Sul tormentone #maglietterosse

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Magliette rosse per chiedere l’”apertura dei porti”. Peccato che nessuno, tra i maître à penser della “sinistra” (tra i quali spicca il Segretario di Rifondazione Comunista) che hanno promosso l’iniziativa, si domandi perché negli ultimi 9 anni (fonte UNHCR), con i nostri “porti aperti” e il PD al governo, le persone annegate siano state almeno 10.000.

Si, ma allora che fare?

Asseriva Ambrose Bierce: “Un cinico vede le cose come realmente sono e non come dovrebbero essere.” E allora che si abbia l’onestà di dire che se oggi sono centinaia di migliaia i disperati che si riversano sulle nostre coste, questo dipende – oltre, ovviamente, dalla miseria e dalla guerra che attanaglia la stragrande maggioranza di questi – dalla loro certezza che saranno, comunque, accolti, fossero pure persone che non avrebbero alcun diritto. E questo grazie all’abominevole inefficienza di strutture quali le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.  “Inefficienza” per modo di dire perché tre anni per esaminare una pratica, che all’estero richiede qualche giorno, e pochissime effettive espulsioni significa far crescere a dismisura – oltre alla xenofobia - un insostenibile,  e spesso criminale, business dell’accoglienza.



Ma non è solo il malaffare a impedire un efficiente sistema dell’accoglienza considerando che c’è chi – magari in nome di rispettabilissime considerazioni umanitarie – pretende  per chiunque metta piede in Italia (anzi, per chiunque metta piede in una Libia dipinta come un campo di sterminio) il diritto di essere accolto da noi. Una proposta ragionevole? Crediamo di no. La tragedia dell’esodo di milioni di disperati deve essere affrontata con ben altre risposte. Ad esempio scendendo in piazza contro le spoliazioni imperialiste e contro le guerre e l’affamamento tramite sanzioni che l’Occidente sta imponendo al resto del mondo. E anche con una corretta gestione dell’accoglienza che preveda rapide e certe espulsioni.
Chi non vuole riflettere su questo, continui a baloccarsi con le magliette rosse.
 
Francesco Santoianni
 
Articolo già pubblicato su pecora rossa.it
 
 
 
 
 
 

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