminazione, offre buone garanzie alla libertà personale e al diritto alla privacy e fissa a due il massimo di mandati presidenziali. Nonostante questo, la Costituzione non garantisce del tutto i diritti economici, sociali e culturali e tralascia completamente i diritti delle donne che non vengono menzionate se non in relazione alla casa e alla famiglia.
I primi articoli ad essere approvati sono stati quelli relativi all’Esercito. Il testo garantisce alle Forze Armate piena autonomia rispetto al controllo civile oltre che in materia giudiziaria e di bilancio. Con le concessioni fatte ai militari, la Fratellanza spera di poter attuare la propria agenda politica senza l’ostruzionismo di quello che è sempre stato uno dei maggiori centri di poteri in Egitto.

1.gif)
