Si stringe il cerchio intorno a Boko Haram
Il presidente nigeriano Goodluck Jonathan si appella agli Usa per l'attacco decisivo
1502
L’11 dicembre si è tenuto ad Abuja un vertice tra il presidente nigeriano, Goodluck Jonathan, e il capo del Comando delle forze statunitensi per l'Africa (AFRICOM), il generale Carter Ham. Il capo di Stato nigeriano ha sfruttato l’incontro per rivolgere un appello a Washington affinché sostenga gli sforzi del governo federale nella ricerca di una soluzione alle sfide poste dalle attività terroristiche compiute dal gruppo radicale islamico Boko Haram.
Boko Haram: gruppo terrorista? Nonostante un incremento delle attività terroristiche da parte del gruppo islamista registrate negli ultimi anni, il Dipartimento di Stato americano non ha inserito Boko Haram nel gruppo delle Foreign Terrorist Organizations (FTOs) ma solo tre dei suoi membri di più alto profilo: Abubakar Shekau, Abubakar Adam Kambar e Khalid al-Barnawi.
La decisione risale allo scorso luglio e riflette il desiderio di non elevare il profilo del gruppo. Nella classifica annuale dei paesi segnati dal terrorismo la Nigeria occupa il settimo posto. Il “Global Terrorism Index”, stilato dall’Institute for Economics and Peace, è calcolato in base al numero di attentati terroristici, il numero di morti e feriti e il livello di danni materiali. I quattro indicatori sono utilizzati per creare una media ponderata di cinque anni, che tiene conto degli effetti duraturi del terrorismo. Il nuovo ranking si riferisce al 2011, anno durante il quale in Nigeria sono stati registrati 168 attacchi terroristici con un bilancio di 437 morti e 614 feriti. Stando al conteggio tenuto da Associated Press, solo quest'anno Boko Haram è stato responsabile della morte di oltre 770 persone.
La decisione risale allo scorso luglio e riflette il desiderio di non elevare il profilo del gruppo. Nella classifica annuale dei paesi segnati dal terrorismo la Nigeria occupa il settimo posto. Il “Global Terrorism Index”, stilato dall’Institute for Economics and Peace, è calcolato in base al numero di attentati terroristici, il numero di morti e feriti e il livello di danni materiali. I quattro indicatori sono utilizzati per creare una media ponderata di cinque anni, che tiene conto degli effetti duraturi del terrorismo. Il nuovo ranking si riferisce al 2011, anno durante il quale in Nigeria sono stati registrati 168 attacchi terroristici con un bilancio di 437 morti e 614 feriti. Stando al conteggio tenuto da Associated Press, solo quest'anno Boko Haram è stato responsabile della morte di oltre 770 persone.
Recentemente, il Procuratore della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, ha anche accusato i militanti di Boko Haram di commettere crimini contro l'umanità, in particolare omicidio e persecuzione. L'ufficio del Procuratore ritiene che ci sia una "base ragionevole" per credere che Boko Haram abbia lanciato un "attacco diffuso e sistematico" che ha provocato la morte di più di 1.200 cristiani e musulmani, dalla metà del 2009.
La sfida al governo centrale. Dalla sua fondazione nel 2002 a Maiduguri, ad opera di Mahammed Yusuf, Boko Haram - che in lingua Hausa sta per “L’educazione occidentale è peccato” - ha progressivamente intensificato la sua azione fino a diventare la principale minaccia per la sicurezza e la stabilità della Nigeria. L’azione del gruppo è diventata più frequente e violenta con l’avvento di Abubakar Shekau alla guida del gruppo, dopo l’arresto e la morte di Yusuf, avvenuta mentre era ancora in custodia delle Forze di sicurezza.
L’azione della setta si concentra principalmente nel nord-est della Nigeria e la città di Maiduguri, nello Stato di Borno, è considerata la sua roccaforte. Il gruppo vanta presunti collegamenti internazionali con al-Qaeda nel Maghreb Islamico e la stessa al-Qaeda e molti dei suoi militanti hanno affinato le proprie abilità nei campi di addestramento in Mali e Mauritania, estendendo poi la rete terroristica in Niger, Sudan, Ciad e Somalia. Dall’attacco contro il Quartier Generale della polizia e la sede delle Nazioni Unite ad Abuja nel 2011, Boko Haram ha dimostrato di poter proiettare la sua azione fino alla capitale e, dando prova di un’accresciuta capacità operativa, ha inaugurato la sua stagione stragista. Obiettivo finale del gruppo è l’instaurazione della legge islamica su tutto il territorio federale. I suoi attacchi, a cadenza quasi settimanale, prendono di mira fedeli e luoghi di culto cristiani e membri e sedi delle Forze di sicurezza nigeriane. Tra gli ultimi: un raid contro il quartiere cristiano di Chibok, nello Stato di Borno, 170 km da Maiduguri, nel quale hanno ucciso una decina di persone, attacchi incendiari contro tre chiese e a una quarantina di edifici – tra cui la sede dell’ufficio immigrazione, la dogana e una sede della polizia - nella città di Gamboru Ngala, sempre nello Stato di Borno e un attentato contro la chiesa protestante di Sant’Andrea situata nel complesso militare di Jaji, nello Stato di Kaduna. L’attacco a Jaji ha avuto una certa risonanza dal momento che il compound ospita la sede dell’Armed Forces Command and Staff College, una delle più importanti scuole di formazione militare del Paese.
La strategia di Goodluck Jonathan. Preferendo una soluzione militare ad una politico-negoziale, per contrastare Boko Haram, il governo nigeriano, grazie all’assistenza logistica e materiale di Stati Uniti e Nazioni Unite, ha lanciato una grande offensiva contro il gruppo e ha costituito la Joint Task Force (JTF), un reparto interforze composto da unità provenienti da Esercito, Marina, Aeronautica, Polizia e reparto di Intelligence ( Security State Service). Privata dell’apporto di un processo politico coerente, la strategia adottata dal governo federale è stata più volte accusata di inefficacia e i numerosi episodi di arresti illegali, detenzione oltre i limiti consentiti dalla legge, esecuzioni extragiudiziarie, corruzione e tortura hanno esposto i membri dell’Esercito nigeriano all’accusa di violazione dei diritti umani. Nonostante le accuse di Amnesty International, a Corte de L’Aja ritiene che non vi sia alcuna indicazione che questi comportamenti rientrino in una "politica di Stato finalizzata ad attaccare la popolazione civile".
La minaccia resta regionale. Nonostante l’azione di Boko Haram continui ad essere frequente e letale, uno studio della Stratfor ha evidenziato come l’azione del governo abbia comunque ridimensionato le capacità del gruppo e la sua minaccia si stia progressivamente circoscrivendo ad una precisa aerea geografica, assumendo i tratti di una minaccia regionale più che nazionale o addirittura internazionale. Il rischio è però quello di una maggiore radicalizzazione della setta nelle aree del nord dove conserva maggiore libertà di azione.
Dall’attentato contro la sede delle Nazioni Unite ad Abuja, il gruppo non attacca un obiettivo internazionale dall’agosto 2011. Anche la capitale – a parte alcuni episodi come il recente attacco contro il Quartier Generale della Sars (Special anti-robbery squad) - sembra essere fuori dal raggio di azione del gruppo che si indirizza verso obiettivi isolati o periferici.
Mara Carro
Analista Responsabile Africa e Medio Oriente
maracarro@hotmail.it
maracarro@hotmail.it

1.gif)
