Russia: Pussy Riot scarcerata fa ricorso alla Cedu
Samutsevich porta il regime di Putin davanti la corte di Strasburgo per violazione della libertà d'espressione
Yekaterina Samutsevich, l'unica componente del gruppo punk russo Pussy Riot scarcerata in appello, ha fatto ricorso davanti alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. Lo scrive venerdì il quotidiano Kommersant.
In liberta' vigilata dallo scorso 10 ottobre, Samutsevich accusa le autorità russe di aver violato il diritto alla libertà di parola e di averla incarcerata illegalmente. In particolare, l'avvocato dell'attivista, Irina Khurnova, ha definito l'arresto della sua assistita - lo scorso marzo, dopo la performance anti-Putin nella cattedrale di Mosca - una violazione della libertà d'espressione in evidente violazione "dell'articolo 10 della Convenzione europea che garantisce la libertà di parola". Il legale ha poi spiegato che un ricorso più dettagliato sarà presentato entro la fine dell'anno, ma ha già anticipato oggi a Reuters che i suoi diritti sono stati violati durante i sei mesi di custodia cautelare. In alcuni casi, la donna non avrebbe ricevuto i pasti e le sarebbe stato impedito di dormire. La Russia ha ratificato la “Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali” nel 1998.
Samutsevich e le sue compagne, Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova, erano state condannate a due anni di reclusione nell'agosto scorso per aver cantato una canzone irriverente contro il presidente Vladimir Putin in una cattedrale moscovita, in una vicenda che ha provocato proteste internazionali. Il processo d'appello ha poi concesso la liberta' vigilata a Ekaterina, che nel frattempo aveva cambiato avvocati, mentre ha confermato la pena per le altre due, che verranno presto trasferite in una colonia penale fuori Mosca.

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