Testimonianze di migranti venezuelani che sono tornati in patria

Intanto i media del mainstream continuano martellare l’opinione pubblica raccontando di un esodo di massa dal Venezuela

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Testimonianze di migranti venezuelani che sono tornati in patria



di Fabrizio Verde
 

«Si tratta di sopravvivere. Qui non stiamo bene (in Perù), sopravviviamo, ma ci fanno pensare che stiamo meglio», afferma una donna che ha fatto ritorno in patria, in Venezuela, grazie al programma ‘Plan Vuelta a la Patria’ voluto dal presidente Maduro e dal governo bolivariano per quei cittadini venezuelani emigrati all’estero e colpiti da sfruttamento e xenofobia. 


Leggi anche: Venezuela, il caso dei 100 emigrati in Perù che il governo ha aiutato e rimpatriato gratuitamente


La donna fa parte del gruppo di quasi cento migranti venezuelani in Perù tornati in patria grazie all’intervento del governo bolivariano. Il governo in un comunicato stampa ha spiegato che i migranti sono entrati hanno richiesto assistenza tramite l’ambasciata in Perù, paese dove sono stati sottoposti a «umiliazioni, trattamenti crudeli e disumani, xenofobia e crimini d’odio». 
 


La giornalista di teleSUR, Madeleine Garcia, attraverso un video diffuso tramite il proprio profilo Twitter ha documentato l’emozionante momento dell’atterraggio a Caracas. I migranti di ritorno in patria dapprima si lasciano andare a un applauso liberatorio, poi intonano l’inno nazionale venezuelano: Gloria al Bravo Pueblo. 

 

«Non ho mai trovato lavoro, facevo il venditore ambulante e mi sono guadagnato da vivere», afferma un giovane ragazzo anch’egli beneficiario del programma, in un video pubblicato su YouTube e diffuso tramite un tweet dal ministro degli Esteri del Venezuela Jorge Arreaza. 

 

Un altro giovane afferma: «pensavo che tutto era perfetto come descritto sui social media, tutto sembra bello, le persone ti dicono di partire e trovare un posto lì, ma no. Ho ricevuto porte sbattute in faccia per il solo fatto di essere venezuelano. Se tutto va male è colpa del venezuelano». 

 

Dalle testimonianze, inoltre, si evince come i migranti venezuelani abbiano subito forti discriminazioni all’estero. «Erano infastiditi ogni volta che ci vedevano vendere, dicendoci che stavamo rubando clienti a loro», racconta una donna tornata in patria insieme al marito con cui aveva deciso di lasciare il Venezuela. 

 

Molti di coloro che hanno fatto ritorno in patria hanno affermato di non voler lasciare di nuovo il paese e hanno criticato la campagna che si sta svolgendo in merito alla migrazione dei loro connazionali. «So che il presidente si prenderà cura di noi», afferma una giovane donna di ritorno dal Perù insieme al suo bambino. 
 


Il ministro Arreaza ha sottolineato come il Venezuela sia sempre stato un paese accogliente, e meta per tanti migranti espulsi da neoliberismo, guerre e dittature sanguinarie dai propri paesi d’origine. 

 

«Nel nostro paese vivono 6 milioni di fratelli colombiani, 600.000 fratelli ecuadoriani e più di 500 mila peruviani, che abbiamo accolto con generosità nella loro condizione di sorelle e fratelli della Patria Grande, offrendo loro cure mediche, istruzione gratuita e tutti i benefici che questa rivoluzione bolivariana fornisce a tutti allo stesso modo, sono giunti in questa Terra in fuga da guerra, paramilitarismo, miseria e fame, qui abbiamo dato loro il paese che oligarchie, l'esclusione e la violenza gli ha negato nel luogo di nascita; questo contrasta, in maniera abissale, con quello che i nostri compatrioti oggi rimpatriati riferiscono», si legge in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri di Caracas. 

 

Intanto, nel circuito mediatico mainstream non si trova traccia di questa storia e delle testimonianze dei rimpatriati dal governo. Anzi, in perfetto stile post-verità, i media del mainstream continuano martellare l’opinione pubblica raccontando di un esodo di massa dal Venezuela. L’obiettivo è palese: bisogna far credere che Caracas si trovi nel bel mezzo di una crisi umanitaria. Passaggio propedeutico a qualsiasi tipo di intervento per rovesciare il governo bolivariano. 

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