Qatar: prove di potenza regionale

La storica visita a Gaza che ha rotto l'isolamento internazionale di Hamas simboleggia un piano più ampio dell'emirato

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Qatar: prove di potenza regionale

Con la visita del 23 ottobre, l'emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al-Thani, è diventato il primo capo di Stato a visitare la striscia di Gaza dalla vittoria di Hamas nelle elezioni del 2006. La visita, avallata dall’Egitto di Morsi, ha di fatto rotto l’isolamento politico internazionale di Hamas e del suo governo, guidato da Ismail Haniyeh,  in un momento di ridefinizione degli equilibri nell’area.

Fine dell'isolamento internazionale. L'ultima visita dell'Emiro a Gaza risale al 1999, quando era stato accolto dall’allora leader palestinese Yasser Arafat. Le personalità che in questi anni hanno visitato Gaza, compreso il Segretario Generale dell'ONU o i ministri degli Esteri europei, non hanno incontrato nessuno degli esponenti del governo locale. Hamas, costola della Fratellanza Musulmana, è annoverato nella lista delle organizzazioni terroristiche di Stati Uniti e Unione Europea per il suo rifiuto di riconoscere Israele e di abbandonare la resistenza armata contro lo Stato ebraico. Israele e le formazioni combattenti islamiche attive a Gaza, tra cui le Brigate Ezzedine al-Qassam di Hamas, sono protagoniste di un conflitto a bassa intensità fatto di raid mirati dell’Israeli Air Forces nella Striscia e lanci di razzi, colpi di mortaio e ordigni improvvisati da parte delle fazioni palestinesi. 
 
Qatar: alla ricerca di un ruolo da protagonista. La visita, presentata come una missione umanitaria a favore della popolazione della Striscia, si inserisce nel quadro della diplomazia economica e politica portata avanti dal Qatar per ampliare la propria sfera di influenza nello scacchiere mediorientale e ridefinire le alleanze regionali, alla luce della crisi siriana e del particolare contesto internazionale. Al di là del suo attivismo finanziario, il profilo dell’Emirato in politica internazionale è in continua ridefinizione. Alleato di Washington, ospita l’imponente base aerea di al-Udeid e una stazione radar in banda X preposta alla difesa missilistica in chiave anti iraniana, ha a lungo mantenuto relazioni amichevoli con Teheran. Il suo dinamismo diplomatico è emerso nella mediazione tra le fazioni sudanesi, nella ricostruzione del Libano meridionale devastato dalla guerra del 2006, nella mediazione tra Hamas e Fatah, nel sostegno finanziario accordato ai governi nati dalle rivolte della Primavera Araba che rovesciarono i dittatori di Tunisia ed Egitto, nella partecipazione all’intervento NATO in Libia, nell’apertura di un ufficio di rappresentanza dei talebani afghani a Doha e nella posizione assunta contro il regime di Bashar al – Assad,  a favore dei ribelli siriani.
 
Il senso della visita a Gaza. Ufficialmente l’Emiro si è recato a Gaza per inaugurare un progetto di lavori pubblici del valore di 254 milioni di dollari. Haniyeh, leader di Hamas nella Striscia, ha parlato di 400 milioni di dollari. Il piano di investimenti prevede  lo sviluppo della rete stradale, la costruzione di un ospedale e di un nuovo quartiere residenziale. Un finanziamento che dovrebbe contribuire a creare migliaia di posti di lavoro e risollevare le condizioni economiche della popolazione. Dopo la vittoria di Hamas, Israele e l’ex Presidente egiziano, Hosni Mubarak, hanno imposto un blocco, terrestre e marittimo, delle frontiere di Gaza. Sia Egitto che Israele, da allora, hanno allentato alcune restrizioni, ma lo Stato ebraico vieta ancora tutte le esportazioni e limita le importazioni delle materie prime fondamentali.  
 
Il riposizionamento regionale di Hamas. Dopo aver mediato l’accordo, poi fallito, tra Hamas e Fatah nel febbraio di quest’anno, con la sua visita al-Thani si assicura un riposizionamento di Hamas tra le fila del fronte anti – Assad, sfidando apertamente il suo diretto competitor regionale, l’Iran. In realtà la rottura con “l’Asse della Resistenza” si era già consumata qualche mese prima. La dirigenza politica di Hamas (movimento sunnita), dopo essere stata cacciata dalla Giordania, ha fatto della Siria di Assad la sua base, iniziando a prenderne le distanze solo negli ultimi mesi a causa dell’intensificarsi della repressione messa in atto dal regime alawita ai danni della popolazione siriana, a maggioranza sunnita. Da qui la decisione di Khaled Meshal, capo dell’Ufficio politico di Hamas, di lasciare Damasco alla volta di Doha, capitale del Qatar, finanziatore dei ribelli. La denuncia del regime di Assad ha comportato un raffreddamento dei rapporti con l’Iran sciita, alleato chiave di Damasco e legato ad Hamas in chiave anti – israeliana, al di là del conflitto sciiti – sunniti. La rottura con Damasco e Teheran ha costretto Hamas a cercare nuove relazioni con i Paesi del Golfo, in una congiuntura politica  che ha visto, in quasi tutti i Paesi, l’ascesa della Fratellanza Musulmana, organizzazione madre di Hamas.
 
I dubbi di Fatah e la condanna di Israele. Nonostante al – Thani si sia espresso a favore di una riconciliazione tra le fazioni palestinesi, Mahmoud Abbas, leader di Fatah, che governa nella Cisgiordania, ha guardato alla visita dell'emiro con una certa preoccupazione. Pur elogiando l’impegno dell’Emiro per la ricostruzione nella Striscia, il leader dell’Autorità Nazionale Palestinese ha sottolineato la necessità di preservare l'unità del territorio palestinese e lavorare per porre fine alla divisione. Le dichiarazioni di Abbas riflettono il timore che il sostegno qatariota possa rafforzare la presa di Hamas e di Haniyeh a Gaza, rendendo Hamas meno incline a porre fine alla spaccatura politica palestinese. Un ulteriore rafforzamento di Hamas, anche a fronte del deludente risultato di Fatah nelle elezioni amministrative in Cisgiordania, compromettere l’ambizione nutrita dall'Autorità Palestinese di presentarsi come unico rappresentante dei palestinesi, anche in vista della richiesta del riconoscimento di status di non membro in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che dovrebbe essere presentata il prossimo mese. Boicottaggio anche da parte del Fronte democratico per la Liberazione della Palestina e del Partito Popolare Palestinese.
Mentre Israele ha condannato la visita dell’Emiro, gli Stati Uniti hanno reagito con cautela, definendo la visita una missione umanitaria e denunciando il ruolo destabilizzante di Hamas nei territori palestinesi.

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