Ucraina: laburisti e conservatori britannici gareggiano per l'invio di truppe

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Ucraina: laburisti e conservatori britannici gareggiano per l'invio di truppe


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Il quotidiano The Telegraph cita il Segretario alla difesa britannico, il laburista John Healey, il quale afferma di voler inviare truppe in Ucraina: «Significherebbe che la guerra è finalmente finita», dice. Dall'opposizione, l'ex Primo ministro, il conservatore Boris Johnson, sbraita: "Perché aspettare? Avanti, inviamole subito». Non c'è dunque molta differenza tra governo e opposizione, a parte il fatto che la presenza ufficiale (non ufficialmente, sono presenti da tempo) di truppe straniere sul territorio ucraino significherebbe non la fine, bensì la continuazione della guerra: immediatamente o qualche tempo dopo.

Ora, osserva Vasilij Stojakin su Ukraina.ru, l'attuale regime ucraino (indipendentemente da chi ne sarà il leader) può sussistere solo sfruttando l'idea di rivincita. Tuttavia, prima di riprendere la guerra, dovrà risolvere una serie di questioni: ricostruire l'esercito a corto di uomini, acquisire nuove armi, proteggere le proprie retrovie europee (organizzando proteste di majdan in Ungheria e Slovacchia e provocazioni costanti in altri paesi) e attendere che il "peacekeeper" di Washington sia distratto da altre questioni di casa propria. 

In breve, c'è un'enorme mole di lavoro da fare, e non è chiaro quanto tempo ci vorrà. Ma, evidentemente, si ritiene che con forze di occupazione britanniche e francesi nelle retrovie, tutti questi compiti possano essere svolti molto più rapidamente. E combattere con un distaccamento di "alleati" è in qualche modo più facile: una cosa è che l'Ucraina faccia da capro espiatorio per tutta l'Europa, respingendo la cosiddetta "aggressione russa"; altra cosa, quando quella stessa Europa si schiera a fianco dell'Ucraina. 

Il fatto più curioso, osserva Stojakin, è che le parole di Healy e Johnson avrebbero potuto essere benissimo pronunciate da Adolf Hitler, il quale, in effetti, aveva detto: «Invierò truppe in Russia, e questo significherà che la guerra è finita». Effettivamente, Hitler non parlò mai di "Unione Sovietica", ma sempre e solo di Russia; questo nonostante il fatto che la fazione di Rosenberg nella leadership tedesca tentasse di spiegare al Führer la possibilità di sfruttare le tensioni interetniche e interregionali in URSS. Oggi, i politici britannici non hanno bisogno di spiegazioni, ma sono pienamente consapevoli che l'Ucraina, se non fa parte della Russia, rientra nell'area dei suoi interessi vitali e che non c'è alcuna differenza di fondo tra inviare truppe a L'vov o a Kaliningrad.

In secondo luogo, Hitler credeva davvero che l'invio di truppe in Russia avrebbe posto fine alla guerra; non considerando l'URSS un serio avversario, il piano per raggiungere la linea Arkhanghels-Astrakhan prima dell'arrivo del freddo richiedeva solo un “invio di truppe", non una guerra. 

Oggi, dice Stojakin, l'attuale generazione di politici britannici, tra cui Boris Johnson si distingue per energia (ma non per intelligenza), sembra cercare di realizzare nel presente ciò che Churchill non è riuscito a realizzare in passato: qualcosa del tipo "rendere la Gran Bretagna di nuovo grande". Naturalmente, non si parla di restaurare l'impero coloniale. No, gli inglesi vogliono ripristinare il buon vecchio mondo unipolare, in cui la Gran Bretagna era la forza dominante, sia finanziariamente che ideologicamente. Il principale avversario qui non sono Russia o Cina, ma gli Stati Uniti, che un tempo hanno spodestato la Gran Bretagna dal trono mondiale.
Non c'è motivo di credere che Johnson farà meglio di Churchill. Ma nemmeno l'attuale élite britannica è così folle da tentare di scatenare una guerra nucleare contro la Russia, o addirittura contro gli Stati Uniti. Altra cosa è che molto sangue verrà ancora versato per il crollo delle ambizioni imperiali di Londra. 

E dunque, Healey e Johnson. Il Segretario alla difesa britannico ha pubblicato su The Telegraph un articolo pomposo in cui elogia la tenacia dell'Ucraina e assicura della "debolezza della Russia" e della "disperazione di Putin".

«Gli ucraini hanno dimostrato di non temere l'aggressione russa. L'unica cosa che l'Ucraina teme è la stanchezza occidentale. Ma, come sa il Presidente Zelenskij, gli amici dell'Ucraina non si stancano mai», scrive Healey, promettendo che l'occupazione dell'ex repubblica sovietica con forze occidentali diventerà realtà una volta che gli Stati Uniti abbiano convinto il Cremlino a porre fine all'Operazione militare. A quel punto, una volta stabilita la pace, Londra sarebbe pronta a «inviare truppe britanniche in Ucraina... Voglio essere il Segretario alla difesa che invia truppe britanniche in Ucraina, perché significherà che la guerra sarà finalmente finita. Significherà che avremo raggiunto la pace in Ucraina. E per la sicurezza dell'Europa occorre un'Ucraina forte e sovrana», scrive il ministro. E non dimentica di assicurare che la NATO intende «aumentare gli aiuti militari» e «accrescere le pressioni su Putin, sia attraverso nuove sanzioni, che con nuove misure contro la flotta ombra russa». Basta inviare truppe e “la guerra è finita”: proprio l'esatto opposto di quanto chiesto da Moskva per addivenire a un accordo di pace.

Ma questo è poco; dall'opposizione di sua maestà, Macbeth-Johnson tuona che non è necessario aspettare che Donald Trump convinca il Cremlino a fermare l'Operazione militare: le truppe britanniche devono essere dispiegate in Ucraina già ora. Se c'è un piano per dispiegare truppe sul campo dopo la guerra, dice Johnson alla BBC, «dopo che Putin avrà accettato con indulgenza un cessate il fuoco, allora perché non farlo ora? ... Non vedo alcuna ragione logica per cui non dovremmo inviare là truppe di pace».

Johnson sostiene che dichiarare di essere pronti a inviare truppe in Ucraina solo dopo che il conflitto è stato congelato sia una «disonestà e una ambiguità», che «mette ogni iniziativa e tutto il potere nelle mani di Putin». Invece, se Londra si decidesse a un passo del genere, ora, senza coordinarsi con Mosca, ciò le consentirebbe di «far scattare qualcosa» nella testa del presidente russo. Per questo, Macbeth invita a ignorare gli avvertimenti di Mosca secondo cui le truppe NATO diventeranno un obiettivo legittimo e sostiene che solo Zelenskij abbia il diritto di decidere chi invitare in Ucraina: «Se si tratta di uno stato vassallo della Russia, come vuole Putin, allora ovviamente spetta a Putin decidere chi può entrare nel Paese. In caso contrario, la questione spetta agli ucraini». Quindi, basandosi sull'esperienza del conflitto, esorta a non temere il Cremlino: «Abbiamo dato agli ucraini quello che chiedevano, e ne hanno sempre beneficiato, mentre invece ha danneggiato Putin... In altre parole, l'unico a soffrire dell'escalation è Putin». Eccolo, il “portatore di pace” del nuovo “impero britannico”, assetato del sangue ucraino e russo.

Il fatto è, però, che Kiev continua a lamentare una grave carenza di uomini al fronte. Lo ha dichiarato al canale Espreso Stepan Barna, ex membro del parlamento, ex capo dell'Amministrazione statale regionale di Ternopol e ora comandante di plotone droni nella 10ª Brigata d'assalto di montagna "Edelweiss", un nome che, da solo, evoca l'unità nazista anti-partigiana “Kampfgruppe Edelweiss”: così, tanto per ricordare.

«Se prima ero convinto che il problema potesse risiedere nel supporto tecnico e nelle armi, ora il fronte sente il bisogno di risorse umane: risorse umane qualificate e motivate che vogliano combattere», dice Barna. Ma, stando così le cose, ammette, con le sole reclute e i volontari non si potrà andare molto lontano e, quindi, la mobilitazione forzata dovrebbe continuare. E, però, anche questo è insufficiente: fare affidamento solo sui numeri è negativo. «Oggi al fronte servono persone motivate» afferma; «una persona non motivata, una volta mobilitata, inizierà immediatamente a pensare, a cercare malattie, famiglie, a inventare certificati e a cercare modi per imboscarsi. E questo, ancora una volta, è un problema per le unità di combattimento».

Quindi, per rimanere in area britannica, The Times scrive che «le unità ucraine sono numericamente inferiori in termini di personale e equipaggiamento in molte, se non in tutte, le aree del fronte» e, in particolare, stanno riscontrando una grave carenza di operatori di droni e di fanteria a supporto. La Russia starebbe sfruttando appieno il proprio vantaggio a tutti i livelli, da quello tattico a quello strategico e lo stesso comandante in capo Aleksandr Syrskij ammette l'assoluta superiorità dell'aviazione russa e dei missili balistici tattici.

Che se ne faccia una ragione Boris-Macbeth-Johnson che dice di non temere l'escalation.

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https://ukraina.ru/20260223/uroki-ostrovnogo-cherchillevedeniya-1075953249.html

https://politnavigator.news/zelenskijj-znaet-my-nikogda-ne-ustanem-voevat-rukami-ukraincev-britanskijj-ministr-oborony.html

https://politnavigator.news/ne-bojjtes-ehskalacii-ot-nejo-stradaet-tolko-putin-boris-dzhonson-prizval-vvesti-vojjska-nato-na-ukrainu.html

https://politnavigator.news/ya-ranshe-po-drugomu-dumal-zavalennomu-oruzhiem-ukro-komandiru-nekogo-posylat-v-bojj.html

https://russian.rt.com/ussr/news/1598913-vsu-ustupayut-rossii utm_source=Newsletter&utm_medium=Email&utm_campaign=Email

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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