Si apre ad Istanbul la seconda conferenza internazionale sulla Somalia

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Si apre ad Istanbul la seconda conferenza internazionale sulla Somalia

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Si è aperta venerdì, a Istanbul, la conferenza internazionale di due giorni sulla crisi in Somalia. Il premier islamico turco Recep Tayyip Erdogan e il segretario dell'Onu Ban Ki-moon hanno accolto le delegazioni di oltre 54 Paesi - presente per l'Italia il ministro degli Esteri Giulio Terzi - che si incontrano per delineare le vie di uscita dall'attuale fragile fase di transizione verso una ipotetica stabilizzazione del paese dopo 20 anni di sanguinosa guerra civile. Presenti anche il presidente e il primo ministro somali di transizione Sheik Sharif Ahmed e Abdiwell Mughammed Ali, il capo della diplomazia britannica William Hague, il segretario dell’organizzazione degli stati islamici (Oci), Ekmeleddin Ihsanoglu e il presidente della Commissione dell’Unione Africana (Ua) Jean Ping. I grandi assenti saranno i rappresentati del Puntland e del Galmudug – regioni semi-autonome - che hanno ritirato la loro adesione all’ultimo momento.
La guerra civile in Somalia, in 20 anni, ha causato la morte di almeno 500mila persone, anche se altre fonti arrivano fino a 1,5 milioni di morti, oltre a 800mila profughi e 1,5 milioni di sfollati su una popolazione totale di 9,5 milioni. In un clima di anarchia interna, con il gruppo fondamentalista islamico legato ad Al Qaeda in grado di destabilizzare il fragile potere di transizione del governo di transizione con attentati terroristi continui e la presenza dei pirati rendono la soluzione della crisi somala una necessità impellente della comunità internazionale. Nella Conferenza di Londra del febbraio scorso erano state gettate le basi di una road map di stabilizzazione, perlopiù rimasti inattuatate.

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