Quando in Brasile l'occidente esportava le torture

Ecco chi dovete boicottare al prossimo mondiale di calcio

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Quando in Brasile l'occidente esportava le torture


 
di Diego Angelo Bertozzi

Puntuali arrivano i primi inviti dalla “rete” - luogo non fisico in cui si sviluppano progetti e processi egemonici – al boicottaggio degli ormai imminenti Mondiali di calcio in programma in Brasile. Tra le motivazioni diffuse c'è quella del sostegno a non ben specificati movimenti anticapitalisti contro l'oppressione dei media nazionali. Il sottoscritto, in proposito, ha pochi dubbi: ci troviamo di fronte all'ennesima operazione di “demonizzazione” di un Paese non troppo allineato con l'Occidente che, non potendo subire l'accusa di essere una dittatura sanguinaria, viene preso ai fianchi agitando parole d'ordine che una volta sarebbero state patrimonio della sinistra antimperialista. È forse un caso che la proposta coinvolga il Brasile parte integrante di quell'asse di governi progressisti latino-americani che hanno calato (anche se non del tutto) il sipario sulla famigerata "dottrina Monroe"? Proprio un Paese del gruppo "Brics", cioè di quel nucleo di potenze emergenti che spinge per una configurazione multilaterale del sistema internazionale, che ha lanciato la sfida al dominio neoliberista del Fmi, puntando alla costituzione di una Banca a sostegno dei Paesi in via di sviluppo, e a quello del dollaro Usa, da sostituire con un paniere composto da diverse monete? Io non credo.
 
Se proprio dobbiamo boicottare qualche Paese in vista dell'appuntamento calcistico, ho un suggerimento preciso: la Gran Bretagna (e qualche altro Paese occidentale). Mi chiederete: e che ha fatto Londra contro il Brasile? Per la risposta rinvio ad un articolo pubblicato in questi giorni dalla britannica Bbc. Articolo che ci riporta al periodo 1964-1985 quando il Paese carioca è sotto il tallone di ferro di una sanguinaria dittatura militare. La tortura, fino alla morte, di militanti dei partiti della sinistra, di guerriglieri (tra questi la odierna “presidenta” Dilma Rousseff) e dei sindacalisti è all'ordine del giorno. Ma c'e un problema: quelle morti non sono certo un bello spot per il Brasile baluardo dell'anticomunismo. Servono metodi di convincimento più democratici, meno rozzi e già messi in pratica nel civile e progredito consesso occidentale.

Ed ecco che i militari brasiliani – testimonianze e confessioni sono il risultato del lavoro della “Commissione della verità” istituita dal governo democratico – si rivolgono ai britannici e alla loro esperienza maturata in Irlanda del Nord. E così la “tortura psicologica” - non vi ricorda quanto accade a Guantanamo? - diventa il metodo preferito per estorcere confessioni e convincere alla delazione. Metodi come il “trespolo del pappagallo”  - legare il prigioniero ad un palo e a testa in giù per ore – le scosse elettriche, luce permanente, rumori assordanti per non fare dormire o riposare, sono spesso il frutto della consulenza britannica (“il posto migliore per imparare” secondo il colonnello Paulo Malhaes, uno dei torturatori più temuti). Ma non solo. Così spiega il prof. Glaucio Soares, dopo aver intervistato alcuni dei generali: “Molti di loro hanno detto di aver inviato agenti in Germania, Francia, Panama e Stati Uniti per imparare i metodi di interrogatorio, ma hanno elogiato il Regno Unito per il metodo migliore”. Rincara la dose nelle sue memorie il generale Aoyr Fiuza de Castro: “Gli americani insegnano,  ma sono gli inglesi i maestri nell'insegnamento di come strappare confessioni sotto pressione, tortura e in tutti i modi. L'Inghilterra è il modello di democrazia, dànno corsi per i propri amici”.
Allora, chi boicottiamo?

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