Russia: le Pussy Riot arrivate nelle colonie penali
Particolarmente duro soprattutto il campo di Mordovia noto per il racconto della nota attivista cecena Murtazaliyeva
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Le due ragazze del gruppo rock Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alyokhina, condannate a due anni per vandalismo motivato dall'odio religioso dopo aver eseguito una "preghiera punk" anti Putin in una cattedrale di Mosca, sono arrivate nei campi di prigionia assegnatele dal tribunale di Mosca. "Tolokonnikova è al campo di lavoro correttivo 14 in Mordovia e Alyokhina è al campo 32 a Perm", ha confermato l'avvocato delle ragazze, Violetta Volkova. "Non abbiamo informazioni ufficiali. Ho mie fonti, che hanno confermato la notizia", ha aggiunto Volkova. Il servizio di prigione russa è tenuto ad informare i parenti delle donne della loro posizione entro 10 giorni dal loro arrivo.
Il campo di Mordovia, luogo di destinazione della Tolokonnikova, è noto all’opinione pubblica grazie al racconto fatto dalla celebre attivista cecena Zara Murtazaliyeva, che proprio in quel carcere è stata reclusa. Struttura dove sarebbero all’ordine del giorno violenze e violazioni dei diritti umani nei confronti delle detenute. Entrambi i luoghi, che durante l'era sovietica ospitavano i campi Gulag, sono stati definiti “brutali” da diversi attivisti per i diritti umani. La scelta del regime di Putin di una condanna così severa è stato un chiaro segnale all'opposizione, in un momento in cui la sua autorità è sempre più in discussione. La scorsa settimana, la terza componente del gruppo, Ekaterina Samutsevich, è stata scarcerata dal tribunale di Mosca, non avendo preso parte all'esibizione perché cacciata fuori dalla chiesa ancora prima di riuscire a prendere la chitarra. Il legale della Samutsevich ha annunciato nei giorni scorsi che ricorrerà alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Le due Pussy Riot dovranno scontare due anni di carcere nelle colonie penali e la loro posizione è particolarmente delicata perché entrambe sono madri di due minori. Per il momento sono finite inascoltate le richieste fatte dalla difesa di procrastinare la condanna al periodo successivo al compimento dei quattordici anni da parte dei figli delle condannate.

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