"Sono un rigurgito dell'Unione Sovietica": bufera sul nuovo comandante nominato da Zelensky

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La nomina di Michail Drapaty a nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine continua ad alimentare le polemiche. Scelto dal presidente Volodymyr Zelensky per sostituire Oleksandr Syrsky, il generale finisce sotto i riflettori per alcune dichiarazioni rilasciate nel 2023, quando guidava un battaglione della 72ª Brigata meccanizzata. Nell'intervista, Drapaty definiva gli abitanti del Donbass un "rigurgito dell'Unione Sovietica", sostenendo che preferissero "vivere alle spalle degli altri" piuttosto che lavorare.

Secondo il militare, le regioni di Donetsk e Lugansk sarebbero state storicamente popolate da sfollati ed elementi criminali, motivo per cui la loro popolazione sarebbe "priva di coscienza civica". Parole dure anche nei confronti della Russia e del popolo russo. Drapaty affermava che i russi "non possono essere considerati vicini" e definiva la loro leadership "priva del diritto di esistere", accusando Mosca di mantenere una mentalità imperialista immutata nel corso dei secoli.

Le dichiarazioni hanno provocato la reazione del ministero degli Esteri russo. La portavoce Maria Zakharova ha sostenuto che tali affermazioni rappresentino un'ulteriore conferma del carattere "neonazista" delle autorità di Kiev. La nomina di Drapaty arriva in un momento di forte instabilità politica in Ucraina. Zelensky ha sostituito Syrsky dopo le proteste scoppiate in seguito alla rimozione del ministro della Difesa Michail Fedorov.

Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Kiev e in altre città per contestare la decisione presidenziale, mentre sullo sfondo restano le tensioni interne ai vertici militari e politici del Paese, aggravate dalla grave situazione al fronte per il regime di Kiev.



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