Turchia: continuano gli scontri con i ribelli del PKK al confine iracheno

Nove soldati ed un numero imprecisato di ribelli curdi sono morti negli scontri, intensificatosi con il caos politico in Siria

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I ribelli del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) hanno attaccato alcune postazioni militari nella cittadina turca di Beytussebap, vicino al confine con l'Iraq, uccidendo nove soldati. La notizia è stata diffusa dall'agenzia stampa Anadolu, a cui il governatore Vahdettin Okzan ha riferito che negli scontri, iniziati ieri sera, è rimasto ucciso anche un numero imprecisato di ribelli. Negli ultimi mesi il Pkk ha aumentato il numero degli attacchi, secondo Ankara i ribelli stanno sfruttando il caos in Siria per pianificare lì le loro azioni. Negli ultimi mesi Ankara ha lanciato una vasta offensiva terrestre ed aerea nella regione, soprattutto in seguito delle informazioni secondo cui parte della guerriglia curda avrebbe preso il controllo del nord della Siria, in alleanza con i ribelli anti Assad. Secondo quanto riportato lunedì dai media turchi, il 5 agosto, un gruppo armato del partito dei lavoratori curdo ha attaccato un posto di guardia delle forze di sicurezza turche, situato nella provincia di Hakkari, sud-est di Turchia, e sarebbero almeno ventidue i morti nei pesanti scontri scoppiati successivamente tra l'esercito di Ankara ed i guerriglieri del PKK. 
 Le autorità turche hanno preso di mira in particolare il partito comunista curdo (KCK), considerato la mente operativa delle azioni del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK); ed accusato, in particolare, di fomentare la ribellione nel sud della regione. Dal 2009, circa 700 persone sono state arrestate per presunti  legami con il KCK. Secondo fonti curde, la cifra arriverebbe addirittura a superare i 3 mila. La notizia segue un importante rapporto dell'intelligence che confermava come il regime siriano abbia ripreso a sostenere il Pkk, per ritorsione all'ostilita' della Turchia nei confronti del regime di Damasco. Secondo il rapporto, componenti del Pkk possono muoversi liberamente all'interno della Siria, portare armi e lanciare campagne propagandistiche contro la Turchia. In passato, oltre a dare protezione a Abdullah Ocalan, il leader del Pkk ora all'ergastolo in Turchia, Damasco consentiva ai terroristi curdi di addestrarsi per compiere attacchi in territorio turco.

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