Sudan: Due navi della Marina iraniana approdano a Port Sudan

L’invio delle navi segue il bombardamento della fabbrica d’armi a Khartoum

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Sudan: Due navi della Marina iraniana approdano a Port Sudan

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Il 29 ottobre, la 22esima flottiglia della Marina della Repubblica Iraniana, composta dal cacciatorpediniere “Shahid Naqdi” e la portaelicotteri “Kharg”, è approdata a Port Sudan, dopo essere salpata lo scorso mese da Bandar Abbas, nell’Iran meridionale. L’invio delle navi segue di  alcuni giorni il bombardamento di una fabbrica d’armi avvenuto a sud della capitale Khartoum. Il Governo sudanese aveva prontamente accusato Israele. Scopo della visita, come precisato dall’agenzia di stampa iraniana, è quello di "trasmettere un messaggio di pace e di amicizia verso i Paesi della regione e di fornire sicurezza in mare alla luce del terrorismo marittimo". 
Il portavoce dell'Esercito sudanese, colonnello Khalid Saad, ha riferito che “l'invio delle due navi  iraniane in Sudan è in linea con il consolidamento delle relazioni tra i due Paesi”. Saad ha aggiunto che il gesto “contribuirà a espandere ulteriormente le relazioni politiche, diplomatiche e di sicurezza” e  che l’occasione servirà agli ufficiali sudanesi per studiare l'hardware e le tecnologie avanzate in possesso della Marina iraniana. Durante una visita a Teheran lo scorso agosto, lo presidente Omar al-Bashir aveva descritto il rapporto tra il Sudan e l'Iran come "profondamente radicato". 
Il Ministro degli Esteri sudanese, in merito al raid contro il complesso di al-Yarmouk , ha negato che la fabbrica producesse armi per Iran, Siria, Hamas o Hezbollah. Diverse organizzazioni internazionali, tra cui il Movimento dei Non Allineati (NAM), hanno condannato il recente raid aereo sulle strutture militari sudanesi. Nella dichiarazione, il NAM, dando per certa la responsabilità di Israele, ha sottolineato il suo impegno al rispetto per la sovranità, l'unità, l'indipendenza e l'integrità territoriale del Sudan, condannando l'attacco condotto dallo Stato ebraico. “L'aggressione è una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite e una chiara violazione dei principi nazionali di sovranità e integrità”, si legge in un comunicato. 
Alcune evidenze satellitari mostrerebbero dei crateri in prossimità della fabbrica, compatibili con un bombardamento. Israele, che non ha né confermato né smentito il raid, accusa il Sudan di essere un hub per il traffico di armi in tutta la regione e in uscita verso i gruppi militanti che operano nella Striscia di Gaza e in Libano. 

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