Rischio contagio

Cipro alla ricerca di un piano B entro l'ultimatum di lunedì della Bce

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Rischio contagio

di Alessandro Bianchi

Nove mesi dopo la richiesta ufficiale di aiuto da parte di Cipro, venerdì 16 marzo l'Ue ha offerto a Nicosia un piano da 10 miliardi di euro rispetto ai 17 richiesti. Chi ha la responsabilità ultima sul programma non è ancora chiaro sui tre elementi della troika, ma subito dopo il governo cipriota ha annunciato un impopolare risparmio forzoso sui depositi – con una tassa da 9,9% sui conti correnti superiori ai 100,000  euro ed una del 6,75% per quelli inferiori a quella soglia – per ottenere altri 5.8 miliardi di euro. Questa decisione ha decretato la bocciatura del Parlamento di Nicosia martedì 20 marzo, gettando il paese e l'eurozona nel caos. La data ultima per trovare i 5,8 miliardi necessari a sbloccare l'aiuto della troika ed impedire il collasso finanzio delle banche cipriote è stato fissato dalla Bce in lunedì prossimo, quando l'istituzione di Francoforte non garantirà più la liquidità a disposizione delle banche cipriote, potendo determinare l'uscita dall'euro da parte di Cipro. I principali banchieri ciprioti, tra cui il presidente di Bank of Cyprus, Andreas Artemis, hanno chiesto oggi Parlamento di accettare il prelievo forzoso sui depositi, con esenzioni per quelli più piccoli, per attuare il piano della troika ed evitare il collasso finanziario. 
 
Il piano B. Dall'ultimatum della Bce è iniziata la corsa contro il tempo da parte del governo cipriota del presidente Anastasiedis - che aveva promesso in tutta la sua campagna elettorale di adeguarsi alle richieste europee per evitare il fallimento bancario - per trovare un piano B. Con il ministro delle finanze cipriota Sarrissta che è tornato in patria dopo il fallimento delle trattative a Mosca, volte a negoziare una partnership nel settore energetico del paese in cambio di un nuovo prestito dopo quello d'emergenza da 2,5 miliardi di euro nel 2011, la soluzione per Nicosia quindi deve essere trovata nel weekend con la troika. Lo stesso primo ministro russo Dimitri Medvedev ha chiarito come le porte del Cremlino non siano tutte chiuse, ma prima Nicosia deve risolvere il suo rapporto con i partner europei. 
 
Il rischio contagio. La situazione di Cipro, un'economia che rappresenta solo lo 0,2% del Pil europeo e meno di un milione di abitanti, avrà gravi conseguenze nel lungo periodo su tutta l'eurozona. Otto mesi dopo che la Bce aveva ricreato una certa stabilità per l'intera area, con l'impegno del suo Segretario di promettere di impiegare tutta la sua bocca da fuoco per salvare la moneta unica, il rischio di destabilizzazione di una serie di paesi della zona euro torna quindi d'attualità. Senza una soluzione condivisa sulla vicenda di Cipro, aumenteranno il rischio di mancanza di liquidità per le banche anche di Spagna ed Italia e le riforme strutturali necessarie per l'Europa ad offrire strumenti credibili di lungo periodo non sono di possibile attuazione ora, con l'elezione in Germania prevista nell'autunno prossimo.
L'alternativa dagli esperti. Un approccio diverso, ampiamente condiviso, è quello offerto, prima della decisione dell'Euro gruppo di venerdì scorso, da Lee Buchheit e Mitu Gulati. Basato su tre elementi, quest'alternativa prevedeva, in primo luogo, la protezione di tutti i depositi assicurati senza alcuna tassa; in secondo luogo, i depositi superiori a 100,000 euro non assicurati rimpiazzati con azioni commerciabili della banca ristrutturata e con le rendite governative nel settore gas; infine, la maturità di tutti i titoli statali obbligazionari estesi per cinque anni, senza nessun taglio su interessi e rendite. Quest'approccio avrebbe permesso al paese di avere il tempo per ristrutturare il suo sistema finanziario, senza infrangere la sacralità dei conti correnti bancari. Grazie alle entrate del settore gas era così possibile la ristrutturazione riequilibrata in futuro.
Secondo l'Economist, l'Unione Europea con Cipro doveva pensare ad una strategia di lungo periodo, in grado di dare una soluzione per la soluzione definitiva della crisi dell'euro zona ed utilizzare il salvataggio di Nicosia come primo passo per la creazione dell'Unione bancaria. Lo scorso giugno i politici europei hanno concordato di utilizzare fondi di salvataggio per la ristrutturazione delle banche: ma da allora diversi paesi, compreso la Germania, hanno cercato di svincolarsi da quest'obbligo.
 
Che fare adesso? Nicosia è colpevole di aver permesso alle sue banche di crescere troppo ed arrivare ad avere bilanci l'800% del Pil nel 2011. Per quanto dolorosa possa essere per i contribuenti tedeschi sia salvare i depositi russi, un accordo che eviti il collasso finanziario delle banche cipriote ed impedisca all'isola di diventare uno stato offshore degli affari russi. Lasciare alla Russia di salvare Cipro, permettendo loro di ricapitalizzare le sue banche e garantirgli parte del suo settore gas, è una risposta, ma non la migliore. Per il futuro di Cipro le posizioni divergono: secondo Krugman, l'isola starebbe meglio se tornasse alla sua moneta nel minor tempo possibile, al contrario l'Economist di questa settimana lo considera il peggiore dei scenari possibili. Comunque, è certo che sarebbe un disastro economico per l'isola e la zona euro non deve ritenere che sia immune da contagio: la credibilità dell'irreversibilità dell'euro sarà distrutta.   
 
Una proposta concreta. La tragicomedia di Cipro deve essere l'atto finale di una conduzione fallimentare da parte delle istituzioni di Bruxelles, Francoforte e Berlino, dimostratesi incapaci di risolvere con successo la crisi della moneta unica. L'euro era visto come l'atto di un grande progetto politico, ma al momento appare come un matrimonio non voluto che si trascina. E' giunta l'ora di giocare l'ultima carta necessaria per evitare un divorzio doloroso, ma che, a queste condizioni, diventerà inevitabile e necessario.
E' ampiamente studiato nella teoria economica come un'unione monetaria non possa fronteggiare gli shock asimmetrici senza un bilancio federale. I paesi europei mediterranei devono ribaltare la loro posizione e porre quella pressione che i paesi del Nord gli hanno imposto con l'austerità. Possono farlo solo preparando insieme una bozza di revisione dei trattai europei, volta alla creazione di un bilancio federale. Il passo successivo deve essere quello di dichiarare ai paesi del Nord di essere disposti a continuare nelle misure di tagli ed austerità imposti solo dopo il loro impegno formale verso un'unione politica sul modello degli Stati Uniti. In caso di rifiuto, si smaschererebbe una volta per tutte le ambiguità di Berlino. Non si può continuare a far pagare un prezzo insostenibile ai paesi mediterranei attraverso misure inutili a risolvere i problemi di fondo della crisi. 

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