Sostegno politico all'ex primo ministro islandese Haarde

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 Nel processo contro l'ex primo ministro finlandese Geir Haarde, primo capo di stato a dover comparire davanti la giustizia in relazione alle azioni compiute durante la crisi finanziaria del 2008, martedì hanno testimoniato in suo favore rilevanti figure politiche del paese. David Oddsson, direttore della Banca centrale islandese ai tempi della crisi ed ora alla guida del principale giornale nazionale, ha dichiarato che il fallimento del settore bancario non era in nessun modo prevedibile. Anche Haarde, lunedì, all'inizio del procedimento penale a suo carico si era dichiarato innocente, affermando che “nessuno era stato in grado di predire che ci sarebbe stato un collasso finanziario in Islanda nel 2008”. Altra testimonianza quella di Björgvin Sigurðsson, l'ex ministro delle finanze, che ha difeso il governo Haarde, affermando che tutte le precauzioni necessarie in base alle informazioni esistenti erano state prese. Non mancano però, prese di posizione contrarie: Arnór Sighvatsson, membro di una commissione di stabilità finanziaria prima della crisi, ha affermato che già nel 2005 i disequilibri di liquidità e capitale finanziario in possesso delle banche rispetto all'economia reale lasciavano pensare ad una possibile crisi sistemica del settore.

Haarde rischia fino a due anni di carcere per non aver protetto il paese da un indebitamento eccessivo del sistema bancario. Durante il suo governo il settore ha registrato un aumento tale da superare di 10 volte il Pil nazionale e nel 2008 sono fallite le tre principali banche del paese, con il governo che ha deciso di estinguere arbitrariamente i debiti contratti con gl'investitori stranieri. 

I critici del processo sottolineano, infine, come il Parlamento, controllato ora dai partiti di centro-sinistra, abbia votato per aprire il procedimento contro Haarde, ma abbia rigettato la richiesta degli inquirenti contro i ministri socialisti allora nel governo.

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