Syriza cambia già la sua proposta sul debito

La forza propulsiva iniziale sembra rientrata e il nuovo governo greco non parla più di cancellazione del debito

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Syriza cambia già la sua proposta sul debito


Il Financial Times e Bloomberg riportano come il governo greco, dopo l'opposizione chiara della Germania e della Bce (i padroni in Europa) alla richiesta della cancellazione del debito, abbia ormai deciso di cambiare strategia. 
 
Il Financial Times, in particolare, riporta che il ministro delle finanze Yanis Varoufakis non chiederà più la cancellazione dei 315 miliardi di euro di debito estero del paese, ma un “menu di debt swaps” per allegerire il carico e l'immissione di due nuovi bond: il primo legato alla crescita economica nominale, che rimpiazzerebbe il programma di salvataggio europeo; e il secondo, denominato “bond perpetuo”, rimpiazzerebbe quelli posseduti dalla Banca Centrale Europea.
 
Naturalmente sorge subito il problema, sottolinea Zero Hedge, che il cambiare forzatamente la denominazione del debito rappresenta esattamente quello che le agenzie di rating definiscono come un “Avvenimento da default” e quindi qualcosa a cui la Bce non accorderà mai la sua protezione. Del resto, anche il governo greco sa benissimo che si tratta di “un taglio del debito detto in altro modo”, ma spera che l'Europa non se ne accorga. Varoufakis ha dichiarato che la sua proposta per un debt swap sarebbe una forma intelligente di ingegneria del debito che eviterebbe l'utilizzo di termini come taglio, politicamente inaccettabile in Germania ed altri paesi creditori perché suonerebbe come una perdita per i contribuenti. Per avere successo questo piano, la Troika deve quindi corrompere Moody's e S&P per evitare che esprimano giudizi.
 
La questione di legare il debito alla crescita, prosegue Zero Hedge, solleva la questione di cosa accadrebbe se il Pil greco dovesse continuare a diminuire. L'Europa pagherebbe tassi d'interesse negaitivi alla Grecia?, ironizza. Due sono i problemi principali per questa proposta: il primo, sollevato da Rueters, è che i principali economisti al mondo si sono dichiarati favorevoli al concetto di legare i bond al Pil per impedire ristrutturazioni socialmente drammatici come in Argentina e in Grecia. 
 
Ma per gli investitori non sarebbe mai accettabile e si tratta solo di un esercizio accademico, avanzato recentemente anche dalla Bank of England e dal FMI, ma “non credo che avremo mai nel mondo diffusi dei bond legati al Pil”, ha dichiarato Mark Dowding di Bluebay, uno dei principali bond fund europei.
E questo perché gli investitori, in questo caso, sarebbero tranquilli, non soggetti ad un taglio in stile greco sui loro possedimenti. Ma gli acquirenti di bond chiederebbero un ritorno alto a sufficienza per annullare gli altri benefici tipici dei bond sovrani nell'emissione di questo strumento. “Conosco diverse persone che comprerebbero questo tipo di bond, ma nessuno li accetterebbe senza un compenso significativo per le incertezze dei flussi del Pil”, ha dichiarato Gabriel Sterne di Exotix.
 
E il secondo problema, prosegue Zero Hedge nella sua analisi, è che la Grecia, come l'Argentina, possiede già garanzie legate al suo Pil: le securities. Come fu in Argentina, hanno già fallito miseramente nell'evitare due default.  
Sia l'Argentina che la Grecia hanno offerto garanzie legate al Pil per addolcire ed incoraggiare i possessori di bond per prendere misure drastiche sui loro portafogli. E' l'equivalente di ricevere equity in una ristrutturazione aziendale.  Nel caso della Grecia, gli investitori hanno attribuito un piccolo valore alle garanzie all'inizio, ma, con gli scenari del Pil del paese che sono migliorati, il commercio in queste securities si è ripreso e, dopo esser state ad un minimo di 25 centesimi nei primi mesi della ristrutturazione del paese, sono ora cinque volte questo valore”. 
 
Inoltre, i governi sarebbero meno intenzionati a costruire significative protezioni di bond collegati in un buon clima economico, dato che sarebbero più costosi. E una volta che le garanzie legate al Pil sono divenute una parte significativa dei bond argentini, per esempio, gli investitori hanno iniziato a temere che i lpaese non sarebbe stato in grado di ripagare.
 
Inoltre, prosegue Zero Hedge, il “taglio che non è un taglio” di Varoufakis presupporrebbe un surplus dopo il pagamento degli interessi dell'1-1,5% del Pil, anche se questo significa mandare all'aria tutto il programma elettorale del neo governo. E sarebbe il primo caso nella storia dell'economia che un paese vuole far coincidere un surplus di bilancio ad un passo dal default senza fondi esterni come ha spiegato CFR:

 
Ironicamente, quindi, promettendo di preservare un surplus di budget, la Grecia sta minacciando la Troika che potrebbe essere costretta al default in ogni momento e quindi intende preservare la sua capacità di indebitamento. E quindi, conclude Zero Hedge, la proposta di Atene è chiaramente un nuovo non-inizio per l'Europa. Atene ha comunque deciso di assecondare gli ultimatum dell'Europa e, in questo modo, finirà molto brevemente per accettare le richieste della Troika, camuffate magari con altre parole. Lo stallo con la Bce rientrerà molto presto, ha precisato il nuovo ministro delle finanze.

Quello che il governo Syriza sta proponendo è di continuare lo status quo precedente nella sostanza ma “con altre parole”
. Non vi è mai stata alternativa, del resto, per Syriza tra questa opzione status quo e il default con uscita dall'euro per rispettare quanto detto in campagna elettorale. Un tradimento del programma elettorale non sarebbe solo un colpo mortale alle speranze di vita della popolazione greca, ma una ferita indelebile nel cuore di tutta l'Europa del sud. 

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