Russia: respinto il ricorso di una Pussy Riot

Il tribunale di Perm nega la sospensione della pena a Mariya Alyokhina per occuparsi del figlio

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Russia: respinto il ricorso di una Pussy Riot

Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa mercoledì Rapsi, il tribunale russo del distretto di Perm ha respinto la richiesta di Mariya Alyokhina, una delle esponenti del gruppo punk Pussy Riot protagonista della preghiera anti-Putin nella cattedrale di Mosca, di essere liberata per poter occuparsi del figlio. In base alla legge russa, i giudici possono sospendere le sentenze nei casi di madri di ragazzi fino ai 14 anni e donne incinte. Anche Nadezhda Tolokonnikova, l'altra Pussy Riot attualmente in prigione, ha presentato un ricorso simile che dovrà essere valutato dalla Corte di Zubovo-Polyansky in Mordovia. La terza ragazza arrestata, Yekaterina Samutsevich, e' stata invece rilasciata perche' i suoi legali hanno dimostrato che fu fermata prima di partecipare alla ''preghiera punk'' contro il presidente russo. Tutte e tre erano state condannate a due anni di carcere. I giudici russi hanno respinto la richiesta avanzata da u di posticipare l’espiazione della pena, per poter prendersi cura del figlio piccolo.
Amnesty International ha dichiarato che questa sentenza del tribunale di Perm rafforza l'ingiustizia già applicata nei suoi confronti. "Siamo di fronte a un ulteriore simulacro di giustizia. Anzitutto, le tre Pussy Riot non avrebbero mai dovuto essere processate. La sentenza di oggi conferma ulteriormente che le autorità russe non fanno sconti nella soppressione della libertà d'espressione" - ha dichiarato David Diaz-Jogeix, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. "Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikova dovrebbero essere rilasciate immediatamente e senza condizioni e la condanna con sospensione della pena di Ekaterina Samutsevich dovrebbe essere annullata". Secondo Amnesty International, il processo nei confronti delle tre Pussy Riot è stato politicamente motivato e le imputate sono state condannate ingiustamente per quella che dev'essere considerata una legittima, seppur potenzialmente offensiva, azione di protesta. 

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