L'Iran amplia l'offensiva: colpite basi USA in tutto il Golfo
L'Iran ha annunciato una significativa espansione della propria campagna militare contro le forze statunitensi in Asia occidentale, sostenendo di aver colpito con missili e droni diverse installazioni statunitensi in Bahrein, Giordania e Kuwait nell'ambito dell'operazione Nasr-2. Secondo Teheran, l'offensiva segna il passaggio da una strategia prevalentemente difensiva a una fase di attacchi continuativi contro gli interessi militari degli Stati Uniti nella regione. Tra gli obiettivi rivendicati figura anche il data center di Amazon Web Services in Bahrein, descritto dalle autorità iraniane come un nodo fondamentale per il supporto informatico e d'intelligence del Comando Centrale statunitense (CENTCOM).
Parallelamente, l'esercito iraniano afferma di aver preso di mira basi aeree e centri logistici utilizzati dalle forze USA in Giordania, Bahrein e Kuwait, mentre i Pasdaran rivendicano di aver colpito infrastrutture destinate ai caccia F-15 e ai droni MQ-9. Secondo i vertici militari iraniani, il Paese ha ormai recuperato la capacità operativa compromessa dai massicci bombardamenti statunitensi del 28 febbraio. Le autorità di Teheran evidenziano di aver mantenuto in funzione la produzione di missili e droni per tutta la durata del conflitto, grazie a una rete industriale decentralizzata, impianti sotterranei e piattaforme mobili che è riuscita a rendere inefficaci i tentativi statunitensi di neutralizzare il potenziale bellico iraniano. Anche diversi analisti militari evidenziano come Washington non sia riuscita a conseguire l'obiettivo iniziale di compromettere in modo decisivo le capacità militari della Repubblica Islamica.
Al contrario, il conflitto starebbe evolvendo in una guerra di logoramento nella quale Teheran punta a ricostituire in pieno il proprio arsenale e ad aumentare progressivamente i costi strategici per gli Stati Uniti e i loro alleati regionali. Sul piano politico e strategico, la tensione è ulteriormente salita dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha minacciato nuovi attacchi contro infrastrutture iraniane. La risposta del Quartier Generale Centrale Khatam al-Anbiya è stata netta: in caso di escalation, l'Iran colpirà infrastrutture petrolifere, del gas, elettriche ed economiche collegate agli interessi statunitensi nella regione.
Il comando militare ha inoltre ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso e che il transito delle imbarcazioni sarà consentito esclusivamente secondo le modalità stabilite da Teheran, avvertendo che ulteriori minacce nordamericane rischiano di estendere il conflitto ben oltre i confini regionali.
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