Turchia: l'opinione pubblica raffredda i venti di guerra

Erdogan costretto a cambiare i toni con la Siria dopo diverse manifestazioni pacifiche in tutto il territorio

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Turchia: l'opinione pubblica raffredda i venti di guerra

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Dopo l’attacco siriano di mercoledì, la Turchia è divisa fra un governo che cerca di accelerare i preparativi di guerra e l'opinione pubblica che contesta qualsiasi tipo d'intervento armato. Il parlamento di Ankara ha autorizzato ieri il premier Erdogan a operazioni militari oltre confine se si ripeterà un episodio come quello che ha visto colpi di mortaio cadere su Ackakale, in terra turca, e uccidere cinque persone. È in realtà un atto formale, perché senza autorizzazione le forze armate non potrebbero mai attaccare oltre confine, e puramente a scopo difensivo."Noi non vogliamo entrare in guerra ma Damasco non sfidi la nostra determinazione", ha avvertito Erdogan dopo che nuovi tiri di artiglieria hanno colpito in Siria, a Rasm al-Ghazal, dove secondo una Ong siriana sarebbero rimasti uccisi «numerosi soldati siriani».  
Nel paese, intanto, l'opinione pubblica ha espresso la sua forte opposizione ad un intervento armato.Ad Ankara, mentre i deputati erano riuniti per votare, una manifestazione spontanea si è radunata davanti al Parlamento, urlando slogan contro la guerra e contro l’esecutivo islamico-moderato di Erdogan. La dimostrazione è stata dispersa dalla polizia. Governo contestato anche a Akcakale, la località vicino al confine dove ci sono state le cinque vittime del fuoco siriano. Il ministro per il Welfare, Faruk Celik, è stato fischiato dai manifestanti, assieme ad alcuni ufficiali dell’esercito. E ieri sera si è riempita di dimostranti anche di Piazza Taksim, nel centro di Istanbul. Un sondaggio del quotidiano Hurriyet ha mostrato che i contrari alla guerra oscillano fra il 55 e il 65%. Erdogan punta a farsi eleggere presidente nel 2014 e non può sottovalutare i sondaggi che mostrano come il 63% dei turchi disapprovava la gestione della crisi siriana. L’opinione pubblica è preoccupata dai disordini provocati dai 90 mila profughi siriani e dalla recrudescenza della lotta separatista del Pkk. Situazioni sfuggite di mano al governo, secondo molti analisti,per la cattiva gestione della crisi siriana.
Dopo la solidarietà espressa mercoledì sera dalla Nato, ieri si è riunito il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma la bozza di risoluzione è stata bloccata dalla Russia, che vuole anche una condanna della rappresaglia turca, mentre il segretario generale Ban Ki-moon ha chiesto la «massima moderazione» a tutte e due le parti. E lo stesso ambasciatore siriano al Palazzo di Vetro, Bashar Jaafari, ha ribadito che «la Siria non cerca nessun conflitto con i Paesi vicini». 

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